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SCUOLA/ La storia dell'arte, una sfida all'altezza di giovani e prof

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Michelangelo, David (1501-1504) (Infophoto)  Michelangelo, David (1501-1504) (Infophoto)

Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini annuncia dal suo profilo Twitter la notizia che potrebbe segnare una svolta nelle polemiche sulla diminuzione delle ore di storia dell'arte nelle scuole secondarie di secondo grado: "L'insegnamento della Storia dell'Arte tornerà nelle scuole. Impegno comune del ministro Giannini e mio". Sono le ore 12.17 del 28 maggio 2014.

Non si tratta di un buon proposito - il che non farebbe notizia - bensì di un accordo interministeriale siglato dal ministro Franceschini e dal ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, per "l'accrescimento della conoscenza e del patrimonio culturale per la formazione dei giovani nelle scuole". Dopo diversi anni i due ministeri tornano a far fronte comune su un progetto che mette al centro l'educazione al patrimonio storico-artistico e territoriale. 

Di pochi mesi fa la polemica feroce sulla diminuzione delle ore di storia dell'arte nelle scuole superiori. Una petizione firmata da nomi prestigiosi della cultura e dell'arte era arrivata al ministro dell'Istruzione nell'ottobre 2013, rimanendo inascoltata. Ora Franceschini afferma «Non si può infatti pensare di non far studiare l'arte nelle scuole. Le scelte politiche sbagliate vanno corrette». 

Prima che la storia dell'arte torni sui banchi delle scuole dalle quali era stata estromessa ci vorrà qualche tempo, ma ci sono molti aspetti interessanti nei contenuti del protocollo d'intesa che fanno ben sperare riguardo alla possibilità che gli studenti vengano introdotti all'incontro con l'arte nelle sue multiformi manifestazioni.

In rete leggevo di un sondaggio svolto ieri on line secondo il quale agli studenti la storia dell'arte non interessa. Non dubito che a fine anno, nel turbinio delle interrogazioni, dell'attesa degli esami e del desiderio di vacanza non ci sia entusiasmo per una materia in più da studiare. Ma io ho stima degli studenti e credo che il punto sia quale visione di "arte" noi abbiamo comunicato loro. Alla parola "museo" nel sentire comune si abbinano l'idea di pesantezza, noia e fatica. Si ritiene che una visita al museo vada fatta innanzitutto per istruire e conoscere; giustissime considerazioni, che però sembrano avere come conseguenza psicologica la necessità di sentirsi inadeguati alla portata di ciò che il museo contiene, opere e oggetti che hanno segnato la storia. 

Quello che non ricordiamo mai noi adulti è che l'arte innanzitutto racconta. Comunica col suo linguaggio variegato tanti aspetti della realtà, a partire dal mondo in cui vive o è vissuto l'artista, il suo sentire, il suo lavoro per dominare la materia e la tecnica affinché siano adeguate a dar forma all'idea; l'arte nel suo sviluppo storico parla del suo tempo come neppure i libri di storia talvolta riescono a fare.



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