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SCUOLA/ Nietzsche e Florenskij, (re)imparare la ragione in 5 lezioni

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In questa prospettiva non poteva esserci chiusura migliore del contributo di Lubomir Zak dal titolo "Ho contemplato il mondo come un insieme". Introduzione al pensiero complesso di Pavel A. Florenskij (pp. 121-156). Florenskij fu infatti un uomo di straordinaria poliedricità, capace di coniugare in se la passione per la scienza, la musica, la letteratura, la teologia e la filosofia. Il realismo di Florenskij non ha nulla di ingenuo o di mistico; egli infatti riconosce l'antinomicità del reale dovuta al funzionamento bi-centrico della ragione umana la quale poggia su due leggi basilari ma in contraddizione tra loro: da un lato la legge di identità che tende a ritagliare concettualmente un oggetto di conoscenza dagli altri per definirlo come un entità in se chiusa, dall'altro la legge di ragion sufficiente che definisce un oggetto a partire dal suo legame con gli altri. Ora, poiché la ragione ha bisogno di entrambe queste due norme ma non può servirsene contemporaneamente, occorre un ulteriore elemento di sintesi: per Florenskij questo elemento è il cuore che diventa la categoria gnoseologica in cui avviene il superamento della molteplicità nell'unità. Questa unità è per lui la Sofia divina, la quale si sottomette alle strette dimensioni spazio-temporali della sua stessa creazione per consentire alla ragione umana di superare la sua antinomicità costitutiva e consentirle di contemplare unitariamente la complessità del mondo.



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