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SCUOLA/ Prova Invalsi, se 150 minuti bastano a "stressare" un giovane di 14 anni

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Molta tensione, molti dubbi (che nascono dalla tensione), qualche difficoltà… 

Da una parte i docenti che temono di sbagliare, di non attenersi in modo rigoroso alle prescrizioni fissate dalla normativa ministeriale e, prima ancora, di non aver fornito ai propri alunni gli strumenti necessari per affrontare adeguatamente la prova; dall'altra i ragazzi che si presentano, la mattina dell'Invalsi, con un'aria un po' meno baldanzosa rispetto ai precedenti scritti pure impegnativi: sono inquieti, agitati. Forse avvertono l'imbarazzo degli adulti preoccupati in primis dei "loro" Dsa (disturbi specifici dell'apprendimento): che dispongano degli strumenti compensativi di rito, come ad esempio l'MP3 con relative cuffie per ascoltare i testi del fascicolo di italiano e poi la calcolatrice per affrontare "attrezzati" i quesiti del fascicolo di matematica; ma poi i prof temono anche per la sorte di quei ragazzotti fin troppo svegli, ma tremendamente distratti; e di quelli ineccepibili, ma così perfezionisti, che a furia di "pensare" quale sia la risposta giusta, finiscono quasi sempre, ahimè, per… sbagliarla.

In realtà, gli insegnanti di classe c'entrano ben poco, almeno in questa fase finale. Sono costretti – un po' a malincuore – ad eclissarsi completamente: durante le assistenze infatti è vietata la presenza del docente di materia per prevenire qualsiasi rischio di supporto o suggerimento; anche i quesiti, da due anni a questa parte, vengono formulati o predisposti in cinque differenti percorsi così da ridurre al minimo, tra i ragazzi, le "opportunità" di  scopiazzare.

Questa prova, insomma, continua a far paura, ad essere temuta, specialmente perché apre una serie di incognite circa la valutazione finale dell'esame di Stato conclusivo del primo ciclo di studi. 

E tuttavia, scriveva qualche giorno fa proprio da queste pagine il professor Chiosso, "l'esame costituisce anche una prova con se stessi e cioè la dimostrazione di essere capace di superare un ostacolo che richiede impegno, costanza e anche sacrificio. Queste parole sono quasi scomparse nel vocabolario educativo del nostro tempo" e aggiungeva che "la scomparsa di prove e difficoltà da superare può costituire un forte limite allo sviluppo della personalità".

Niente di più vero! È a 13 anni infatti che per la prima volta i nostri ragazzi sono chiamati a misurarsi e a verificare come "se la cavano" nel sostenere un esame. E stiamo parlando di un esame dove: i professori sono tutti già noti, con le materie si è avuto il tempo di familiarizzare, i contenuti del colloquio interdisciplinare sono stati preventivamente concordati in un percorso articolato e ormai sempre più spesso elaborato con strumenti multimediali sofisticati.

Che cosa c'è allora che preoccupa questi preadolescenti dai volti timidi e dagli sguardi sfuggenti che dietro forme di aggressività e di arroganza, mascherano una sconcertante fragilità insieme ad una sconfinata ed incolmabile solitudine? 



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COMMENTI
22/06/2014 - Bello (Valentina Timillero)

Ottimo articolo. è proprio così: i giovani di oggi sono assuefatti al principio del piacere (soddisfazione sempre e comunque, iperprotezione da tutto ciò che rappresenta un ostacolo all'attuazione dei propri desideri) e tutto ciò che richiama il principio di realtà è visto con sospetto, rimosso. Appunto, l'impatto con la realtà è quanto più possibile rinviato. Ben venga ogni tipo di prova, VERA. Ha ragione il papa: "Non si cresce da soli"; "è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere". Poi, riuscire a ingabbiare perfino il papa nelle proprie crociate personali anti-Invalsi è segno di manifesta patologia. Ma forse Pascuzzi (e i Cobas con lui) speravano che papa Francesco criticasse i test… Più giuste le critiche sulla votazione finale. Una corbelleria la difesa dei test facoltativi (campionari).

 
22/06/2014 - L’Invalsi a rimorchio di papa Francesco?! (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

1) Retorica ed enfasi. Come negli anni passati, praticamente tutti passeranno l’esame di terza media, essendo l’esame stesso poco più di una formalità. E sono gli stessi risultati a confermare che l’esame più che “un ostacolo che richiede impegno, costanza e anche sacrificio” è solo un utile …. bau-bau per un po’ più di studio organizzato e di applicazione. Perciò è solo in parte vero che “a 13 anni per la prima volta i nostri ragazzi sono chiamati a misurarsi …. “. Del resto, essendo ancora scuola dell’obbligo, è giusto e coerente che sia così. Tranne il fatto che trovo anacronistica e contraddittoria la possibilità di bocciatura, basterebbe limitarsi ad indicare i veri voti finali (di scrutinio o di esame) invece di doverne poi ritoccare alcuni per “concedere” la promozione formale. 2) Il papa. Una forzatura indebita, così mi appare il richiamo a papa Bergoglio riferito alla scuola, all’esame di terza media comprensivo di prova Invalsi. Un tentativo di accaparrarsi una presunta sponsorizzazione per rafforzare argomentazioni forse deboli e discutibili. Per la cronaca, anche Luigi Berlinguer – su questo stesso sito – aveva tentato lo stesso espediente per sostenere la “sua personale campagna contro l’insegnamento trasmissivo” ed era stato criticato.

 
22/06/2014 - L’Invalsi a rimorchio di papa Francesco?! (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

3) Si copia. Quest’anno, in contemporanea con la nuova presidenza, critiche e proteste contro i test hanno inciso più che in passato e forse Invalsi e Miur qualche domanda cominciano a porsela. L’Invalsi è anche lui sotto esame, tanto che un articolo del Corriere titola “L’Invalsi supera la prova Invalsi:…”. e spiega che “dall’analisi di 35mila tweet” risulta – tra l’altro – che diminuisce “dall’88,6% dello scorso anno al 54,6% del 2014 la percentuale di quanti ritengono (o confessano …) che durante i test Invalsi si copi”! 4) In terza media. Da diverse parti sono arrivate proposte e richieste serie e concordi a modificare i test Invalsi, a confrontarsi, fino a sospendere le prove. In particolare, i test in terza media contribuiscono impropriamente a determinare e alterare, il voto finale, appaiono come assurdità e contraddizione. Scrive Giulia Sponza: "Questa prova continua a far paura, ad essere temuta, specialmente perché apre una serie di incognite circa la valutazione ….". Forse Invalsi considera la sua presenza in terza media come una testa di ponte per la conquista dell’esame di maturità (ora esame di Stato), per l’incremento del suo ruolo e l’amplificazione della sua importanza. Ma tutto ciò sottotraccia, “aumma aumma”, quasi di contrabbando. Al ministro Giannini era stato prospettata l’ipotesi di rasserenare il clima rendendo i test di terza media facoltativi, con tempi più distesi e non penalizzanti la votazione finale.