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SCUOLA/ Delfino (Disal): apprendistato, i veri "apprendisti" stanno al ministero

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Per esempio il testo non dice nulla sulle necessarie coerenze tra curricolo scolastico e percorsi sperimentali: questi sostituiranno le normali attività laboratoriali svolte a scuola? che fine faranno le esperienze di alternanza scuola-lavoro previste dalla norma vigente, di cui non c'è addirittura alcun riferimento nel Decreto? non se ne prevede più l'inserimento nel curricolo formativo dello studente? l'utilizzo dell'esperienza di apprendistato nella terza prova dell'esame di maturità a quale disciplina farà riferimento? riguarderà tutta la classe (negli istituti professionali e tecnici anche gli altri alunni fanno stage) o solo gli studenti che faranno il contratto di apprendistato?

Il decreto, poi, accenna all'utilizzo delle quote di flessibilità – previste dai vigenti Regolamenti di riordino dei tecnici e professionali – a disposizione degli istituti come ulteriori articolazioni delle aree di indirizzo (D.I. 24/04/2012 e D.I. 7/10/2013), ma ne vincola l'utilizzo al "limite delle dotazioni organiche, senza determinare esuberi di personale", rendendone di fatto quasi impraticabile l'applicazione. 

Nulla viene detto, ancora, nonostante lo preveda il comma 2 dell'art. 8-bis della legge di riferimento, sul numero minimo di attività curricolari che lo studente deve seguire: un alunno di un istituto tecnico o professionale potrebbe andare, quindi, durante l'anno scolastico, in contratto di apprendistato anche per 5 o 6 mesi? ma, allora, cambieranno anche le quote di organico docenti assegnate alle scuole in relazione al progetto di alternanza?

Nel decreto non è chiara neppure la doppia figura dello studente e dell'apprendista, quando è noto il divieto nei contratti di apprendistato che chi inizia a lavorare frequenti corsi di studio a ordinamento secondario: attualmente le norme sull'apprendistato prevedono che possano essere assunti con tale contratto di terzo livello solo giovani tra i diciotto e i ventinove anni, mentre si sa che nelle classi quarte accedono anche studenti che hanno 17 anni.

Dal punto di vista delle aziende aumentano, poi, considerevolmente, nella bozza di decreto, anziché semplificarsi, i vincoli, gli obblighi, le prescrizioni, i documenti che esse dovranno produrre senza riceverne nulla in cambio, dando per scontata, nei fatti, una loro presunta disponibilità a svolgere una sorta di "volontariato economico", pur sapendo le difficoltà finanziarie ed organizzative in cui, oggi, navigano le stesse imprese. 

Senza voler dir nulla di più circa il fatto che tutto il decreto è, guarda caso, ispirato al classico centralismo statale impegnando addirittura tre ministeri a stipulare il "protocollo di intesa con le aziende" (uno per ciascuna impresa italiana?), tagliando fuori in modo clamoroso l'altro soggetto implicato che sono le Regioni e, soprattutto, dimenticando, fatto grave, la soggettività giuridica che il titolo V della Costituzione riconosce alle singole istituzioni scolastiche.



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COMMENTI
11/06/2014 - CVD - Piove sul bagnato (Franco Labella)

Il caso vuole che ilsussidiario.net ospiti un mio contributo che ha per tema conduttore esattamente quello che segnala Delfino: la scarsa aderenza alla realtà di provvedimenti normativi adottati in tema di educazione e scuola. Che scrivere? Che la mano destra ignora quello che ha vergato la mano sinistra in altre norme? Che il pressapochismo regna sovrano? Che gli uffici legislativi sono un po' disattenti al coordinamento normativo? No, a scanso di querele la sostanza è piu' scarna: siamo in Italia. Con buona pace di Renzi e del renzismo anche governativo. E, soprattutto, magari arriveremo a "copiare" l'estero quando l'estero avrà cambiato i propri punti di partenza. Si chiamerebbe provincialismo ed anche questo è già scritto. CVD.