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SCUOLA/ Attenti ai "catechisti" travestiti da insegnanti

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Melania Mazzucco, autrice di "Sei come sei" (Infophoto)  Melania Mazzucco, autrice di "Sei come sei" (Infophoto)

Questi che trasformano la scuola, come ha detto un mese fa il cardinal Bagnasco, in un «campo di rieducazione», e lo fanno per nascondere la loro incapacità di fare esperienza della letteratura: per loro il Canzoniere e l'Eneide sono lontani dall'attualità ed è meglio affrontare le tematiche degli adolescenti con libri non si sa se immensi o mediocri ma che vengano dai giri giusti; per loro la letteratura insegna ma non è; loro i libri non li leggono, loro devono farsene qualcosa. E giù gli incontri sulla legalità, sul femminicidio, sull'orientamento sessuale, sull'integrazione. 

Ma non si può leggere la Mazzucco per convertire gli omofobi, come non si può leggere Dante per convertire gli atei. Che poi leggendo Dante qualcuno si converta pure, è una conseguenza dell'esperienza artistica della Commedia; altrimenti si faceva prima ad andare a messa. Quando il governatore del Lazio Zingaretti afferma che quello è «un libro contro l'omofobia», mi dà un buon motivo per non leggerlo: perché magari, se ci tolgo la lotta all'omofobia, non si tiene più in piedi, e si svela che trattasi non di arte bensì di liturgia. Allo stesso modo sarebbe ultrariduttivo leggere l'Inferno perché è un libro contro i traditori o i mangiatori di figli o i naufraghi nell'oceano. 

No, cari insegnanti: «la costrizione ideologica esercitata sull'atto della poesia trasforma senz'altro i leopardi e le aquile in agnelli e tacchini». Lo dice Pavese, specificando che il poeta ha il «compito specifico di conquistatore di terra incognita». Se lo chiedono, gli insegnanti, a che altezza si vola con un'aquila come Dante e in che pollaio si finisce con i nuovi catechismi? In quale «terra incognita» si entra perfino quando all'inferno i diavoli scorreggiano o d'Annunzio perverseggia e in quali paludi di indottrinamento e di chiacchiericcio ci si infanga con altri libri? 

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COMMENTI
03/05/2014 - La paura di essere anacronistici (Giorgio Ragazzini)

Anche Valerio Capasa ci tiene a dissipare un possibile equivoco: "Sarei anacronistico se avessi paura di una scena spinta". Ma la domanda a cui si deve rispondere non riguarda lui né altri osservatori. Si tratta invece di questo: la scelta di proporre a dei ginnasiali un testo con la descrizione di una fellatio è corretta sul piano etico-deontologico oppure no? Con quale diritto si dà per scontato (in tempi poi di strombazzatissima "personalizzazione") che per il 100% dei ragazzi di 14-15 anni sia cosa nota fin dai tempi dell'asilo? E non fa anche questo parte dell' "indottrinamento", nel momento in cui si sottrae questa materia o all'educazione familiare o a quella più naturale "fra pari" o a una scoperta che verrà al momento giusto? Non esisterebbe quindi alcun limite su questo terreno? E se sì, quale sarebbe? Quanto a Catullo, non mi pare che di norma vengano inserite nelle antologie le poesie più "spinte", che tra l'altro non sono probabilmente le più belle. No, quindi, alla "catechesi" politicamente corretta, ma no anche all'abbandono (ideologico) di qualsiasi forma di tatto e di prudenza in un terreno così delicato. Senza paura di essere "anacronistici".

RISPOSTA:

Capisco perfettamente la preoccupazione etica, ma ne rilevo l’anacronismo, perché in Italia anni di censura morale non hanno fatto altro che frenare (per poco) la superficie del problema, che continuava ad agitarsi a un livello meno ideologico e più esistenziale. È corretto sul piano etico-deontologico raccontare la storia del Minotauro? A me sembra che il realismo fin sopra le righe di tanta arte sia come un allargamento inesauribile di conoscenza della realtà che non ha scrupoli a sprofondare nel suo inferno, mentre la trivialità di certi sottoprodotti contemporanei nasca dalla pochezza, che ogni tanto deve aggrapparsi a qualche diversivo magari pruriginoso. Ma il problema sta in questa pochezza: una scuola senza parolacce e corretta (come di solito è la nostra) può, nonostante tutto, lasciare ancora i nostri ragazzi senza vertigini di bellezza, in balia della noia e dell’ideologia, e in quella palude non c’è davvero più limite a tutti i capricci e a tutti gli smottamenti morali. VC