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SCUOLA/ Il '900, l'interesse dei giovani e lo specchio di una mancanza

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Carri sovietici a Praga nel 1968 (Immagine d'archivio)  Carri sovietici a Praga nel 1968 (Immagine d'archivio)

Caro direttore,
dopo aver letto la discussione iniziata il 29 maggio da Gianni Mereghetti vorrei fare una riflessione che nasce dalla mia esperienza di storico e di insegnante.

La mia formazione accademica è quella di uno storico del medioevo. Una passione, quella per il medioevo, che è nata nelle aule scolastiche, è cresciuta in università e ha trovato soddisfazione nella ricerca. La mia educazione non mi ha portato ad affinare una particolare strategia per insegnare il Novecento, eppure quest'anno nelle due classi di quinta liceo dove insegno sono finalmente riuscito a sfondare il "muro" della seconda guerra mondiale e concludere così le mie lezioni di storia parlando degli anni di De Gasperi, della Guerra fredda e del periodo della Distensione e dello sviluppo industriale nei primi anni 60. Posso ritenermi soddisfatto, ma questo appagamento non deriva da una semplice considerazione di carattere cronologico. Credo infatti che si possano insegnare a dei ragazzi di liceo i criteri fondamentali per interpretare il Novecento anche quando lo studio di questo secolo non è in grado di prendere in rassegna tutti i protagonisti che ne hanno segnato lo sviluppo.

Per spiegare la mia ultima affermazione vorrei citare una frase di Benedetto Croce che Ovidio Capitani, per anni ordinario di Storia medievale a Bologna e accademico dei Lincei, mi ripeteva nei corridoi del dipartimento di Medievistica dell'Università: «La storia è sempre storia contemporanea». Croce spiegava questa frase con il legame esistente tra il fatto storico e la storiografia contemporanea che lo analizza e lo studia, ma per Capitani questa frase era ancora più concreta e finiva per incidere in maniera evidente nella sua attività di accademico. Ho ancora nitido il ricordo di una sua lezione sul sistema di monetazione voluto da Carlo Magno e di come le sue parole mi avessero costretto a riflettere sul significato di una moneta unica europea che proprio in quegli anni stava entrando in vigore. Sono convinto che quella lezione m'abbia aiutato a comprendere un importante aspetto della contemporaneità più di tanti articoli di specialisti in economia, articoli che ho comunque letto perché attratto dalle parole del maestro.

A volte per capire il Novecento non è necessario conoscere tutto il Novecento. Lo studio della storia è un dialogo che si instaura tra un soggetto che cerca di capire le ragioni di ciò che vive e il passato; è nella definizione di questo rapporto che passa la differenza tra l'insegnamento della storia come possibilità di affinare le categorie interpretative per comprendere il mondo, e un insegnamento della storia che rischia di creare una specie di negozio di antiquariato pieno di chincaglierie luccicanti ma di cui spesso si ignora il senso. 



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COMMENTI
17/06/2014 - AFFASCINANTE (Gianni MEREGHETTI)

E' così, proprio così. Ciò che mi ha fatto più capire il senso di questa polemica che ho maldestramente provocato è la sfida a guardare dentro quello che ho fatto in questi anni, in questo anno. Questo è ciò che mi avete fatto scoprire, che ho incontrato sulla mia strada ragazzi e ragazze assetati di verità e di bellezza, e la storia raccontata vibra di questa umanità. Spero di poterla continuare a gustare così, del resto è vero che già insegnando il Medioevo si apre o non si apre al Novecento, perchè la storia vibra o non vibra per l'impegno che ognuno di noi ha con il presente. La questione sta tutta lì, e meno male che vi è la storia, perché è l'insegnamento che verifica non se si sanno le cose, ma se il cuore vibra di apertura al presente. E' quello di cui ho fatto esperienza andando con la mia quinta a PRAGA, un viaggio di istruzione fantastico dove ho toccato con mano di fronte al Castello, ad Havel, a Palach, a Terezin che mi accompagnavano ragazzi e ragazze non tanto curiosi del passato, quanto impegnati con il presente e questo li rendeva appassionati ad ogni brano di passato che abbiamo incontrato sulla strada. Qui sta la storia, in quello che ha detto ieri Papa Francesco: "A noi oggi manca il senso della storia. Abbiamo paura del tempo: niente tempo, niente percorsi, niente, niente! Tutto adesso! Siamo nel regno del presente, della situazione." ALLORA COME E' BELLO RECUPERARE IL SENSO DELLA STORIA!