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SCUOLA/ Ajello (Invalsi): valutiamo per migliorare le scuole, non per "castigare" i prof

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Governo l'istituto da poco tempo, però posso dirle in tutta tranquillità che l'Invalsi ha fatto un lavoro enorme nell'impostare un discorso sulla valutazione che in Italia era bandito: e questo lavoro è stato fatto da persone per lo più precarie. Nell'istituto oggi ci sono trenta persone fisse a tempo determinato, altre trenta precari di lungo corso e altrettanti più giovani. In tutto 97 persone. In un paese molto più piccolo come l'Olanda l'istituto che fa il compito del nostor Invalsi è composto da 700 persone. Poi, è vero che quando si è sotto attacco ci si chiude.

Quindi?
Ora servono il coraggio e la determinazione di porsi in maniera più aperta nei rapporti con le scuole, perché famiglie e docenti hanno tutto il diritto di criticare, e noi tutto il diritto di migliorare sulla base di queste critiche. Però nessuno ha la verità in tasca su un tema così complesso. Per quanto si faccia riferimento a numeri e a quantità, non ci sono mai dati che valgano ovunque in senso assoluto; abbiamo dati attendibili, non dati oggettivi. Ma questa cautela sono gli stessi ricercatori Invalsi ad averla; i quesiti per esempio vengono sottoposti a revisione costante.

Le prove Invalsi rientrano anche nel Regolamento voluto dall'ex ministro Profumo. Che cosa ne sarà?
Il sistema nazionale di valutazione (Snv) delle scuole sarà varato e partirà a settembre. Si basa sull'autovalutazione delle scuole e usa i dati Invalsi per promuovere i miglioramenti negli aspetti deficitari identificati. Con l'Snv siamo su un altro piano: in questo caso non sono più solo i test di apprendimento che danno la valutazione, ma un complesso di attività di cui gli insegnanti sono parte attiva e dove negoziano la condizione che sono chiamati a migliorare.

Ad oggi solo un 30% delle scuole pubblica i risultati delle prove Invalsi. Secondo lei perché?
È l'esito del sospetto che le scuole hanno nei confronti di questi dati. Quando non c'è la fiducia reciproca scatta la difesa, con qualsiasi mezzo. Va anche detto che ci sono dichiarazioni di persone le quali sostengono che sulla base dei test Invalsi noi intendiamo valutare i docenti: questo non è corretto. Non è così e non intendiamo farlo.

Ci sono da un lato la normale attività di valutazione fatta dai docenti e dall'altro le prove standardizzate. Secondo lei è scientificamente possibile arrivare ad una correlazione tra queste due fattori?
No. Non la possiamo stabilire. In Italia la gamma dei voti varia da scuola a scuola e anche all'interno della stessa scuola e pure in modo variamente articolato. In certe zone del paese, poi, i voti sono più alti e in altre meno. A mio modo di vedere, questa è una ragione in più per fare le prove.

Quest'anno ci sarà un campione che sperimenterà una prova standard in quinta superiore. Che ne pensa? È favorevole?



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COMMENTI
06/05/2014 - Ahinoi (Valentina Timillero)

Può anche darsi che i test Invalsi siano perfettibili, o inutili (non credo), o che siano perfino sbagliati (non credo nemmeno questo), ma se anche fosse, da esterna (ma poi mica tanto, perché i figli a scuola sono miei) ciò che desta i maggiori interrogativi (non chiamiamoli sospetti) non sono le opinioni dei Sestito prima o delle Ajello oggi, ma l'acrimonia e l'ostilità che suscitano negli oppositori, di cui qui, a piè di pagina, per una coincidenza astrale, sono perfettamente rispecchiati tutti gli esponenti: il Politico (dàgli al legittimo nemico), l'Educatore (tale per mandato divino), il Legislatore (il mondo non funziona perché non osserva le leggi che si è dato). Uno specchio opaco e imbruttito della scuola di oggi. Ahinoi.

