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SCUOLA/ Quello strano "mix" che rende unica l'università degli Usa

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New York (Infophoto)  New York (Infophoto)

A metà liceo lo studente deve superare un "Test di Valutazione Scolastica", amministrato da un ente privato ma i cui risultati sono nazionalmente riconosciuti; e alla fine del liceo lui o lei prepara il suo dossier, da inviare ai college di sua scelta (quasi sempre lo studente manda la documentazione a più di un college). Il tipico dossier comprende: la media dei voti, con le indicazioni dei corsi speciali di cui si diceva; il curriculum, che non riassume soltanto la carriera scolastica, ma elenca anche eventuali attività di rilevanza sociale (sportive, artistiche, di volontariato); un saggio di auto-presentazione; lettere di referenza dei professori (per favore evitiamo la traduzione "lettere di raccomandazione", perché questo termine italiano è ormai irrimediabilmente corrotto); facoltativamente, lo studente può includere riproduzioni di sue opere artistiche, film, video di sue performance e simili.

A questo punto il destino universitario dello studente è nelle mani della commissione che in ogni singolo college è preposta alle ammissioni − commissione il cui giudizio è insindacabile e che non viene motivato in forma esplicita. La commissione valuta tutti gli elementi di cui si è detto, più alcuni fattori non ufficialmente riconosciuti, ma la cui esistenza non è un segreto per nessuno. In sostanza ogni college, soprattutto i college della "Lega dell'Edera", decide per conto suo quale sia la combinazione di fattori scolastici, sportivi, geografici, etnici che possano meglio contribuire a creare una popolazione studentesca diversificata. La formula burocratica oggi alla moda parla di "un processo di ammissione olistico", ma questo è essenzialmente un eufemismo per designare una forma di lottizzazione: la cui base comunque, nei migliori college, è sostanzialmente meritocratica. Perché, "sostanzialmente"? Perché ci sono due precisazioni importanti da fare.

In primo luogo, i grandi college accelerano e anticipano il loro processo di selezione mandando, quando si avvicina la scadenza delle scelte, in giro per i licei loro rappresentanti che si offrono di intervistare studenti interessati a quel college − e se la loro impressione dall'intervista risulta favorevole, il college si dichiara pronto ad ammettere anticipatamente, con borse, gli studenti in questione. Queste "ammissioni anticipate" sono rivolte soprattutto agli studenti che mostrano promessa come atleti, dunque potrebbero entrare nelle squadre sportive da cui dipende in buona parte l'immagine dell'università in questione − ed ecco che il concetto di meritocrazia viene inteso in senso elastico, al di là dell'elemento accademico (una professoressa di scuola preparatoria mi descriveva il misto di soddisfazione e delusione da lei provato quando ha saputo che la sua migliore studentessa, cui lei aveva trasmesso l'amore della letteratura, era stata ammessa in anticipo a una grande università − ma non sulla  base della sua promessa come studiosa, bensì come rematrice da competizione…).



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