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SCUOLA/ Un prof: per fare il '900 (tutto) occorre il coraggio di scegliere

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11 settembre 2001, l'attacco al WTC (Infophoto)  11 settembre 2001, l'attacco al WTC (Infophoto)

Poi possiamo imprecare che abbiamo poco tempo, che la colpa non è nostra ma dei programmi e dei ministri che non capiscono quanto è importante la nostra materia (del resto, lo fanno i docenti di tutte le discipline, se il ministero comprendesse l'importanza di tutte faremmo almeno sessanta ore di scuola alla settimana, non trenta). Però io insegno oggi, in queste condizioni; e voglio essere io a scegliere, a decidere come muovermi: oggi, in queste condizioni, senza aspettare la scuola ideale che verrà forse quando sarò morto. Posso sbagliare, posso sacrificare cose che invece sarebbero fondamentali, aiutatemi a giudicare; ma preferisco sbagliare io, e prendermi io la responsabilità dei miei errori, e cambiare (lo faccio praticamente ogni anno) quando mi accorgo che ho sottovalutato una cosa e sopravvalutato un'altra.

Sono d'accordo con Gianni, un bravo professore non è quello che ha fatto tutti i capitoli, ha fatto scorrere davanti agli occhi dei suoi alunni tutte le date e i personaggi e i fenomeni dalla preistoria a oggi. Un bravo professore è uno che almeno in alcuni episodi è riuscito a far vedere loro l'umanità che c'è in gioco, i problemi, i criteri, i valori, le scelte che uomini e donne hanno fatto; così loro cominciano a intuire che se oggi l'Italia, l'Europa, il mondo sono fatti in un dato modo è perché ieri – un secolo fa, mille anni fa – qualcuno ha fatto certe scelte, ha preso certe strade, ha cominciato a costruire in una direzione piuttosto che in un'altra.

Mi permetto un'osservazione più generale sul metodo dell'insegnamento della storia, che molti non condivideranno, ma la mia esperienza è questa. Noi tutti siamo cresciuti dentro un'immagine lineare della storia, dal 3000 a.C. a ieri; ma non è realistica. La storia si impara a partire da un punto, da una questione, da una vicenda che diventa interessante; e da lì si comincia ad andare avanti e indietro, a cercare di capire da dove arriva e che cosa ha prodotto. Faccio un solo esempio. Il 17 settembre del 2009 c'è stato il massacro dei soldati italiani in Afghanistan. I ragazzi non sapevano niente, non avevano gli strumenti minimali per capire da dove sbucasse quell'evento; era proprio l'inizio dell'anno, e io ho colto la palla al balzo: abbiamo fatto la nascita dell'islam, le crociate, Lepanto e Vienna, la prima guerra mondiale con la fine dell'impero ottomano, le Torri gemelle… non c'è stato argomento che i ragazzi abbiano imparato di più. Poi, a partire da lì, abbiamo ricostruito gli altri argomenti che avevamo solo sfiorato – che a questo punto erano diventati domande aperte – che rientravano nel "programma" dell'anno. Alla fine abbiamo anche ricostruito una cronologia "lineare" delle questioni; ma è il punto d'arrivo, non di partenza.



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COMMENTI
14/06/2014 - Piano con la storia (Valentina Timillero)

