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SCUOLA/ Feuerstein, non c'è educazione senza felicità

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Reuven Feuerstein (1921-2014) (Immagine d'archivio)  Reuven Feuerstein (1921-2014) (Immagine d'archivio)

Infine ha dimostrato che per educare è necessario tradurre, trasportare, portare con sé il significato che le cose hanno. «Professor Feuerstein – gli chiesi un giorno – in Italia quello che lei definisce "significato" viene tradotto e spiegato nei modi più diversi, irriconducibili l'uno all'altro. Per lei in che cosa consiste esattamente il "significato" al quale educare?». E lui mi rispose: «The meaning of life»: un senso dell'esistere mio, dell'altro, delle cose, del reale. Senza un senso del reale non si introduce al reale, non si educa. Chi vive senza un senso della vita, del proprio esistere, dell'esistere delle cose, non è perché non ne abbia il bisogno – diceva −, ma perché quel bisogno in lui, non trovando risposta, nel tempo si è assopito. Eppure rimane lì, strutturalmente presente, strutturalmente definitorio dell'umano, aperto a qualsiasi ipotesi da verificare, che, lontano dall'essere un'imposizione, sarà invece l'unica occasione data a ciascuno per andare alla ricerca di una risposta vera, personale, inalienabile, al proprio bisogno di senso (significato).

E Reuven Feuerstein capì così perfettamente che queste (intenzionalità e reciprocità, trascendenza, significato) sono le tre condizioni che salvano l'umano nell'uomo, anche fuoriuscito da un campo di sterminio, da passare l'intera vita a costruire gli strumenti di un lavoro che rende la ragione capace di allargarsi oltre la percezione immediata delle cose, fino a coglierne il senso. 

Costituiscono quindi l'eredità che egli ci ha lasciato il suo Instrumental Enrichment Program, l'insieme degli strumenti classici (età scolare) e nuovi (età prescolare e scolare di base) per lo sviluppo cognitivo; il suo Learning Propensity Assessment Device, l'insieme degli strumenti per la valutazione dinamica dell'attitudine o della predisposizione dell'uomo ad imparare; la sua Cognitive Map, l'insieme degli elementi implicati nel processo conoscitivo (un contenuto; un linguaggio che lo veicola; un livello di complessità al quale lo si considera; un'operatività elaborativa e astrattiva implicata; una funzionalità dell'intero processo), oltre alle sue Theoretical and Conceptual Foundations, ad esempio la dimostrazione che le capacità elaborative e astrattive della ragione non sono qualcosa di geneticamente fissato, ma strutturalmente modificabile entro l'esperienza, se viene resa possibile da qualcuno che educhi davvero (Shaping Modifying Environments).

Da ultimo Feuerstein ha in parte intuito, ma in parte anche spiegato, il ruolo conoscitivo che, nell'allargarsi della ragione e nel suo diventare capace di adeguarsi, di avvicinarsi al dato di realtà, ricoprono la dipendenza dallo stesso dato; la considerazione dei bisogni dell'uomo implicato nella conoscenza; l'energia conoscitiva del sentire o del sentimento, cioè dell'interesse, della commozione, dello stupore, della meraviglia; la capacità indagatrice della domanda; infine la progressione verso la totalità del dato, ovvero – come scriveva il matematico Francesco Severi – la funzionalità di quanto di volta in volta si conosce a un assoluto che si oppone «come barriera elastica al suo superamento con i mezzi conoscitivi».



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