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SCUOLA/ Un prof: per fare il '900 (tutto) occorre il coraggio di scegliere

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11 settembre 2001, l'attacco al WTC (Infophoto)  11 settembre 2001, l'attacco al WTC (Infophoto)

Sono amico di Gianni Mereghetti, che ha lanciato su queste pagine la provocazione sulla storia del Novecento. Gli invidio molte cose, il bene che vuole ai suoi ragazzi, la capacità di stare con loro, la passione e la competenza che ha per il cinema (io che sono praticamente un analfabeta dell'immagine). Sono totalmente d'accordo con lui che la storia non si può fare "in pillole", che occorre cercare di far vedere ai nostri alunni la carne e il sangue, la vita, l'eroismo, la fatica, gli errori degli uomini e delle donne che hanno sudato prima di noi, che bisogna cercar di mostrare la realtà palpitante che sta dietro e sotto le astrazioni a cui troppo facilmente la storia è ridotta. E so molto bene (abbiamo perfino fatto un manuale per il biennio che cerca di stare a questo criterio) che questo richiede tempo, tanto tempo, perché è molto più rapido recitare una formuletta riassuntiva che entrare nei dettagli vivi di quel che ci sta dentro.

Però io da molti anni finisco il programma di storia con le Torri gemelle, o con la guerra in Afghanistan, o con il dibattito sulla legge elettorale italiana, e così via. Settimana scorsa a quelli di quarta ho promesso che l'anno prossimo arriveremo all'Ucraina. Come faccio? Semplice: scelgo. Scelgo a partire dalla terza: quando comincio con l'Anno Mille – che ci va un sacco di tempo, la maggior parte dei ragazzi crede ancora alla leggenda del "mille e non più mille" dell'Apocalisse, devi fargli leggere le fonti dell'epoca… - ho ben chiaro che voglio arrivare a oggi (o, almeno, a ieri). E allora mi chiedo: ma è proprio necessario che sappiano tutto il dettaglio – poniamo - degli scontri fra gli Stati italiani fra Duecento e Quattrocento? Che sappiano tutte le fasi della Guerra dei Trent'anni e l'elenco dei territori guadagnati e persi da ciascuno Stato nelle guerre del Settecento (tutte cose che canonicamente figurano nei nostri manuali e nelle verifiche della maggior parte dei miei colleghi)? Eccetera.

Certo, sono perfettamente consapevole del fatto che in questo modo io "sacrifico" le signorie del Rinascimento e la guerra dei Trent'anni, ma mi chiedo: che cosa è meglio sacrificare, la Guerra dei Trent'anni o quelle del Golfo? Le fazioni politiche dei comuni italiani o quelle della Seconda repubblica? Qualcuno fa, legittimamente, scelte diverse; ma dobbiamo essere consapevoli che, comunque, stiamo scegliendo: se scelgo di stare un mese sulle guerre del Settecento ho scelto di sacrificare le Torri gemelle, se scelgo di stare su guelfi e ghibellini ho scelto di non parlare di Berlinguer e di Moro.



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COMMENTI
14/06/2014 - Piano con la storia (Valentina Timillero)

Non bisogna però confondere una lezione di storia con una generica -pur interessantissima - divagazione sull'attualità. Quella è sempre possibile, e un buon professore la sa fare. Come dice il professor Mereghetti, "insegnando storia qualsiasi argomento tu svolga ti apre al presente!". In questo senso conta poco arrivare alle primavere arabe (perché non alla caduta di Chavez?), all'invasione dell'Ucraina, all'assassinio di Marco Biagi. A proposito: se assecondiamo l'"ideologia del 2014" - perché di questo, paradossalmente, potrebbe trattarsi - cosa fai, spieghi in classe pure le carte che compromettono l'ex ministro Scajola, che diede a Biagi del "rompicoglioni"? Se un docente deve fare questo, tanto vale che lo faccia nei pomeriggi liberi, al bar, con gli studenti che lo seguono (lasciando agli altri la libertà di usare meglio il proprio tempo: alla fine dell'anno è prezioso). In attesa che il (bravissimo: ce ne fossero come lui) prof. Persico ci dia la verità sul caso Ustica, meglio consolidare lo studio del boom economico, no? A noi, nella lontana III liceo del '91, dicevano che un briciolo di distanza aiutava a capire le cose… Dire che serve la storia a capire l'oggi, è una banalità assoluta, e un bravo professore, avendo a disposizione dei bravi studenti (perché ci vogliono anche loro) questo lo fa capire anche facendo la rivoluzione francese: basta richiamare il 1917. Molto più sottile, e pericoloso (se non ideologico) è pretendere che per capire l'oggi io, docente, debba aver trasformato in lezione di storia le primarie di Renzi. Un bravo studente è in grado di parlarne (delle primarie di Renzi), 1. se ha un INTERESSE per le cose, ma per questo è necessario, innanzitutto, 2. che un bravo docente abbia fatto del suo meglio per ridestarlo in lui. Mostrandogli 3. un approccio sensato, ragionevole, agli avvenimenti, e una profondità, soprattutto senza ridurre (indebitamente) le lezioni di storia a lezioni sulla storia delle idee. Femo restando, come dicevo, che il "conversare sull'oggi" è sempre formativo e interessante. Apre prospettive, suscita punti di domande, interrogativi, stimola la riflessione, etc. ma DUBITO (vero professor Mereghetti, professor Persico?) che lo si possa chiamare (insegnare) storia. Gli storici mi correggano. Grazie

