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SCUOLA/ Neet e dispersione, la risposta del Trentino

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Alcuni studi confermano che gli studenti che per qualche ragione non sono in regola con la propria carriera formativa mostrano un rischio elevato di abbandono almeno 10 volte superiore a quelli con percorso regolare. In Trentino il tasso di abbandono è prevalente nella formazione professionale (circa 12-13%), di dimensioni più contenute negli istituti tecnici (circa 4-5%) e limitata all'1-2% nei licei; inoltre, la dispersione scolastica non rappresenta più un fenomeno tipico delle prime classi del secondo ciclo ma rimane un aspetto rilevante anche delle altre classi. Infatti, non sono rari i casi di trasferimento "a cascata" dai licei e dagli istituti tecnici verso scuole considerate meno impegnative anche al terzo e quarto anno di corso; in particolare la formazione professionale, con un saldo alla fine dell'anno positivo, accoglie molti studenti che manifestano difficoltà nel percorso dell'istruzione. 

Che esito hanno i percorsi difficili di questi ragazzi? I dati dell'Agenzia del Lavoro ci offrono uno spaccato di questa realtà: a distanza di tre anni dall'abbandono della scuola solo un giovane drop-out su sette ha una condizione occupazionale favorevole e quasi la metà di loro non studia e non lavora. In effetti, tra i gruppi sociali si evidenziano differenze consistenti nelle scelte scolastiche, nelle performance e nei fenomeni di dispersione. La condizione socio-economica delle famiglie di provenienza in Trentino, come in tutte le società avanzate, esercita un'influenza significativa sull'allocazione individuale nella stratificazione sociale anche attraverso la continua riproduzione delle disuguaglianze delle opportunità di istruzione (Opes 2011, 2012, 2013). Le rilevazioni sistematiche Ocse-Pisa evidenziano che in provincia l'impatto delle disuguaglianze educative di origine sociale sulle competenze raggiunte dagli studenti è assolutamente assimilabile a quello complessivo del sistema italiano.

Analogamente l'Istat conferma la sostanziale similitudine tra il sistema nazionale e quello trentino circa il peso del livello di istruzione e occupazionale dei genitori sulle effettive possibilità dei figli di ottenere il massimo dei voti all'esame di licenza media, nella scelta di percorsi liceali e nella probabilità di abbandonare gli studi nel secondo ciclo. Il differenziale sociale determina situazioni nettamente più favorevoli dei tre indicatori per i figli dei laureati rispetto a chi ha genitori poco istruiti: i dati del Trentino sono solo di qualche decimo percentuale più favorevoli rispetto a quelli nazionali. Il rischio abbandono riguarda prevalentemente gli studenti di genere maschile, di bassa estrazione sociale, con una carriera scolastica irregolare. Le scelte formative sono in gran parte influenzate dai risultati ottenuti nei primi anni di scuola e gli esiti sostanzialmente predeterminati da fattori ascrittivi.

Su circa 26mila iscritti negli istituti del secondo ciclo di istruzione e nella formazione professionale ogni anno in Trentino mediamente sono circa 500 i giovani che abbandonano senza assolvere l'obbligo formativo e altrettanti abbandonano dopo la maggiore età senza aver conseguito alcun titolo. Il rischio concreto di chi lascia il sistema formativo, complice la congiuntura economica non favorevole, è di incorrere in una situazione di disoccupazione prolungata con conseguenti ripercussioni sulle possibilità di riscatto personale attraverso il lavoro (Ress 2014).



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COMMENTI
31/05/2014 - Una visione parziale, inefficace (enrico maranzana)

“Le cause prevalenti di dispersione dei soggetti a rischio sono in ordine crescente: interruzione del percorso, trasferimenti, ripetenze, promozione con carenze formative”: osservazione fondata sulle caratteristiche personali degli studenti in difficoltà. Rimando in rete a “All’origine della dispersione scolastica”, che affronta il problema da un’angolatura insolita, per un ampliamento del campo d’analisi e che non scherma i responsabili dell’erogazione del servizio. Nello scritto è presente un mini percorso didattico che apre una via per contrastare la mortalità scolastica.

RISPOSTA:

Il contributo rappresenta una riflessione su alcune evidenze rappresentate dal quinto rapporto biennale "giovani trentini 2013" e di proposito si sofferma sulle caratteristiche personali (ascrittive) degli studenti in difficoltà che purtroppo, neppure il virtuoso sistema scolastico trentino, riesce sempre a colmare. Non mi pare che "il campo di analisi scherma i responsabili del servizio", al contrario risultano individuate almeno tre criticità: l'orientamento formativo (innovazione didattica), le misure di sostegno nelle scelte dei percorsi, la struttura stessa del sistema scolastico. Meritori i percorsi didattici innovativi di tutte le scuole nell'ambito dell'autonomia didattica, di ricerca e sperimentazione (DPR 275/99 artt. 4,6). Tuttavia non si può ignorare quanto ampiamente documentato dalla letteratura che l'apprendimento avviene prevalentemente in contesti informali piuttosto che formali e, perciò il sistema scolastico deve assumere maggiore consapevolezza non potendosi permettere "errori". Il Trentino qualche visione strategica sembra averla disegnata. GS