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TEMI SVOLTI MATURITA' 2014/ Violenza e non-violenza (Tipologia B, saggio breve o articolo storico-politico) di Luca Castellin (Esami di Stato)

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Hannah Arendt (Immagine d'archivio)  Hannah Arendt (Immagine d'archivio)

Pur a fronte dell'utilizzo del conflitto come «strumento di rigenerazione nazionale e personale», ossia di quella che George L. Mosse definisce «brutalizzazione della politica», gran parte del ceto intellettuale e politico occidentale rimase convinto che la guerra e la violenza potessero essere superate ponendo fine all'ignoranza umana. La ragione (in questo caso, ridotta) sarebbe stata sufficiente a cambiare il cuore e la mente dell'uomo. Le penetranti osservazioni di realisti come Reinhold Niebuhr, Edward H. Carr e Hans J. Morgenthau, non vennero prese in debita considerazione, almeno fino al termine della Seconda guerra mondiale. 

Gli orrori successivi a tale conflitto resero coscienti gli uomini della pervasività della violenza all'interno della politica. In un clima reso paradossalmente più sicuro dall'incubo dell'annientamento termonucleare, apparve più evidente come una «combinazione di violenza, vita e creatività», onda lunga del nichilismo nietzschiano, fosse presente – osservava Hannah Arendt alla fine degli anni Sessanta – «nell'inquieta situazione mentale della generazione odierna». Pur a fronte dei (sempre parziali) successi ottenuti attraverso la non-violenza dall'azione di grandi personalità sociali e politiche come Mohandas Gandhi e Martin Luther King, il problema della violenza persiste ancora oggi. Al di là delle posizioni espresse dai sostenitori della "pace democratica", i conflitti a livello interno ed esterno, in particolare dopo la scomposizione del sistema internazionale nel 1989 e la sua attuale riarticolazione su base sempre più multilaterale, sono andati aumentando, se non per intensità, almeno per frequenza. E, realisticamente, non vedranno il loro termine finché l'ultimo uomo poggerà i suoi piedi sulla terra.

Il ricorso alla violenza, come testimoniano anche le tristi vicende di cronaca nera che affollano i quotidiani ogni giorno, è connaturato alla natura umana. Anche se non necessaria o determinata, la possibilità di esercitare violenza contro un altro essere umano risiede nel mistero del cuore di ogni persona. Nella scelta libera di fare il male o aderire al bene. È soltanto nella coscienza di una tale condizione drammatica, e non nella sua consapevole o inconsapevole rimozione operata dal razionalismo scientista, che sarà possibile trovare delle forme di compromesso politico interno, di equilibrio di potenza internazionale, o di semplice umanità verso il prossimo, in grado di dare una risposta differente da quella offerta da Caino. Proprio perché, in fin dei conti, siamo proprio noi i custodi dei nostri fratelli. 

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