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MATURITA' 2014/ Seconda prova, versione di greco: il giusto "mix" tra senso e traduzione

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Perciò nel primo caso si deve "tradurre" per capire il senso, mentre nel secondo caso bisogna capire il senso per poter tradurre bene. Capire il senso e tradurre sono infatti due momenti diversi, anche se interdipendenti. Il senso di un testo emerge dopo un'analisi precisa, dopo un'indagine attenta sulle possibili valenze dei vocaboli presenti ecc., ma la traduzione vera è un momento successivo: non puoi scrivere un testo senza sapere bene che cosa vuoi dire.

Vorrei portare due esempi che chiariscano quanto ho appena detto.

1. La prova d'esame di Stato del 2008 è stata tratta da un testo di Luciano, nel quale si utilizza, a un certo punto, l'espressione "chiamare fico il fico e barca la barca". In questa situazione si poteva certo lasciare una traduzione letterale, ma il senso del testo, evidentemente, equivale al nostro "dire pane al pane e vino al vino"; la traduzione più adeguata è quella che permette l'immediata comprensione.

2. Qualche tempo fa ho assegnato da tradurre ai miei allievi un passo dal Menesseno (dialogo di Platone da cui è stato tratta anche la versione di maturità del 1972), aiutandoli a ricordare (lo avevamo studiato tempo prima) che il testo è con tutta probabilità una sorta di parodia dei tradizionali elogi funebri che annualmente erano pronunciati per commemorare i caduti in guerra. Infatti l'incarico di preparare l'orazione era affidato ai migliori oratori, ma Platone, per bocca di Socrate, sembra dirci che non occorre tanto ingegno per comporre un testo che ripete sostanzialmente luoghi comuni. Gli studenti più attenti hanno saputo non semplicemente trasporre da una lingua all'altra ma, attraverso scelte personali, sono riusciti a suggerire sfumature ironiche, proprio come Platone stesso aveva fatto.

La maggior parte degli studenti, se non ha avuto in precedenza il coraggio di osare, di prendere il largo rischiando un significato (da verificare poi però in modo rigoroso) si ritrova impacciata e aggrappata al vocabolario (che è un puro strumento e, come tale, un utile – talvolta utilissimo – idiota). È assolutamente necessario comunque anche per i più timorosi prevedere due momenti di traduzione, traducendo in modo definitivo solo dopo aver capito. 

Consiglierei perciò di non perder tempo, ma, dopo aver decifrato il testo, e verificata la correttezza della propria decodificazione, di rileggere lentamente cercando appunto di capire il significato che il passo vuole veicolare. A questo punto è indispensabile l'interpretazione, che mette in gioco non solo la personalità dell'autore (potrebbe essere anche un illustre sconosciuto) ma anche la sensibilità del lettore-traduttore, che esprimerà nel modo ritenuto migliore quanto ha capito. Eventualmente si potrà giustificare con un'opportuna nota la propria scelta (attenzione: mai riportare nel testo una traduzione alternativa tra parentesi).



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COMMENTI
17/06/2014 - articolo (Valentina Timillero)

Splendido articolo, in cui c'è tutta l'arte della traduzione. @Maranzana: …quindi?

 
17/06/2014 - Osservare i processi, non i prodotti (enrico maranzana)

“Gli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore hanno come fine l’analisi e la verifica della preparazione di ciascun candidato in relazione agli obiettivi generali e specifici propri di ciascun indirizzo di studi”. La revisione delle prove scritte deve caratterizzarsi per l’assunzione di un punto di vista funzionale ai traguardi perseguiti dal consiglio di classe, per accertarne il grado di conseguimento. Per la prova di greco sarà necessario identificare il percorso che lo studente ha seguito e rilevare, attraverso le competenze specifiche, le capacità esibite. Queste sono il terreno unificante l’attività d’esame, essenziali per l’espressione del giudizio di maturità secundum legem.