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SCUOLA/ Esame di stato 2015, ecco la "bomba" Clil. Lettera aperta al ministro Giannini

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Fornirà, il docente di matematica, sostanziali elementi di valutazione, e rispetto a cosa, alle "sole competenze linguistiche", oppure, di nuovo, tradurrà, e quando? In sede di colloquio, o dopo? Chiunque insegni una lingua ha qualche idea di come tradurre sia tradire e chi si occupa seriamente di Clil avverte il pericolo insito in questa operazione. Un codice linguistico è una forma culturale.

Un altro caso, molto più frequente,  potrebbe essere quello di un docente esterno non "abilitato", ma practioner proprio di quella disciplina (ha fatto anche lui Clil in storia dell'arte, visto che sapeva la lingua meglio di altri!) che si ritrova davanti una classe Clil di arte. Il buonsenso direbbe che questa è la situazione "facile"; la classe di concorso è quella giusta, il docente sa la lingua straniera… Che altro serve, dopotutto? Quindi lo si autorizza (credo nelle norme che ancora devono vedere la luce)  lo stesso a verificare le competenze dei candidati, pur in assenza di titoli, in quanto non ha potuto (o forse voluto, c'è chi inizia i percorsi di formazione e li abbandona) conseguirli? E se fosse interno la domanda sarebbe la stessa, anche se ovviamente il docente e la disciplina Clil andrebbero a coincidere; può verificare i suoi studenti, quelli che ha preparato anche per il Clil? Semplificando al massimo: se sono della disciplina e so la lingua (e non nel senso che ho una certificazione acquisita vent'anni prima, ma perché posso dimostrare a chi di dovere le mie competenze attuali di tipo funzionaloi al Clil) visto che di docenti Clil formati non ce ne saranno mai abbastanza, posso verificare i percorsi Clil fatti?  

Caro ministro Giannini, se la risposta fosse sì, e "per ragioni di ordine pratico", saremmo di fronte ad una contraddizione, non certo la prima della scuola italiana. Per far funzionare una norma si riconosce, "temporaneamente", la  professionalità acquisita sul campo (ed ovviamente senza poterla verificare, ma fidandosene quasi per atto di fede) dal docente, per poi, una volta a regime, dimenticarsene totalmente, riproponendo lo stesso schema per un nuovo tassello del problema "formazione docenti"?

Caro Ministro, e se la soluzione al problema fosse in un radicale cambio di prospettiva? Nel corso della sopracitata riunione al Miur la quasi totalità degli interventi di rappresentanti delle associazioni professionali e didattiche ha sottolineato che esiste un sapere didattico diverso dal  sapere accademico e che le associazioni sostengono, in vario modo a seconda della propria mission, questo sapere didattico. Come emerso nell'incontro citato, la domanda cruciale è "Quale è il ruolo delle associazioni professionali?" in un percorso già definito, ora traballante, e in cui l'unica risorsa per salvare capra (Clil) e cavoli (Miur) è il docente al lavoro e che verifica, in nome di questo lavoro, e non di altro, studenti suoi e non suoi?



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COMMENTI
26/06/2014 - Una ulteriore mina nell'esplosione imminente (Sergio Palazzi)

Se almeno la problematica CLIL qui discussa rendere evidente che il sistema scoppierà tra undici mesi... Ne scrivevo in un articolo a fine aprile: nessuno pare accorgersi che la vecchia maturità DEVE essere sostituita, e con urgenza, in previsione dei maturandi gelminati 2014/15. Ammesso e non concesso che il CLIL parta dovunque, e come parta, e con che giramenti di valzer, di parole e d'altro: già questo, nel quadro della maturità '97, sarà molto difficile da inserire. Ma dove mettiamo la gestione delle didattiche autonome, che impediscono tracce di seconda prova che siano poco più che "temini"? E soprattutto, che ne facciamo della terza prova interdisciplinare collegiale, che sarebbe stata una bellissima idea tranne il fatto che è completamente morta sia negli obiettivi sia nei risultati e meriterebbe degna sepoltura, prima che realmente si trasformi dovunque nel "quizzone" di cui si riempiono la bocca i teleintervistatori a gettone? E delle micidiali tesine? In questi giorni stiamo facendo esami. Tutti ci raccomandano di "mettere a loro agio" i candidati, che nove volte su dieci vuol dire "evitate di bocciarli che hanno il ricorso pronto, e/o finiamo sui giornali per averne bocciato più di uno su cento". Ma che razza di dis/agio stiamo preparando per tutti quelli del nuovo anno scolastico già ormai iniziato, se nessuno si prende la responsabilità di intervenire? Si può ancora parlare dei diritti costituzionali dello studente, o è ormai un discorso patetico?

