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SCUOLA/ Dipendenza e limite, concetti dimenticati?

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Ci si è illusi che sia possibile conservare solo le conseguenze di un principio antropologico, senza più quel principio. Che si possa insegnare ai ragazzi ad obbedire, per esempio a non scalmanarsi in classe, a rispettare l'ora del rientro a casa, e poi via via crescendo a non drogarsi, a non rovinarsi la vita ecc., senza alcuna premessa antropologica, ma solo perché c'è una norma a cui attenersi (la legalità, criterio laico pour tous). Temo però che non funzioni: i ragazzi sono troppo intelligenti per non accorgersi che è il gioco delle tre carte, e che occulta la mancanza del fondamento, che è l'esistenza di fatti oggettivamente positivi e di altri fatti evidentemente negativi.

Ma l'etica non è il rispetto di una regola condivisa (è la democrazia forse l'origine di tutti i mali?), bensì è la conoscenza della natura profonda delle cose, per trattarle per quello che sono, in modo che ogni individuo possa realizzare profondamente quella natura in sé. Lo sdoganamento del concetto stesso di confine (una convenzione piccolo-borghese!) mostra che vengono meno non i valori morali, ma un'idea qualsivoglia della natura dell'essere. Chi sei? Come mai morderti la lingua invece che dare in escandescenze è più adeguato alla realtà delle cose? Perché servire il bene comune è più adeguato che non rubare i soldi pubblici, essere intellettualmente onesti è giusto mentre è ingiusto diffondere ad arte notizie parziali per propri interessi di parte, eccetera? 

La verità è che non basta il rispetto di una regola condivisa. Né si possono educare i giovani al solo rispetto di norme volute dalla maggioranza per fini di pubblica utilità. E poi: quis custodiet ipsos custodes? I ragazzi vedono bene le conseguenze. In base a quale principio il garante delle regole dovrebbe essere migliore di coloro che cercano di trasgredirle? E come mai anche i puri alla fin fine, quando si trovano in mano un po' di potere, lo usano per prostrarsi ai soliti idoli di tutti i tempi (denaro, lussuria)? Bastano le regole sociali, senza un criterio meno formale?

Il problema su cui si inciampa continuamente è se esitano il bene e il male, il che però richiede la dipendenza dell'uomo da un criterio superiore a sé. Altrimenti a che servirebbe l'educazione? Lasciato a se stesso, a briglia sciolta, il bambino viene su "bene"? è evidente che no (lo vedi dai tirannelli che si vedono in giro), ma a che cosa lo si "piega" e perché è giusto farlo? Sono domande che come insegnante devo pormi (i tirannelli arrivano alle superiori), ma il fatto è che i messaggi che arrivano dalla società civile scoraggiano continuamente la tenuta di un qualsivoglia ordine. 



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