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SCUOLA/ Il caso (e il caos) del Cnpi tiene in scacco la Giannini e i prof

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Il ministero dell'Istruzione italiano negli ultimi anni è riuscito ad inanellare un numero spaventosamente grande di contenziosi amministrativi che lo hanno visto soccombere in modo sistematico. Accanto a questo, ormai non si contano le rettifiche plurime alle disposizioni applicative che si susseguono a ritmo serrato con uno o più dispositivi correttivi; ultima in ordine di tempo la vicenda dell'aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, che ha visto nell'arco di 24 ore inseguirsi due note di precisazioni interpretative con la seconda a smentire parte della prima.

Tra i tanti svarioni degli ultimi anni, sta arrivando al definitivo redde rationem quello del defunto Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (Cnpi), il cosiddetto "parlamentino" della scuola italiana. Pronipote dell'ottocentesco "Consiglio Superiore" della pubblica istruzione istituito nel 1847 dal Regno di Sardegna, è diventato organo di natura elettiva e trovato la sua ultima formulazione nel DPR n. 416/1974 – uno dei "decreti delegati" –, poi raccolta negli artt. 23, 24 e 25 del Testo Unico della legislazione scolastica, il dlgs n. 297/1994. 

Le ultime elezioni dell'organo si sono svolte nel 1996; si sarebbero dovute ripetere cinque anni dopo, ma a causa dell'andirivieni di riforme che ha caratterizzato le alternanze politiche alla guida del Paese nel primo decennio del secolo il rinnovo non c'è mai stato. L'unica riforma compiuta degli organi collegiali della scuola ad essere registrata in Gazzetta Ufficiale è contenuta nel dlgs n. 233/1999. È tuttora vigente, ma non è mai stato applicato in quanto in contrasto con la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001. 

Vuoi per brevità dei mandati, vuoi per ignavia degli amministratori, la questione fino ad oggi è rimasta irrisolta; anno dopo anno, dal 2002 in poi, il Cnpi è stato prorogato nella sua composizione del '97 fino al 31 dicembre 2012; perdendo tra l'altro per strada membri (pensionati, non sostituiti per esaurimento delle liste) e funzioni (consiglio di disciplina dei presidi prima e dei docenti poi). Dal 1° gennaio 2013 ci si è trovati di punto in bianco in un "limbo" amministrativo, tanto pericoloso quanto trascurato dal Miur. Il vecchio Cnpi non era più in grado di operare, mentre del nuovo Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (Cspi), normato all'art. 2 del dlgs n. 233/1999, non era stata nemmeno emanata l'ordinanza per le elezioni. Per contro, è lo stesso decreto a precisare, all'art. 8, che il Cnpi sarebbe dovuto rimanere in carica – ed operare – fino all'insediamento del Cspi. 

Un gran pasticcio, che ha portato ad una situazione di stallo inaccettabile dal punto di vista normativo perché le competenze del Cnpi restavano sospese, mentre quelle – sostitutive – del Cspi non potevano subentrare. Tanto più che una delle competenze principali del Cnpi era (ed è ancora…) quella di «fornire pareri obbligatori in ordine alle disposizioni di competenza del ministro della pubblica istruzione». Quali? 



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COMMENTI
05/05/2014 - Che c'azzecca? (Franco Labella)

Dev'essere lo zeitgeist ispirato da Renzi ma vorrei chiedere con forza al preside Pellegatta cosa c'azzecca lo strapotere sindacale con l'approssimazione ministeriale. Ferrario ricorda nell'incipit che dalla Gelmini in poi (lui non lo scrive ma lo preciso io) è stata un'ecatombe di pronunzie di Tar e Consiglio di Stato su questioni anche essenziali. Qualcuno ricorda ad esempio la mancata determinazione degli organici di epoca gelminiana o la perla delle riduzioni d'orario anche sulle classi di vecchio ordinamento? Sanzionate con altrettante sentenze ma rimaste senza esito concreto. Giusto per esemplificare ma il panorama è piuttosto ampio. Se qualcuno fosse interessato posso fornire un repertorio aggiornato. E sempre a sproposito dello "strapotere" sindacale: perché Pellegatta non s'interroga sul perchè siano stati necessari ricorsi sindacali anzichè almeno azioni in autotutela per evitare pastrocchi e pasticci vari? O devo ricordare anche una circolare di qualche anno fa in cui un D.G. scriveva: "le ultime tre righe della C.M. sono da intendersi come non scritte"? Invece di "straparlare" di strapotere sindacale magari ci si potrebbe interrogare su una azione ministeriale caratterizzata da anni (un decennio almeno) da approssimazione ed estemporaneità. E invece ci si trastulla con i sindacati...

 
05/05/2014 - Non dimentichiamo lo strapotere sindacale ! (ROBERTO PELLEGATTA)

Concordo con tutto quanto riguarda ritardi, contraddizioni e inciampi del Ministero Istruzione. Non dimentichiamo però che sia il vecchio CNPI sia il nuovo Consiglio era e resterà espressione dello strapotere sindacale sulla scuola. Va denunciato anche questo, perché anche con la nuova norma il sindacato (che rappresenta il 15% del personale) mantiene l'esclusiva dei destini del 100%. In questo modo rimane ostacolata da sempre e proibita ogni libertà associativa nella scuola italiana e quindi sempre congelato ogni rinnovamento professionale.