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MATURITA' 2014/ Seconda prova, versione di greco: il giusto "mix" tra senso e traduzione

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Quest'anno al liceo classico la seconda prova dell'esame di Stato, come si sa, prevede la traduzione dal greco: è un dato di fatto che questa seconda prova (un po') spaventi sempre. Si ha l'impressione di non poter far nulla per prepararsi, come avviene invece per la terza prova e per l'orale, ma nello stesso tempo di non poter evitare il rischio, barcamenandosi in qualche modo "senza infamia e senza lode", come magari si può ipotizzare per la prima prova. 

La versione sarà corretta, insieme ad altri colleghi, dal docente della materia, che è interno, ovvero ha insegnato durante l'anno (e in molti casi anche nei due anni precedenti) agli studenti di cui correggerà i compiti. Gli studenti perciò gli hanno già più volte nel corso dell'anno, o degli anni, posto la domanda: "Prof.! Ma lei come la vuole la traduzione, letterale o libera?" la domanda è sempre imbarazzante, infatti la risposta è di solito imbarazzata: "Tutt'e due! Fedele ed elegante!". 

Perché la domanda è imbarazzante? Perché lo studente sembra volersi autorelegare in un ruolo puramente esecutivo e non di protagonista. In verità chi traduce compie non un atto meccanico ma un atto creativo: perciò, se entro certi limiti è corretto e forse doveroso tener conto del destinatario del proprio lavoro (in questo caso il professore, che infatti correggerà ciò che non gli risulterà adeguato alle sue aspettative), la focalizzazione non può essere su come "vuole" l'altro, il professore, ma su ciò che vuole il soggetto (lo studente che traduce). Nel corso degli anni lo studente ha acquisito degli strumenti (come li acquisisce un poeta, o un attore di teatro, o un artigiano), ora li deve utilizzare come meglio crede, sfruttando anche quei "trucchi" che, come un apprendista a bottega, ha potuto carpire dal suo maestro.

Non c'è nessuna contraddizione tra spontaneità e preparazione rigorosa, anzi la prima è favorita, se non addirittura resa possibile, dalla seconda (basta pensare alla recitazione di un buon attore a teatro). Spesso però si tende a dimenticare proprio che tradurre è un atto creativo. Non è la stessa cosa decifrare in modo corretto le istruzioni, forniteci in lingua straniera, per l'assemblaggio di un oggetto e tradurre un passo di Platone o di Isocrate. Nel primo caso infatti si tratta di un testo referenziale (potremmo dire: informativo), che raggiunge il suo scopo se ha una sola possibilità interpretativa (per es. la vite A deve essere utilizzata con il bullone B), mentre nel secondo caso si tratta di un testo letterario (il linguista direbbe poetico), che per sua natura può prestarsi a interpretazioni, o almeno a sfumature interpretative, diverse. 



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COMMENTI
17/06/2014 - articolo (Valentina Timillero)

Splendido articolo, in cui c'è tutta l'arte della traduzione. @Maranzana: …quindi?

 
17/06/2014 - Osservare i processi, non i prodotti (enrico maranzana)

“Gli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore hanno come fine l’analisi e la verifica della preparazione di ciascun candidato in relazione agli obiettivi generali e specifici propri di ciascun indirizzo di studi”. La revisione delle prove scritte deve caratterizzarsi per l’assunzione di un punto di vista funzionale ai traguardi perseguiti dal consiglio di classe, per accertarne il grado di conseguimento. Per la prova di greco sarà necessario identificare il percorso che lo studente ha seguito e rilevare, attraverso le competenze specifiche, le capacità esibite. Queste sono il terreno unificante l’attività d’esame, essenziali per l’espressione del giudizio di maturità secundum legem.