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SCUOLA/ Il '900? Cari docenti, "dichiaratevi" e non farete ideologia

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Achille Occhetto e Alessandro Natta, segretari del Pci (Infophoto)  Achille Occhetto e Alessandro Natta, segretari del Pci (Infophoto)

Ho seguito con interesse l'appassionante dibattito sull'insegnamento della storia nelle scuole superiori, cui ha dato inizio, il 29 maggio scorso, il professor Gianni Mereghetti con un suo coraggioso ed esemplare intervento su ilsussidiario.net nel corso del quale si scusava – in un certo senso – con i suoi studenti di terza liceo per non essere riuscito a portare a temine l'insegnamento della storia del Novecento. 

Mereghetti non nascondeva di sentirsi amareggiato per quella carenza, peraltro imputabile al fatale ed inevitabile conflitto tra le direttive ministeriali e le esigenze di un apprendimento storico esaustivo e completo. E confessava di provare imbarazzo e amarezza «perché amo la materia e non riesco a svolgerla in modo nozionistico, o a pillole», come pretendono i programmi ministeriali.

Oggi la scuola chiede: 1. di semplificare l'insegnamento della storia, 2. di rimanere a livello generale, 3. di non soffermarsi ad analizzare gli eventi. Ma c'è di peggio: a partire dall'anno prossimo, le tre ore settimanali dedicate all'insegnamento della storia diventeranno due. Il che, di fatto, impedirà, nella maniera più assoluta, di impegnare gli allievi in esperienze coinvolgenti come l'apprendimento della storia non soltanto leggendo freddi manuali calendaristici, ma anche guardando appassionanti documentari storici, o anche opere cinematografiche che coinvolgono ben più approfonditamente gli studenti, come Mereghetti ha constatato (e ci ricorda) quando ha proiettato capolavori come "La masseria delle allodole" (sul genocidio degli Armeni) o "Il delitto Matteotti", o alcune puntate de "La storia siamo noi", dell'ottimo divulgatore Giovanni Minoli. 

Numerosi gli interventi seguìti all'articolo di Mereghetti. Uno, in particolare, mi ha colpito e mi ha lasciato basìto. È stato quando Giovanni Cominelli ha rievocato un suo recente incontro con un gruppo di maturandi di terza liceo. Nessuno che fosse in grado di rispondere anche ad una sola di questa domande: Cos'è l'Assemblea costituente? Chi era Aldo Moro? E De Gasperi? E Sturzo? Alla domanda: «Quando fu eretto il muro di Berlino?», una sola risposta. Agghiacciante: «1989». Ovvero, la data non della creazione, ma del crollo (del muro e del comunismo). Altra domanda: «Chi ha varato la Costituzione?». Risposta: «Berlusconi nel 2002». Pazzesco.

Ignorano la storia perché non sono interessati all'argomento? Niente affatto, anzi: sono interessatissimi – dice Cominelli – soprattutto alla seconda metà del Novecento, ovvero alla storia recente, diciamo pure attuale. Ma un prof che volesse approfondire gli argomenti, ben difficilmente riuscirebbe a rinunciare ai suoi orientamenti politico-ideologici. Con la conseguenza di incorrere nel rischio di indottrinamento ideologico degli allievi. Sì, il rischio c'è, ammette Cominelli. Ma è peggio l'ignoranza crassa che abbiamo appena descritta. E conclude formulando l'augurio che gli stessi docenti di storia diano inizio ad una battaglia affinché ai ragazzi non venga sottratto il presente storico. 



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COMMENTI
12/06/2014 - D'ACCORDO! (GIOVANNI COMINELLI)

Ordunque: 1. se uno dichiara di essere un bravissimo docente di storia e non fa arrivare i ragazzi fino al 2014, può darsi che sia bravo sul piano tecnico-didattico, ma non certo "giusto" su quello culturale e educativo. 2. Arrivare fino al 2014 è una scelta "ideologica"? Di sicuro è ideologico non arrivarci. Quando infuriavano le ideologie (nel '900 appunto!), c'erano insegnanti - per lo più cattolici - che passavano gli anni sul Medioevo e insegnanti, laico-illuministi-marxisti, che sfottevano il Medioevo in nome della contemporaneità. Solo che un insegnante non ha diritto di sacrificare un pezzo di storia europea, Medioevo o '900 che sia, al proprio Ego ideologico strabocchevole: è una scelta di sopraffazione ideologica, è immorale. Fortunatamente, sono sempre esistiti docenti equilibrati, quali che fossero le loro idiosincrasie ideologiche, che offrivano l'intero della storia europea, "disoccultando" e dichiarando la propria metafisica soggiacente. Il mio prof. era un prete (ebbene sì, ho studiato fino a 20 anni in un Seminario!) fermo all'intransigentismo e al Sillabo di Pio IX, ma non si è mai sognato di tacere sulla contemporaneità. Era il 1959/60. 3. Gli esami di maturità erano severissimi ai miei tempi, sia quando li ho subiti sia quando li ho presieduti. La pressione delle Commissioni era assai più cogente di adesso. Pertanto chi non arriva al 2014 accampa solo alibi per difendere scelte ideologiche a monte. Perché non confessarlo?!

 
12/06/2014 - Vero! (Gianni MEREGHETTI)

La ringrazio, la ringrazio tantissimo, avere a fianco della mia battaglia lei è un grande onore e una grande certezza di essere sulla strada giusta. C'è da combattere una battaglia di grande importanza, si deve rendere mentalità di tutti quella che è una concezione aperta della storia quale quella che lei comunica e in modo così appassionato e coinvolgente. La scuola è una palestra, e dentro la scuola non si riesce a fare tutto, per questo il criterio di valutazione della scuola non è quanto fa, ma se apre la mente verso la realtà, qui sta la questione decisiva della scuola, aprire la ragione al mondo. Poi si vede quello che ogni ragazzo o ragazza mette in atto, lo si vede poi e non per quello che sa, ma soprattutto per quello che vuol sapere. Io da lì vedo se ho avuto successo nell'insegnamento, se ho acceso quella curiosità di cui vibra la loro ragione, non se vi ho risposto, non ne sono in grado, ma se li ho lanciati a conoscere qualcosa di più di quel che io riesco dare a loro. Sono commosso in questi giorni dalle tesine che i miei studenti stanno preparando e questo perché mi superano alla grande! Grazie!