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SCUOLA/ Prova Invalsi, se 150 minuti bastano a "stressare" un giovane di 14 anni

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Quest'anno agli esami non ho una classe mia. Ricopro il ruolo di presidente di commissione. In questa veste, sono tenuta a leggermi le relazioni triennali che i colleghi della scuola in cui sono stata nominata hanno steso con paziente cura e scrupolosa precisione. Mentre le scorro attenta e incuriosita, risento l'eco delle parole di papa Francesco, lo scorso 10 maggio nell'incontro con il mondo della scuola: "Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad avere paura della realtà! Se uno ha imparato a imparare, − è questo il segreto, imparare ad imparare! − questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!".

Ecco dunque il segreto, così lo chiama il Papa: apertura alla realtà e imparare ad imparare… È forse questo l'anello debole della catena che certe paure e certe insicurezze drammaticamente evidenziano? I contenuti si conoscono, la preparazione è solida, il voto di ammissione non lascia dubbi, ma ad una prova come l'Invalsi spesso – forse ancora troppo spesso − si capitola o si rende comunque meno della media dei propri standard. 

150 minuti di impegno non stop, costituiscono dunque uno stress che i nostri ragazzi non sono in grado di sostenere! Molte voci, anche autorevoli, ritengono che occorra ripensare l'esame di terza con i suoi cinque scritti, uno dei quali è appunto la prova Invalsi, cui si aggiunge il colloquio interdisciplinare anch'esso estremamente impegnativo perché li sottopone ad uno stress emotivo che sarebbe preferibile evitare… 

Mi domando: non rischiamo, così facendo, di passare la vita a proteggere i nostri figli da possibili frustrazioni, ad ammortizzare i colpi con i quali dovranno, prima o poi, fare i conti? Forse per crescere – come ancora ci ha detto il Papa – ci vuole uno sguardo. "Non si cresce − infatti − da soli"; "è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere".

Non quindi evitare l'impatto con la realtà per paura, ma lanciare i nostri ragazzi  nell'universale paragone finalmente sotto la paternità di uno sguardo amico.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
22/06/2014 - Bello (Valentina Timillero)

Ottimo articolo. è proprio così: i giovani di oggi sono assuefatti al principio del piacere (soddisfazione sempre e comunque, iperprotezione da tutto ciò che rappresenta un ostacolo all'attuazione dei propri desideri) e tutto ciò che richiama il principio di realtà è visto con sospetto, rimosso. Appunto, l'impatto con la realtà è quanto più possibile rinviato. Ben venga ogni tipo di prova, VERA. Ha ragione il papa: "Non si cresce da soli"; "è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere". Poi, riuscire a ingabbiare perfino il papa nelle proprie crociate personali anti-Invalsi è segno di manifesta patologia. Ma forse Pascuzzi (e i Cobas con lui) speravano che papa Francesco criticasse i test… Più giuste le critiche sulla votazione finale. Una corbelleria la difesa dei test facoltativi (campionari).

 
22/06/2014 - L’Invalsi a rimorchio di papa Francesco?! (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

1) Retorica ed enfasi. Come negli anni passati, praticamente tutti passeranno l’esame di terza media, essendo l’esame stesso poco più di una formalità. E sono gli stessi risultati a confermare che l’esame più che “un ostacolo che richiede impegno, costanza e anche sacrificio” è solo un utile …. bau-bau per un po’ più di studio organizzato e di applicazione. Perciò è solo in parte vero che “a 13 anni per la prima volta i nostri ragazzi sono chiamati a misurarsi …. “. Del resto, essendo ancora scuola dell’obbligo, è giusto e coerente che sia così. Tranne il fatto che trovo anacronistica e contraddittoria la possibilità di bocciatura, basterebbe limitarsi ad indicare i veri voti finali (di scrutinio o di esame) invece di doverne poi ritoccare alcuni per “concedere” la promozione formale. 2) Il papa. Una forzatura indebita, così mi appare il richiamo a papa Bergoglio riferito alla scuola, all’esame di terza media comprensivo di prova Invalsi. Un tentativo di accaparrarsi una presunta sponsorizzazione per rafforzare argomentazioni forse deboli e discutibili. Per la cronaca, anche Luigi Berlinguer – su questo stesso sito – aveva tentato lo stesso espediente per sostenere la “sua personale campagna contro l’insegnamento trasmissivo” ed era stato criticato.

 
22/06/2014 - L’Invalsi a rimorchio di papa Francesco?! (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

3) Si copia. Quest’anno, in contemporanea con la nuova presidenza, critiche e proteste contro i test hanno inciso più che in passato e forse Invalsi e Miur qualche domanda cominciano a porsela. L’Invalsi è anche lui sotto esame, tanto che un articolo del Corriere titola “L’Invalsi supera la prova Invalsi:…”. e spiega che “dall’analisi di 35mila tweet” risulta – tra l’altro – che diminuisce “dall’88,6% dello scorso anno al 54,6% del 2014 la percentuale di quanti ritengono (o confessano …) che durante i test Invalsi si copi”! 4) In terza media. Da diverse parti sono arrivate proposte e richieste serie e concordi a modificare i test Invalsi, a confrontarsi, fino a sospendere le prove. In particolare, i test in terza media contribuiscono impropriamente a determinare e alterare, il voto finale, appaiono come assurdità e contraddizione. Scrive Giulia Sponza: "Questa prova continua a far paura, ad essere temuta, specialmente perché apre una serie di incognite circa la valutazione ….". Forse Invalsi considera la sua presenza in terza media come una testa di ponte per la conquista dell’esame di maturità (ora esame di Stato), per l’incremento del suo ruolo e l’amplificazione della sua importanza. Ma tutto ciò sottotraccia, “aumma aumma”, quasi di contrabbando. Al ministro Giannini era stato prospettata l’ipotesi di rasserenare il clima rendendo i test di terza media facoltativi, con tempi più distesi e non penalizzanti la votazione finale.