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SCUOLA/ Cosa vuol dire "tirare su" un figlio?

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Christian De Sica (Infophoto)  Christian De Sica (Infophoto)

Ma torniamo ai De Sica. Quarant'anni fa, nella grande hall del moderno aeroporto di Fiumicino si svolgeva una particolare forma di riconoscimento, apparentemente casuale, ma potente come un'antica benedizione. Christian De Sica la racconta nel suo libro Figlio di papà (Mondadori): "Mio padre mi diceva: vuoi fare l'attore? ….Ma che sei matto? Studia (...) Mio padre non voleva in nessun modo che io  facessi l'attore, e mai mi avrebbe aiutato, segnalato ad altri o fatto lavorare in un suo film. (…) Presa la maturità, bei voti, media dell'otto. Voglio fare il viaggio iniziatico, quello esistenziale (…). Destinazione Sudamerica. Caracas. (…) papà e mamma mi accompagnano. Silenziosi, non dicono niente (…) pensavo che mi dicessero: 'Sta' attento, la metti incinta'. Andavo da una ragazza venezuelana, Rina Ottolina, figlia di un presentatore televisivo, con la speranza di fare l'attore. (…) 'Chiamaci, non fare lo stronzo, non bere martini, whisky, mettiti la maglia',  insomma le cose che i genitori dicono a un ragazzo di quell'età che sta per partire (per Caracas sognando … fiesta, fuego, amor.) Niente. Silenzio. Annunciano il volo… Mamma comincia a piangere, papà persevera a non dire niente, io mi avvio sentendomi quasi in colpa per questo irreale non detto, quando, mentre sto sulla scaletta, sento un fatale e teatrale "Christian! Christian!, e mi giro: 'Che è?'. 'Ricordati, prima di entrare in scena, un'ombra di grigio sulle palpebre'…".

La forza del riconoscimento sta tutta qui, in questa frase meditata, "fatale e teatrale" insieme, detta come nulla fosse, come una battuta lieve, che sta all'altro, al figlio, se vorrà, darle peso. Conferirle la gravità necessaria al movimento, e sufficiente per tenere i piedi per terra. Un'eredità può essere una maledizione, un obbligo vincolante, un ricatto imperituro, un "avresti dovuto...", che diverrà un avrei dovuto inossidabile: infernale. In quel suggerimento lieve (il contrario sarebbe greve) c'è invece l'offerta di un pensiero, di un orientamento, senza l'obbligo del comando, della marcia militare a tappe forzate per raggiungere l'obbiettivo secondo i tempi impostati da "crono-programma".

Ma poi cosa lo convalida il riconoscimento di un padre (e di chi eventualmente fosse − di grazia − disposto a farne le veci) se non l'appezzamento del figlio, che lo ricorda a distanza di quattro decenni, e comunque non lo dimenticherebbe mai "campasse cent'anni". Parola di Christian De Sica. Un attore.

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