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SCUOLA/ La storia del '900? Certe leggi non fanno parte del "mondo reale"…

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Ma solo docenti di storia perché, per intanto, insegnamenti di economia nelle quinte non ne sono previsti, poco nel vecchio ordinamento e per nulla nelle quinte "riordinate". Bisognava farlo sapere l'anno scorso e bisognerà farlo sapere per il prossimo futuro agli estensori delle tracce ed agli scrittori di articoli che bacchettano i docenti obsoleti.

Ora, però, proviamo ad immaginare cosa avrebbe dovuto fare il docente "mondano" nella visione di Cominelli ed il docente attento alla cornice normativa rinnovata nella visione di Fassorra. Le Indicazioni nazionali citate dalla Fassorra avrebbero aiutato? Non credo proprio, perché per inquadrare un tema come quello in termini non generici o puramente storicistici servono conoscenze di ambito specialistico. Ad uso del lettore riporto testualmente il riferimento presente nelle Indicazioni nazionali sul tema: "la svolta socio-culturale di fine Novecento: informatizzazione e globalizzazione". Le Indicazioni nazionali, in ogni caso, ancorché non prescrittive non possono, però, essere interpretate come il viatico per il docente "tuttologo".

Quindi nell'esempio riportato, programmi o Indicazioni per me pari sarebbero stati, persino al di là della vigenza delle une rispetto agli altri.

Se poi, come fanno Fassorra in misura maggiore e Cominelli meno, non ci riferiamo solo allo specifico della storia ma affrontiamo un discorso di carattere generale sui cambiamenti non percepiti e passiamo per esempio a considerare le seconde prove a carattere tecnico, il discorso diventa ancora più ostico per i sostenitori del "nuovo che avanzerebbe" e dei detrattori dei "docenti frenatori". Perché prove nazionali costruite su conoscenze acquisite solo in parte o non acquisite nel caso di prove nazionali di tipo tecnico, in materie di indirizzo o di indirizzo professionale non sarebbero prove con buoni risultati. Ed allora, vista la previsione di prove nazionali, si ritorna, necessariamente, alla discussione relativa al valore legale del titolo di studio. 

Ma il thema decidendum della attuale discussione non è questo.

Allora non si può tracciare un profilo del docente arretrato e frenatore solo perché all'esterno non si percepisce che egli si trova ad abitare un edificio dalla struttura incoerente e composita.

Non si può proseguire nel "dalli al docente" che è la scorciatoia più semplice per non riflettere su un dato incontrovertibile: i decisori politici italiani, nella migliore delle ipotesi, hanno oscillato ed oscillano fra un ipotetico disegno riformatore caratterizzato da un provincialismo inconcludente, prova ne sia la discussione su temi come valutazione ed Invalsi, o da capolavori di approssimazione come il Clil (per non parlare, visto il tema di cui si discute, della barzelletta tragicomica della Geostoria a cui pure accenna il contributo di Scagliotti) ed un coerente disegno di smantellamento di senso comune della scuola pubblica statale (il tanto decantato riordino gelminiano caratterizzato da aporie anche relative all'esame di Stato che, inevitabilmente, verranno fuori il prossimo anno con le prime prove d'esame delle quinte riordinate) che passa anche attraverso la demolizione mediatica della struttura (giudicata come irriformabile e fonte di spesa improduttiva) e la demonizzazione della classe docente additata al pubblico ludibrio perché "fuori" dal nuovo mondo.



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COMMENTI
15/06/2014 - Contenitori e contenuti (2) (Franco Labella)

Visto, poi, che invochi la logica faccio osservare che la tua filosofica distinzione tra insegnamento e studio del Diritto ed Educazione alla legalità senza di esso ha un punto debole estremo. Tu neghi che sia possibile la seconda con motivazioni di generizzazione (i docenti solipsisti, i docenti pessimi esempi di rispetto delle regole) ed anche piuttosto offensive (ma come Bruschi a suo tempo non hai nè dati statistici nè conoscenza personale (manchi dalle aule, l'hai scitto tu, da più di 25 anni, un'eternità) per poter descrivere la scuola come una sentina di illegalità o di mancato rispetto delle regole. Ebbene se pensi che la scuola non abbia i crismi per poter essere la comunità educante alla legalità ed al senso civico, non ha alcun senso provare a spiegare la tua personale propensione all'idea che il mio collega di Matematica o di Arte possa validamente cooperare alla costruzione di modelli che possano formare la coscienza civica degli studenti. Ed allora resta solo l'insegnamento banale delle regole e di quella Costituzione che verifichi essere bellamente ignorata. La mia cattedra cioè, difesa molto elegantemente perché serve a me a farmi campare ed ai miei studenti a capire come vanno le cose in questo mondo. Magari capendo che se uno cita in maniera incongrua l'art. 72 , lo fa col piglio di Azzeccagarbugli e con l'idea che il latinorum impressiona assai. Ps: ricambio la tua dichiarata gentilezza e non linko dove hai scritto della storia del Diritto alle superiori

 
15/06/2014 - Contenitori e contenuti (1) (Franco Labella)