RISPOSTA:

Condivido le sue preoccupazioni relative all'esame di stato che ancora non esiste, e non solo perché si materializzerà la prossima estate. Il suggerimento da Lei avanzato nel suo articolo di aprile di verificare il CLIL proponendo in seconda prova segue, mi sembra, la logica tutta italiana del fare-perché-si-deve, che non condivido, ed inoltre dubito fortemente che potrebbe essere efficace ora, visto il ritardo nella formazione dei docenti stessi. Ritengo interessante, invece, la recente proposta del sottosegretario Reggi di introdurre progressivamente la formazione in servizio come obbligatoria, nell'ambito della riflessione legata ai lavori dei due cantieri aperti sulla scuola. Che stia lì un ulteriore elemento di novità introdotto dal Clil, visto che per fare Clil bisogna "per forza" fare un percorso di formazione? Ma, nuovamente, quale modello di formazione proporre? SB

 
25/06/2014 - Se le domande si facessero a tempo debito.... (Franco Labella)

Non vorrei spegnere l'ardore dialettico della collega Ballabio con una osservazione banale ed allo stesso tempo di buon senso ma il CLIL è nato con l'approssimazione e la fretta del voler fare le "riforme epocali" ad ogni costo e contro ogni evidenza dei dati di realtà. Ricordo ancora qualche intervento televisivo della Gelmini e posso anche esibire qualche prova tangibile dell"io l'avevo detto…". Ora siamo arrivati al redde rationem e vedo che l'italica arte dell'arrangiarsi si fa strada anche nel prospettare soluzioni sicuramente inedite ma non per questo meno problematiche. Non vorrei fare della facile ironia ma se alla certificazione dei titoli di abilitazione posseduti si sostituisce una sostanziale autocertificazione (a meno di non pensare che le associazioni professionali possano diventare dispensatrici di titoli) mi propongo per l'anno prossimo di diventare oltre che commissario di Diritto (nelle poche scuole in cui ancora ci sarà) anche esaminatore di Informatica. Sono pure esaminatore ECDL… Ma programmare cambiamenti partendo dai dati reali no? E ringrazio Silvia Ballabio perchè col suo intervento rinverdisce la discussione su modifiche normative ed approccio di sistema. Ecco basterebbe fare una norma generale valida per tutto quel che riguarda la scuola italiana. Articolo unico: "Noi siamo asistematici". Dopo di che largo alla fantasia italica. Come quella che spinge Ballabio ad ipotizzare un doc. di matem. CLIL che si occupi della storia dell'arte..

RISPOSTA:

Non essendo mia facoltà dare risposte pongo le domande, quale quella di reductio ad absurdum relativa al collega di Matematica, e mi fa piacere di aver buona compagnia nel porle, sicuramente non per prima. Il ministro Giannini è a quanto si sente dire impegnato in una spending review di quattro anni di scuola ed eliminazione del fondo per offerta formativa, nonché a conteggiare quanto le paritarie facciano risparmiare allo Stato, circa 6 miliardi. La formazione docenti è diventata una "piccola" boccata di ossigeno per le università. Le associazioni professionali e didattiche si autofinanziano, e fanno formazione. Gratis. Apprezzata visto che i docenti ne usufruiscono, in un regime di formazione liberamente scelta. E se questa formazione si misurasse non in ore di esenzione dal servizio, ma in crediti formativi? Per ciò che è validabile perché valido? I modi si trovano, nell'asistematica e fantasiosa Italia, che non sa ancora cosa sia il principio di sussidiarietà. SB