 
13/06/2014 - BOBO SI CHE SE NE INTENDE! (GIOVANNI COMINELLI)

1. Sì, il professore non viene travolto dai programmi: sceglie! E se non completa il '900 e gli anni 2000, non capita per "destino cinico e baro", ma perché ha fatto una scelta culturale. Sulla quale non può piangere lacrime di coccodrillo alla fine dell'anno. O la difende o la cambia! 2.Tutti noi siamo mossi dalle domande del presente. E qui scatta la differenza tra l'ambiente scolastico e quello dei media, schiacciato sul presente piatto. Perché nella scuola, tu parti per es. dalla primavera araba, e dai ai ragazzi gli strumenti per capire, andando all'indietro fino all'Egira. Partire da Adamo e Eva per arrivare al presente, è un procedimento accademico, che confonde l'ordine meccanicamente cronologico con quello logico e gnoseologico. Non è affatto un ordinamento ideologicamente neutrale della storia. C'è tutta la filosofia illuministico-hegeliana-marxiana della storia quale implacabile ascesa verso il presente luminoso, nel quale il razionale è reale e, soprattutto, il reale è razionale e la Storia coincide con la piena realizzazione dell'Assoluto, chiunque sia. Di qui Programmi e la didattica della storia (politica, filosofica, letteraria - vedi alla voce De Sanctis!) in tutte le scuole d'Europa, la nostra compresa. Alla mia generazione venne imposta, i ragazzi di oggi la rifiutano. Bobo dimostra che si possono lo stesso rispettare i Programmi, senza soggiacere all'ideologia che sta dietro: basta rovesciarli! Più contenti i ragazzi, meno frustrati gli insegnanti.

 
13/06/2014 - Ancor più lacerante la ferita! (Gianni MEREGHETTI)

Grazie carissimo Roberto, grazie di aver affondato il coltello sulla mia grave incapacità, grazie di aver fatto emergere la questione più importante che quanto mai mi riguarda e che mi fa stare di fronte ai miei studenti grato di aver imparato da loro e nello stesso tempo consapevole della mia fragilità. Sì, caro Roberto, la questione dell'insegnamento della storia è quella che tu poni, cioè che insegnando storia qualsiasi argomentio tu svolga ti apre al presente! Io questo lo faccio, leggendoti mi è venuto in mente quante volte faccio così, sempre! Però il dramma è che lo faccio io, ma non lo faccio diventar metodo per i miei studenti, qui è la questione. Ti ringrazio perché me l'hai fatta vedere in modo chiaro e puntuale, è su tale questione che si deve lavorare e con una sempre più decisa impostazione laboratoriale del programma di storia. Perché non basta che io apra al presente quando faccio la crisi del trecento o la scoperta dell'America, il punto e' che cosa scatta in ogni studente, che lavoro apra sull'oggi. Lì, è lì che ho tanto da imparare! Si apre così qualcosa di tanto interesse e fascino, la storia come punto di apertura sulla contemporaneità, non il vecchio adagio della storia come maestra di vita, ma che il mio sguardo al presente sia segnato dalla memoria! Una prospettiva nuova, veramente nuova.