 
06/05/2014 - IL MESTOLO INVALSI PER LA SOLITA BUJACCA (Vincenzo Pascuzzi)

Se pure è vero che “in cucina non si può fare a meno del mestolo”, è però triste, avvilente e sterile che venga usato per rimestare la solita bujacca! Una minestraccia sgradevole (almeno per alcuni), che Invalsi comincia a confezionare in segreto con ben due anni di anticipo (Giorgio Israel) rispetto alla “somministrazione” forzata e seguendo lo stesso ricettario vecchio ormai di cinquant’anni (Benedetto Vertecchi)! "È l'esito del sospetto che le scuole hanno nei confronti di questi dati. Quando non c'è la fiducia reciproca scatta la difesa, con qualsiasi mezzo”. Questa è un’importante ammissione. Al riguardo, Invalsi e Miur intendono provvedere in qualche modo e come? Insistendo ancora con metodi unilaterali, autoritari-furbastri, da caserma o da riformatorio, oppure altrimenti? Non hanno nessun .... piano B? Possibile che nessuno a viale Trastevere o a villa Falconieri non ricordi l’esopica sfida tra il Vento e il Sole (http://www.lefiabe.com/esopo/ventosole.htm) e si ostini a soffiare? Se Miur e Invalsi vogliono recuperare davvero consenso e fiducia verso se stessi e le loro valutazioni, perché non rendono del tutto facoltative le prove? Giannini e Ajello non hanno idee, iniziative innovative, un po’ di coraggio? Infine e in previsione dell’esame di terza media, non sarebbe forse opportuno intervenire subito per eliminare la prova del 19 giugno? Oppure renderla facoltativa e non influente sul voto finale?

 
06/05/2014 - FACCIAMOLI MA NON SERVONO A NULLA! (Gianni MEREGHETTI)

Facciamoli, facciamoli i test INVALSI, non c'è problema, ma una cosa sia chiara e sarebbe ora di affrontarla, ed è che i test Invalsi non c'entrano nulla con la valutazione quotidiana che è fatta di compiti in classe, di interrogazioni, di domande aperte, di quesiti. Quindi noi abbiamo una scuola che procede con una valutazione ragionata e poi una volta all'anno ci arrivano i test dell'Invalsi che sono astratti rispetto alla vita normale della scuola. Questo è ragionevole? BOH! Io personalmente non capisco, mi sembra solo contraddittorio. I test sono prove da cui si vede se gli studenti oggi sanno affrontare questioni nuove rispetto a quelle normali, va bene così, ma non mi si venga a dire che fotografano la scuola, questa mi pare proprio una bella favola. Si abbia il coraggio o di fare sempre valutazioni a test, ma dovete passare sul mio corpo, oppure lasciare questa prova annuale a test con cui gli studenti si rendano conto del mondo verso cui vanno, un mondo dove tu vai avanti se sei abile nei test!

 
06/05/2014 - Perchè tanta resistenza ai test? (enrico maranzana)

Il titolo dello scritto è figlio del senso comune da cui sgorgano le resistenze frapposte ai test. Se la scuola fosse vista come sistema, se l’apprendimento fosse concepito in coerenza con il dettato della legge, se le norme che hanno disegnato la struttura decisionale scolastica fossero applicate, se la progettazione caratterizzasse la vita di tutti gli organismi della scuola, se le sinergie tra insegnamenti fossero capitalizzate .. il conflitto miglioramento-punizione non esisterebbe. L’invalsi è un corpo estraneo per la scuola in atto. Se si apre un POF si può constare la sua caratterizzazione: la trasmissione della conoscenza, non la promozione delle competenze, comportamenti che le prove Invalsi tendono a misurare. In rete “Sanare l’anomalia genetica dell’Invalsi”, “Prove Invalsi: un’occasione per risanare la scuola”, “L’Invalsi: un edificio dalle fondamenta traballanti”, “L’autovalutazione d’istituto: quanta confusione!” tratteggiano alcuni nodi critici.