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SCUOLA/ Il '900? Cari docenti, "dichiaratevi" e non farete ideologia

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Achille Occhetto e Alessandro Natta, segretari del Pci (Infophoto)  Achille Occhetto e Alessandro Natta, segretari del Pci (Infophoto)

Augurio al quale si associa Grazia Fassorra, ex insegnante di storia e preside di Liceo, che esorta, con un suo appassionato e autorevole intervento, ogni professore di storia ad esercitare il suo compito con il massimo di autonomia, anche se questa scelta non esclude l'anzidetto "rischio di indottrinamento".

Da divulgatore storico quale sono ormai da più di quarant'anni, mi sento di condividere pienamente il rammarico del professor Mereghetti e le sue scelte in tema di tecniche di apprendimento. E lo faccio ricordando un lontano, lontanissimo episodio della mia giovinezza. Genova, Liceo classico D'Oria, anno scolastico 1952-53. Ho soltanto 16 anni, ma si vede che il virus del giornalismo mi ha già assalito. Siamo un piccolo gruppo di compagni di classe, tra cui Domenico Fisichella, e abbiamo dato vita ad un periodico che ha per testata Granum Salis. Ognuno scrive a penna il suo articolo e poi provvedo io ad arricchirli di disegni e illustrazioni e a batterli a macchina sulla "matrice", che poi trasporto al ciclostile dell'ufficio dove lavora mio padre per tirarne, alla chetichella, una cinquantina di copie da distribuire poi all'ingresso del liceo. 

Una mattina, succede il finimondo. Qualche giorno prima (il 20 novembre di quel 1952) è morto Benedetto Croce e io non ho saputo trattenermi dallo scrivere un velenoso "coccodrillo" accusando di viltà il grande filosofo appena scomparso, che non ritenne mai di doversi opporre alle sanguinose vendette del dopoguerra, e confrontando il suo atteggiamento con quello ben più coraggioso di Giovanni Gentile, assassinato dai Gap proprio perché auspicava la pacificazione. Come sempre, firmai l'articolo con il mio pseudonimo dell'epoca: "Fra' Cicoria". Ebbene, il nostro professore di storia e filosofia, Emanuele Gennaro, entra in classe agitando una copia del Granum Salis e urla: «Mi dicono che questa roba è uscita da questa classe! Voglio sapere chi è "Fra' Cicoria"!». Mi viene freddo, ma non posso nascondermi. Mi alzo e confesso: «Sono io…». Gelo. Gennaro tace per un istante, poi emette il suo giudizio, che non potrò mai dimenticare: «Il tuo scritto è fascista, donchisciottesco e senile!». Ebbene, tra me e il compianto professor Gennaro, grande filosofo, autore di opere indimenticabili come Frammenti sulla morte e massimo elaboratore del concetto di "solipsismo", si stabilirà negli anni un rapporto di reciproca stima che si concluderà con una vera amicizia. 

Se ho spolverato questo antico e per me commovente ricordo non è per un eccesso di "solipsismo", ma per associarmi al prof. Mereghetti e al suo invito agli studenti a valutare criticamente quello che imparano da lui. Perché «non ha svolto il programma ministeriale, ma ha fatto storia». Da cui un appello: più autonomia ai prof! Altrimenti – come direbbe George Santayana − «chi non conosce la storia è condannato a ripeterla».



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COMMENTI
12/06/2014 - D'ACCORDO! (GIOVANNI COMINELLI)

Ordunque: 1. se uno dichiara di essere un bravissimo docente di storia e non fa arrivare i ragazzi fino al 2014, può darsi che sia bravo sul piano tecnico-didattico, ma non certo "giusto" su quello culturale e educativo. 2. Arrivare fino al 2014 è una scelta "ideologica"? Di sicuro è ideologico non arrivarci. Quando infuriavano le ideologie (nel '900 appunto!), c'erano insegnanti - per lo più cattolici - che passavano gli anni sul Medioevo e insegnanti, laico-illuministi-marxisti, che sfottevano il Medioevo in nome della contemporaneità. Solo che un insegnante non ha diritto di sacrificare un pezzo di storia europea, Medioevo o '900 che sia, al proprio Ego ideologico strabocchevole: è una scelta di sopraffazione ideologica, è immorale. Fortunatamente, sono sempre esistiti docenti equilibrati, quali che fossero le loro idiosincrasie ideologiche, che offrivano l'intero della storia europea, "disoccultando" e dichiarando la propria metafisica soggiacente. Il mio prof. era un prete (ebbene sì, ho studiato fino a 20 anni in un Seminario!) fermo all'intransigentismo e al Sillabo di Pio IX, ma non si è mai sognato di tacere sulla contemporaneità. Era il 1959/60. 3. Gli esami di maturità erano severissimi ai miei tempi, sia quando li ho subiti sia quando li ho presieduti. La pressione delle Commissioni era assai più cogente di adesso. Pertanto chi non arriva al 2014 accampa solo alibi per difendere scelte ideologiche a monte. Perché non confessarlo?!

 
12/06/2014 - Vero! (Gianni MEREGHETTI)

La ringrazio, la ringrazio tantissimo, avere a fianco della mia battaglia lei è un grande onore e una grande certezza di essere sulla strada giusta. C'è da combattere una battaglia di grande importanza, si deve rendere mentalità di tutti quella che è una concezione aperta della storia quale quella che lei comunica e in modo così appassionato e coinvolgente. La scuola è una palestra, e dentro la scuola non si riesce a fare tutto, per questo il criterio di valutazione della scuola non è quanto fa, ma se apre la mente verso la realtà, qui sta la questione decisiva della scuola, aprire la ragione al mondo. Poi si vede quello che ogni ragazzo o ragazza mette in atto, lo si vede poi e non per quello che sa, ma soprattutto per quello che vuol sapere. Io da lì vedo se ho avuto successo nell'insegnamento, se ho acceso quella curiosità di cui vibra la loro ragione, non se vi ho risposto, non ne sono in grado, ma se li ho lanciati a conoscere qualcosa di più di quel che io riesco dare a loro. Sono commosso in questi giorni dalle tesine che i miei studenti stanno preparando e questo perché mi superano alla grande! Grazie!