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SCUOLA/ Il '900? I "programmi" non c'entrano, con l'autonomia si può fare

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Il giorno della caduta del Muro di Berlino (Infophoto)  Il giorno della caduta del Muro di Berlino (Infophoto)

E ciò comporta un cambiamento nelle metodologie di approccio didattico, la rivisitazione dei contenuti stessi, un'analisi della loro efficacia formativa e la necessità di una riprogettazione dei percorsi finora seguiti.

E inoltre è opportuno, anzi necessario, che tale rivisitazione venga fatta insieme ai colleghi, in quanto i risultati di apprendimento richiesti dalle indicazioni nazionali sono declinati per competenze (per le quali le conoscenze sono strumenti fondamentali, ma strumenti e non finalità), per conseguire le quali è necessario l'apporto progettuale di tutti.

Quale "programma" dunque? Se la scelta è la contemporaneità, il professore saprà senz'altro impostare un lavoro innovativo che ne tenga conto. Non sta a me, anche se ex insegnante di storia, fare esempi o dare lezioni: non esistono ricette, ma solo la capacità di leggere i bisogni degli alunni e del contesto e tradurli in azioni didattiche. Grazie

Grazia Fassorra
Anp - Area Formazione

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COMMENTI
05/06/2014 - Ma perché non si documenta? (Franco Labella)

Il tiro al piccione sugli insegnanti è decisamente uno sport nazionale molto in voga. Ora ci può anche stare il criticare l'uso di una terminologia impropria (i programmi sostituiti da Indicazioni) ma la sostanza, almeno per quanto riguarda gli esami di Stato (e Mereghetti di quinte classi scriveva) è esattamente quella descritta da Mereghetti. Per confutare quello che scrive la preside Fassorra faccio un esempio relativo alle prove dello scorso anno. Mi riferisco alla traccia sui BRICS con dotte citazioni di Premi Nobel dell'Economia sconosciuti ai più (non tanto studenti quanto docenti). Bene, quella prova secondo la logica delle Indicazioni (i vecchi programmi) sarei curioso di sapere dalle statistiche ministeriali in quanti l'hanno svolta. Perché c'è un piccolo particolare: che nessuna quinta aveva nelle sue indicazioni insegnamenti che potessero fornire le conoscenze adeguate allo sviluppo della traccia. Con buona pace dei programmi, delle indicazioni e dell'autonomia.... e taccio, per carità di patria sui riferimenti fatti dall'autrice sulle "mirabilia" del riordino gelminiano...

 
02/06/2014 - La responsabilità di prendersi responsabilità (Sergio Palazzi)

Belle riflessioni. Mereghetti picchia duro in modo soft, Fassorra replica con efficacia. Sì, sulla carta la scuola è cambiata. Gli esami di stato dal '97, e ci si ostina a pensarli uguali a prima; la riforma costituzionale, attuata solo dove genera centri di spesa e sperpero; le linee/indicazioni attuali, spacciate per "programmi" eppure sono l'esatto opposto. Perchè nulla cambia mai? Caso ipotetico: in 4A io svolgo da sempre la stessa lezione sullo stesso programma nello stesso modo sullo stesso testo, con le stesse “verifiche sulle conoscenze”, e tutti contenti: come quella bimba di D'Orta che non capiva nulla della poesia ma "quel che importa è che la sai". Mereghetti in 4B ogni anno ripensa con responsabilità il suo lavoro, come gli chiedono legge, buon senso ed esperienza; mira alle competenze in uscita dalla 5^, sgobba e fa sgobbare e verifica e valuta su condizioni attuali e lacune pregresse di ogni classe che vede hic et nunc. Io non sbaglio mai, e lui spesso. Lei, Preside Fassorra, è la nostra DS e deve gestire studenti, genitori e bidelli: come si pone nel confronto, pur essendo convinta che la scuola debba finalmente cambiare nella sostanza? Quasi vent'anni fa Berlinguer voleva il '900 nella Storia di quinta; in un pamphlet "Il Novecento prossimo venturo" obiettavo che pure nella didattica chimica forme e contenuti sono spesso prenovecenteschi. Ma in Storia, Chimica etc, chi e come valuta la fatica e i risultati di chi si assume la responsabilità di cambiare?

 
30/05/2014 - C'è ancora tanto da fare, proprio tanto! (Gianni MEREGHETTI)

Questa mattina le confesso ero in crisi mentre stavo interrogando i miei studenti, perché di fronte alla loro vivacità e intelligenza mi continuavo a rammaricare per non aver dato loro più di quello che sono riuscito a dare. E' stata una mattinata dura, con questo pungolo nella carne, il rammarico di un lavoro incompleto, un senso di colpa che mi stringeva il cuore perché ho sottratto ai miei studenti tante, troppe conoscenze. E mentre li interrogavo vi era un'unica cosa che mi consolava, il percepire la loro curiosità, la loro apertura alla vita, la loro tensione a conoscere sempre qualcosa di nuovo. Questo mi rendeva certo di un positivo comunicato, essere stati con loro a percorrere l'avventura della ragione, non sarò stato puntuale nell'insegnare loro la storia, ma educare la loro ragione, questo sì, questo in qualche modo l'ho fatto e forse è quello che rimane. Oggi pomeriggio ho letto il suo articolo e la ringrazio, mi dà ulteriori stimoli a non fare passi indietro, anzi a cavalcare la strada che si è intrapresa, ma che fatica ad essere percorsa, quella per strapparsi di dosso finalmente la dittatura del programma. E' ora di liberarcene, ma come si può quando poi all'esame di stato tutto si giudica fuorché le competenze, tutto si fa emergere fuorché le capacità sintetiche degli studenti? Come si può? C'è ancora tanto cammino da fare, perché a parole siamo autonomi, nella realtà è il programma a determinare il nostro percorso, e a dire bene di noi è solo il programma svolto.