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TEMI MATURITA' 2014/ Solo Quasimodo ci salva dai "telepredicatori"

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Salvatore Quasimodo (1901-1968) (Immagine d'archivio)  Salvatore Quasimodo (1901-1968) (Immagine d'archivio)

Leggo le sette tracce della prima prova degli esami di Stato, e gli argomenti su cui viene chiesto di scrivere un saggio o un tema: il dono, le nuove responsabilità, violenza e non violenza, la tecnologia pervasiva, il confronto fra l'Europa del 1914 e quella del 2014, le periferie delle città. 

Ho fatto tanti anni fa il mio esame di maturità, ma stavolta mi sento annegare. Non ho, come giustamente i maturandi, il problema di scegliere quale traccia fare. Ma leggendole una dopo l'altra, davvero, mi sento annegare. Ma guarda quanto si fidano di me! Vogliono sapere se gli uomini del nostro tempo sono ancora capaci di donare davvero, cosa fare rispetto al clima, agli immigrati, ai bancomat e alle lim, com'è cambiata l'Europa in cento anni, se le periferie diventeranno o no le città del futuro. No, davvero, annego. In un eccesso di megalomania, potrei dei remi fare ali al folle volo, sentendo di avere in sei ore in mano il destino del mondo. Sì, perché se veramente si fidassero di me, domani i politici, le industrie, gli architetti, la rete, potrebbero cambiare. Se io in queste sei ore trovassi la soluzione a qualcuno di questi enormi problemi. 

E invece annego, non c'è che dire, i miei remi non sono ali. Non ci credo che queste mie pagine possano diventare decisive per qualcuno. Il compito che mi rimane, in fondo, è soltanto un'illimitata possibilità di fare un'omelia. Di dire la mia su un argomento sterminato su cui, credetemi, so davvero poco. Non sono un architetto per sapere se le periferie diventeranno le città del futuro; nel dubbio, penso che bisognerà scrivere che sì, lo diventeranno, e magari citare le periferie di Papa Francesco. Non capisco niente di climatologia, né di decremento demografico, né di immigrazione, ma penso che bisognerà scrivere che bisogna rispettare il clima, e anche gli stranieri. Non ho mai fatto una guerra (qualche volta, è vero, sono istintivo e anche violento, ma non sarà mica il caso di confessarlo in queste pagine), ma tra violenza e non violenza penso che bisognerà scrivere che è meglio la non violenza. Smanetto dalla mattina alla sera su internet, sono invaso dalla tecnologia, ma penso che bisognerà scrivere che la tecnologia è bella però dobbiamo saperci dare dei limiti. Quanto al dono, metto spesso i soldi per i regali, ma penso che bisognerà scrivere che invece no, bisogna saper donare davvero. 

Insomma, le tracce hanno già dentro lo svolgimento giusto, quello che bisognerà scrivere. Essere retorici credendo di essere intelligenti: non c'è che dire, mi hanno ingannato per bene. Ho diritto anch'io al mio quarto d'ora, anzi alle mie sei ore, di opinionismo, di omelia. Forse la prima prova serve a questo: a valutare le mie competenze sui luoghi comuni, a vedere quanto sono stato ammaestrato a dire la mia su cose che in realtà non conosco.



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