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SCUOLA/ Nietzsche e Florenskij, (re)imparare la ragione in 5 lezioni

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La radice del nichilismo contemporaneo (e anche di un certo neorealismo oggi in voga) non è psico-culturale ma metafisica, ma si tratta di una metafisica che si fonda su una concezione che svuota la realtà della sua natura di datità e possibilità per degradarla ad una necessaria ripetitività (l'eterno ritorno dell'uguale). Heidegger coglie acutamente il senso dell'operazione nietzschiana ma non esce da una posizione ultimamente nichilista quando afferma che la promessa che l'essere fa di se stesso è destinata a non compiersi mai perché l'ente, la realtà, è solo sottrazione e mai segno del mistero dell'essere. 

Chi invece non si esime dall'indagare le strutture costitutive dell'esperienza nella quale la realtà si manifesta nella sua natura di segno è Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia. Nel suo intervento, L'istanza della fenomenologia (pp. 39-76), Carmine Di Martino dimostra che la fenomenologia è, in ultima analisi, una filosofia dell'esperienza intesa come luogo originario e intrascendibile di manifestatività: poiché è nell'esperienza che il mondo si disvela nel suo senso d'essere, il compito della fenomenologia consiste nel mettere in luce, a partire dalla percezione del mondo come "già costituito", le legalità che caratterizzano quell'atto noetico in cui il mondo svela il suo senso a un io che è appunto costitutivamente aperto ad accoglierlo. 

Questa predisposizione dell'uomo a interpretare la realtà come segno è ben illustrata anche da Giovanni Maddalena nel suo saggio Introduzione al pragmatismo americano (pp. 77-98), in particolare quando espone il metodo peirceiano dell'abduzione. L'abduzione è un ragionamento ipotetico che implica il passaggio dal conseguente all'antecedente. L'abduzione comincia sempre con un fenomeno reale sorprendente che funziona come un segno particolare (non simbolico) perché costringe a modificare l'interpretazione precedente di un certo fatto o di un dato oggetto e a non interrompere la ricerca volta a rinvenire tutti gli effetti concepibili che quell'oggetto può avere e che, presi insieme, costituiscono l'inesauribile ricchezza della realtà che il filosofo è chiamato a scoprire.  

Anche gli ultimi due saggi del volume esemplificano in modo efficace questa vivacità e dinamicità della ragione umana, capace di volta in volta, di trovare metodi sempre più adeguati nella conoscenza della realtà. Nel contributo di Giambattista Formica, Sulla crisi dell'epistéme nella scienza (pp. 99-120), ciò è dimostrato per via negativa, ossia attraverso una lucida disamina delle ragioni intrinseche che mettono in crisi l'assoluta certezza della razionalità scientifica tanto nell'ambito della matematica quanto in quello della fisica sperimentale. Ciò porta l'autore a concludere che la razionalità scientifica sia da riconquistare attraverso un suo ripensamento nel più ampio contesto dei dinamismi originari della ragione umana. 



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