Il tema in discussione (purtroppo) non è l'insegnamento del Diritto ma quello della Storia del 900 in rapporto agli Esami di Stato. Cominciamo, perciò, ad accordarci sugli ambiti di discussione. Io non insegno storia ed il mio modesto contributo (criticabile quanto vuoi ma nel merito di quello che ho scritto qui e non altrove) era finalizzato a spiegare la situazione di sistema che secondo me giustifica il tono accorato e sofferto di Mereghetti e rende poco congrue, a mio parere, le posizioni tue e della Fassorra. Scritto questo però, non mi faccio sfuggire la ghiotta occasione. Sai benissimo che dopo il riordino gelminiano il problema non è dove collochiamo l'insegnamento del Diritto. Esso, semplicemente, è stato espunto. Quindi collocalo dove vuoi (peraltro la mia formazione universitaria (Scienze politiche e non Giurisprudenza) renderebbe assai coerente la tua proposta) ma battiti, se ci tieni tanto a differenziarti dai Bruschi e dalle Gelmini, perchè se ne riparli. L'enciclopedismo, in ogni caso ed in questo caso, non c'entra proprio nulla e una persona intelligente se ne rende conto quotidianamente. Ti segnalo, giusto a sostegno di questo, l'articolo che ho pubblicato oggi sull'Unità on line. Se avrai la bontà di leggerlo, sappi che lì non ti posso rispondere perché, siccome sono passatista, non sto su Fb. Non ho l'abitudine di sottrarmi alla confutazione delle argomentazioni altrui ma noto che non hai risposto a nessuna delle cose che ho scritto nell'articolo.

 
15/06/2014 - LA LOGICA E LA COMPETENZA (GIOVANNI COMINELLI)

Ritengo che il Diritto, così come molte altre discipline, dovrebbe essere studiato in un ambiente epistemologico di tipo storico (mentre all'Università più in un ambiente epistemologico teoretico). So benissimo che non si fa Storia del Diritto alle superiori, avendoci insegnato per parecchi anni. So anche, tuttavia, che dobbiamo ridurre il numero di materie e la loro parcellizzazione, riorganizzando i saperi attorno a QUATTRO LABORATORI. Opinioni opinabili, si intende. E' ora di finirla con l'Enciclopedia, la cui unica ratio effettiva è la moltiplicazione delle cattedre. Capisco che tu difenda la tua. Ma potresti farlo in modo più... elegante:-) Sul resto: dire che io sarei lontano anni luce dalla scuola reale, vero o falso che sia, non ti esime, ahite!, dall'entrare nel merito delle argomentazioni che propongo. Purtroppo essere dentro o fuori dalla scuola non garantisce la fondatezza delle argomentazioni di nessuno, comprese le tue. Chi usa l'argomento dell'incompetenza con un interlocutore sostituisce l'attacco alla persona alla demolizione logica dei suoi argomenti. Ai fini del dibattito questa seconda via resta l'unica. L'altra è pur sempre segnale di debolezza logica. Amen! PS. Commentare un tuo articolo, invece che un tuo commento, mi sembrava un gesto di attenzione. In ogni caso, poco male: articoli e commenti sul tema della didattica del '900 sono decisamente intrecciati.

 
14/06/2014 - Cominelli !!! (Franco Labella)

In effetti sono anni che rispondi alle mie osservazioni a casaccio. Anche ora stai commentando un articolo in cui, come è agevole constatare leggendolo, non ci sono le argomentazioni citate nel tuo commento. Esse sono contenuto, invece, in un mio commento al tuo articolo. Ed allora, per discutere, serve, quanto meno, ascolto, ordine, precisione e pertinenza. Per il florilegio delle cose che hai scritto sull'insegnamento del Diritto, per fortuna, ci sono gli archivi del Sussidiario e quindi risparmio al lettore i link relativi. L'unico dato che non smentisci di quanto ho scritto (e come potresti?) è che riempi paginate (pregevoli sotto il profilo culturale, per carità, mai criticate peraltro) con supreme amenità del tipo che scrivi che alle superiori si studierebbe la storia del Diritto (ma quello avviene all'Università) e questo è indice della tua lontananza dal mondo reale della scuola. Quanto poi a lucignoli e Grilli: in genere la fantasia la esercita chi è lontano dal mondo reale. E tu, dalla scuola reale, lo sei per anni luce. In ultimo: se non gradisci i commenti potresti magari scrivere altrove perché (e da anni riconosco al Sussidiario, dalla cui area culturale sono dichiaratamente lontano, pubblicamente questo enorme pregio) qui hanno, per fortuna, cittadinanza e favoriscono la partecipazione del lettore. Se poi uno vuole solo commenti favorevoli (e mi ricordi una analoga aspettativa della Aprea per 1 commento) puoi sempre scriverteli. Qui non censurano...

 
14/06/2014 - LABELLAAA!:-) (GIOVANNI COMINELLI)

In effetti, sono anni che intervieni sui miei articoli, sempre un po' a casaccio. 1. Infatti, per restare all'ultimo: mai sostenuto che Diritto e Economia debbano stare alla larga dalle competenze-chiave. Penso che tale insegnamento debba appartenere al Dipartimento di storia, uno dei quattro in cui si dovrebbe organizzare la Didattica, secondo la scansione delle QUATTRO COMPETENZE-CHIAVE. Il DIPARTIMENTO-LABORATORIO DI STORIA dovrebbe trattare di storia economica, sociale, politica, filosofica, letteraria ecc… 2. Quanto all'EDUCAZIONE ALLA LEGALITA', continuo a pensare che essa non possa essere oggetto di una materia specifica, ma sia solo la risultante di conoscenze interdisciplinari e, soprattutto, di comportamenti diffusi nell'ambiente. In scuola in cui si respiri lassismo, faciloneria, ritardi, assenze ingiustificabili di insegnanti, solipsismo didattico, disinteresse per la politica e la dimensione pubblica, lì è difficile che ci sia un'educazione alla legalità. Si può invitare il Magistrato o l'eroe della lotta alla mafia o all'usura. Ma l'educazione alla legalità è qualcosa di molto più serio, di quotidiano. 3. Ogni volta che si mettono in discussione pigrizia e conservatorismi del personale della scuola, insorgono le vestali del lucignolo spento, capitanate da Labella. Fortunatamente, alcuni interventi sul tema del '900 hanno dimostrato che si può coprire il '900 e anche il 2000.