BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Dipendenza e limite, concetti dimenticati?

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Caro direttore,
la lettura di "passi scelti" di una lettura anti-discriminazione proposta dall'insegnante in una classe quinta ginnasio del Liceo classico Giulio Cesare di Roma a seguito delle iniziative pro-gender ci ha sorpreso, ma non riesco a quantificare quanto negativamente il senso comune reagisca alla cosa. Si tratta di passi che un tempo non avremmo esitato a definire pornografici, che oggi sorprendentemente vengono ritenuti idonei da educatori abilitati della scuola di Stato a incarnare valori positivi come la lotta alla disuguaglianza sociale, l'accettazione del diverso e la tutela del discriminato. Non tutti si stupiscono: sono molte le cose che un tempo sarebbero state considerate negative (ma l'etica sociale è relativa) e che oggi hanno cambiato di segno.

Mi chiedo da un po' di tempo come si potrà più insegnare ai giovani il controllo su se stessi necessario non solo nella vita sociale, dove bisogna "lavorare in team, convivere con la diversità, gestire la conflittualità", ma soprattutto nella vita personale. Il "dominio di sé" non è una virtù stoica adatta ai seguaci di antiche dottrine dimenticate: tutti abbiamo imparato anche solamente a morderci la lingua prima di dire una cattiveria o una parola avventata, di cui ci si pente ben presto. In molti (specie se di una certa età) abbiamo un giorno sperimentato che la pazienza paga più della fretta, che l'educazione interiore rende più dell'immediatezza, e che in certe situazioni umanamente complicate l'attesa – esistenzialmente – può essere incredibilmente lunga, dare frutti a lustri di distanza: sono poi frutti dal gusto prezioso come il buon vino invecchiato nelle cantine buie della propria carne, un sapore che nel tetrapak delle soluzioni frettolose non si trova. 

Senza un'educazione non si trova il vino buono, senza una formazione nel senso profondo, non si supera l'istintività: ogni genitore sa quanta fatica ci vuole (infatti molti scappano). Mi viene una stretta al cuore quando sento continuamente sui mezzi pubblici ragazze arrabbiate che parlano nel telefonino con acredine violenta, sfogando una rabbia sorda – fino a che mi coglie il dubbio che sia un modo di parlare, in cui l'altro è prima di tutto bersaglio di rivendicazione astiosa priva di alcun filtro. 

Così, l'abbattimento di un nuovo confine, e proprio a scuola, mi riguarda direttamente. Mi chiedo da dove nasce e a che cosa porta lo sdoganamento di tutto ciò che fino ad ora aveva un limite certo, come la differenza fra pornografia e libertà di espressione, fra gogna mediatica e informazione pubblica, fra trasparenza dovuta e sbugiardamento di qualunque livello di discrezione (quale certi ambiti necessariamente richiedono), e non sto a fare la litania. 



  PAG. SUCC. >