Non bisogna però confondere una lezione di storia con una generica -pur interessantissima - divagazione sull'attualità. Quella è sempre possibile, e un buon professore la sa fare. Come dice il professor Mereghetti, "insegnando storia qualsiasi argomento tu svolga ti apre al presente!". In questo senso conta poco arrivare alle primavere arabe (perché non alla caduta di Chavez?), all'invasione dell'Ucraina, all'assassinio di Marco Biagi. A proposito: se assecondiamo l'"ideologia del 2014" - perché di questo, paradossalmente, potrebbe trattarsi - cosa fai, spieghi in classe pure le carte che compromettono l'ex ministro Scajola, che diede a Biagi del "rompicoglioni"? Se un docente deve fare questo, tanto vale che lo faccia nei pomeriggi liberi, al bar, con gli studenti che lo seguono (lasciando agli altri la libertà di usare meglio il proprio tempo: alla fine dell'anno è prezioso). In attesa che il (bravissimo: ce ne fossero come lui) prof. Persico ci dia la verità sul caso Ustica, meglio consolidare lo studio del boom economico, no? A noi, nella lontana III liceo del '91, dicevano che un briciolo di distanza aiutava a capire le cose… Dire che serve la storia a capire l'oggi, è una banalità assoluta, e un bravo professore, avendo a disposizione dei bravi studenti (perché ci vogliono anche loro) questo lo fa capire anche facendo la rivoluzione francese: basta richiamare il 1917. Molto più sottile, e pericoloso (se non ideologico) è pretendere che per capire l'oggi io, docente, debba aver trasformato in lezione di storia le primarie di Renzi. Un bravo studente è in grado di parlarne (delle primarie di Renzi), 1. se ha un INTERESSE per le cose, ma per questo è necessario, innanzitutto, 2. che un bravo docente abbia fatto del suo meglio per ridestarlo in lui. Mostrandogli 3. un approccio sensato, ragionevole, agli avvenimenti, e una profondità, soprattutto senza ridurre (indebitamente) le lezioni di storia a lezioni sulla storia delle idee. Femo restando, come dicevo, che il "conversare sull'oggi" è sempre formativo e interessante. Apre prospettive, suscita punti di domande, interrogativi, stimola la riflessione, etc. ma DUBITO (vero professor Mereghetti, professor Persico?) che lo si possa chiamare (insegnare) storia. Gli storici mi correggano. Grazie

 
13/06/2014 - BOBO SI CHE SE NE INTENDE! (GIOVANNI COMINELLI)

1. Sì, il professore non viene travolto dai programmi: sceglie! E se non completa il '900 e gli anni 2000, non capita per "destino cinico e baro", ma perché ha fatto una scelta culturale. Sulla quale non può piangere lacrime di coccodrillo alla fine dell'anno. O la difende o la cambia! 2.Tutti noi siamo mossi dalle domande del presente. E qui scatta la differenza tra l'ambiente scolastico e quello dei media, schiacciato sul presente piatto. Perché nella scuola, tu parti per es. dalla primavera araba, e dai ai ragazzi gli strumenti per capire, andando all'indietro fino all'Egira. Partire da Adamo e Eva per arrivare al presente, è un procedimento accademico, che confonde l'ordine meccanicamente cronologico con quello logico e gnoseologico. Non è affatto un ordinamento ideologicamente neutrale della storia. C'è tutta la filosofia illuministico-hegeliana-marxiana della storia quale implacabile ascesa verso il presente luminoso, nel quale il razionale è reale e, soprattutto, il reale è razionale e la Storia coincide con la piena realizzazione dell'Assoluto, chiunque sia. Di qui Programmi e la didattica della storia (politica, filosofica, letteraria - vedi alla voce De Sanctis!) in tutte le scuole d'Europa, la nostra compresa. Alla mia generazione venne imposta, i ragazzi di oggi la rifiutano. Bobo dimostra che si possono lo stesso rispettare i Programmi, senza soggiacere all'ideologia che sta dietro: basta rovesciarli! Più contenti i ragazzi, meno frustrati gli insegnanti.

 
13/06/2014 - Ancor più lacerante la ferita! (Gianni MEREGHETTI)

Grazie carissimo Roberto, grazie di aver affondato il coltello sulla mia grave incapacità, grazie di aver fatto emergere la questione più importante che quanto mai mi riguarda e che mi fa stare di fronte ai miei studenti grato di aver imparato da loro e nello stesso tempo consapevole della mia fragilità. Sì, caro Roberto, la questione dell'insegnamento della storia è quella che tu poni, cioè che insegnando storia qualsiasi argomentio tu svolga ti apre al presente! Io questo lo faccio, leggendoti mi è venuto in mente quante volte faccio così, sempre! Però il dramma è che lo faccio io, ma non lo faccio diventar metodo per i miei studenti, qui è la questione. Ti ringrazio perché me l'hai fatta vedere in modo chiaro e puntuale, è su tale questione che si deve lavorare e con una sempre più decisa impostazione laboratoriale del programma di storia. Perché non basta che io apra al presente quando faccio la crisi del trecento o la scoperta dell'America, il punto e' che cosa scatta in ogni studente, che lavoro apra sull'oggi. Lì, è lì che ho tanto da imparare! Si apre così qualcosa di tanto interesse e fascino, la storia come punto di apertura sulla contemporaneità, non il vecchio adagio della storia come maestra di vita, ma che il mio sguardo al presente sia segnato dalla memoria! Una prospettiva nuova, veramente nuova.