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SCUOLA/ Il '900, l'interesse dei giovani e lo specchio di una mancanza

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Carri sovietici a Praga nel 1968 (Immagine d'archivio)  Carri sovietici a Praga nel 1968 (Immagine d'archivio)

I ragazzi che fanno esperienza di questo tipo di insegnamento della storia qualche settimana dopo la maturità dichiarano di non conoscere Aldo Moro e non sanno cosa è stata l'Assemblea costituente per l'Italia dopo la seconda guerra mondiale, anche se questi argomenti sono stati trattati in classe. Magari la loro attenzione alla lezione è stata sincera, e forse quegli stessi ragazzi solo qualche giorno prima si erano addirittura preoccupati di fare memoria delle cose più importanti legate a questi protagonisti della storia recente. Ma allora cosa è successo? Una cosa molto semplice: questa storia era interessante per i ragazzi solo perché era indispensabile per superare la maturità. 

Rendere efficace l'insegnamento della storia non è solo un problema di periodi storici su cui focalizzare la nostra attenzione. L'insegnante di storia non deve solo preparare alla maturità; egli ha una responsabilità che inizia a partire dalla prima ora in cui entra in classe: quella di aiutare i ragazzi ad aprire gli occhi sul mondo in cui si trovano a vivere. Solo sporcandosi con il fango nel quale i ragazzi vivono si possono fare quelle scelte indispensabili per una didattica che renda la conoscenza del passato innanzitutto conoscenza del presente. Anche per questo motivo sono sempre più convinto che in storia non esistano contenuti a priori, ma al contrario contenuti che si impongono come imprescindibili una volta compresi quegli aspetti che più toccano la storia e il vissuto di chi abbiamo di fronte.

A questo punto sarebbe opportuna una riflessione in grado di tirare in ballo non solo il mondo della scuola ma l'intera cultura storica del nostro paese. Le considerazioni che si potrebbero fare sono diverse, ma in questo contesto mi sembra opportuno evidenziare l'assenza, in Italia, di una seria riflessione rispetto alla didattica della storia rivolta non solo alla formazione degli insegnanti di scuola primaria. L'università spesso forma eruditi, ma è sempre più difficile trovare negli ambienti della storiografia contemporanea italiana autentici spazi di riflessione epistemologica. La scuola diventa così lo specchio di questa mancanza che a sua volta si esprime con mal celate ansie di dover far tutto.

Quella materia che forma l'ambiente storico nel quale i ragazzi vivono ha una composizione complessa ma è inevitabilmente impastata con le vicende che hanno segnato il Novecento. Non si può prescindere da questa considerazione. Ma l'insegnamento della storia di questo secolo non può essere imposto, né può essere il risultato di un equilibrio che il docente deve tenere nei confronti del programma (rischierebbe di essere comunque fallimentare). Esso deve essere l'esito di una riflessione contestuale e storiografica che ogni docente ha il dovere di fare; solo in questo caso si potrà cercare di rendere lo studio della storia come l'occasione per comprendere, al di là di ogni possibile retorica, il mondo.



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COMMENTI
17/06/2014 - AFFASCINANTE (Gianni MEREGHETTI)

E' così, proprio così. Ciò che mi ha fatto più capire il senso di questa polemica che ho maldestramente provocato è la sfida a guardare dentro quello che ho fatto in questi anni, in questo anno. Questo è ciò che mi avete fatto scoprire, che ho incontrato sulla mia strada ragazzi e ragazze assetati di verità e di bellezza, e la storia raccontata vibra di questa umanità. Spero di poterla continuare a gustare così, del resto è vero che già insegnando il Medioevo si apre o non si apre al Novecento, perchè la storia vibra o non vibra per l'impegno che ognuno di noi ha con il presente. La questione sta tutta lì, e meno male che vi è la storia, perché è l'insegnamento che verifica non se si sanno le cose, ma se il cuore vibra di apertura al presente. E' quello di cui ho fatto esperienza andando con la mia quinta a PRAGA, un viaggio di istruzione fantastico dove ho toccato con mano di fronte al Castello, ad Havel, a Palach, a Terezin che mi accompagnavano ragazzi e ragazze non tanto curiosi del passato, quanto impegnati con il presente e questo li rendeva appassionati ad ogni brano di passato che abbiamo incontrato sulla strada. Qui sta la storia, in quello che ha detto ieri Papa Francesco: "A noi oggi manca il senso della storia. Abbiamo paura del tempo: niente tempo, niente percorsi, niente, niente! Tutto adesso! Siamo nel regno del presente, della situazione." ALLORA COME E' BELLO RECUPERARE IL SENSO DELLA STORIA!