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SCUOLA/ Greco o latino, guai a "rottamare" la versione

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Il volto del timoniere di Ulisse, Gruppo della Scilla (I sec. a.C.)  Il volto del timoniere di Ulisse, Gruppo della Scilla (I sec. a.C.)

Uno dei contributi che persegue questa fruttuosa sinergia tra queste due strade è quello di Renato Oniga, professore di letteratura latina nell'Università di Udine, che sottolinenando le potenzialità didattiche di una grammatica latina descritta secondo la ricerca più aggiornata in prospettiva generativista in un'introduzione caratterizzata da rigore scientifico ma da chiarezza espositiva, scrive: «Una teoria linguistica formale giustifica inoltre l'analisi grammaticale come il necessario preliminare alla traduzione. Tradurre in modo consapevole, significa risalire da una frase in una data lingua di partenza alla sua struttura grammaticale più astratta, per poi ridiscendere alla forma di superficie della lingua di arrivo. La traduzione presuppone sempre un ragionamento linguistico non banale, estremamente ricco e complesso, che può rimanere implicito, o si può cercare di rendere esplicito attraverso gli strumenti dell'analisi grammaticale».

Il docente di lingue classiche, che opera ogni giorno a contatto diretto con i ragazzi che si avvicinano al greco e al latino a livello linguistico e a livello culturale, sa bene che è "difficile" insegnare le lingue antiche come L2: lo ricorda Agostino e lo sapeva bene Rouse nel Novecento.

Nel decimo capitolo del saggio che raccoglie le esperienze di Umberto Eco come traduttore e autore tradotto, è citato un pensiero di Gerhard Ebeling, sulla definizione di traduzione gadameriana come "dialogo ermeneutico": «L'origine etimologico di hermenéuo e dei suoi derivati è controversa ma rinvia a radici col significato di 'parlare', 'dire' (in connessione col latino verbum o sermo). Il significato del vocabolo va cercato in tre direzioni: asserire (esprimere), interpretare (spiegare) e tradurre (fare da interprete). Si tratta di modificazioni del significato fondamentale di 'portare alla comprensione', di 'mediare la comprensione' rispetto a differenti modi di porsi del problema del comprendere: sia che venga interpretato un fatto mediante parole, un discorso mediante spiegazione, un enunciato in una lingua straniera mediante una traduzione».

Eppure, forse la consapevolezza che i docenti di lingue antiche, pur nella difficoltà di ogni giorno, appartengono a una millenaria categoria non solo di phylakes di sapore platonico, ma anche di coloro che hanno svolto e svolgono un ruolo essenziale nella storia umana, dovrebbe spingerci − e lo dico, anch'io, da docente − a raccogliere la sfida del terzo millennio per "salvare" il patrimonio dell'antichità nel mondo della globalizzazione, continuando a dare senso a un mondo lontano che ancora rivive in mezzo a noi: «Si tratta di un insieme di contenuti che deve inevitabilmente solo privilegiare il rapporto fra passato e presente, ma che deve partire dal presente: dalla contemporaneità, ma anche dalla propria collocazione geografica del nunc e dell'hic» (Pretagostini).



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