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SCUOLA/ Reggi (sottosegretario): non può più essere un ammortizzatore sociale

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Credo che la direzione imposta da Renzi al rilancio del paese sia stata recepita anche dal sindacato, e che al di là di alcune poche frange resistenti, la maggioranza, anche all'interno della Cgil, voglia superare vecchi modi di intendere la scuola. La soluzione, in ogni caso, sta nel dialogo.

Quali sono questi "vecchi modi"?
La scuola non può essere solo un modo per occupare del personale, perché è prima di tutto un servizio pubblico, il più importante che abbiamo. Nella trattativa che seguirà alla consultazione dovremo essere capaci di superare le sacche di privilegio e le resistenze che tutelano solo alcune categorie, privilegando il bene di studenti e famiglie. 

Ma per un sindacato come la Cgil l'anzianità è tutto… 
Credo che dentro la Cgil, almeno nella sua maggioranza, questo criterio non sia più un totem inviolabile. Nel momento in cui faremo proposte convincenti, anche i più riottosi saranno costretti a prendere atto che le cose stanno cambiando. La competitività del paese passa solo attraverso il riconoscimento del merito e del valore di ciascuno. 

Non si è ancora capito se il recente successo elettorale di Renzi alle europee si tradurrà in una qualche forma di impulso, o di cambio di direzione, al programma del ministro Giannini… 
Guardi, inanzitutto siamo chiamati a dare stabilità alla scuola. In questi anni la scuola ha subìto continui tagli e soprattutto è stata gravata di incertezze che hanno impedito la programmazione del lavoro e l'attuazione dell'autonomia scolastica. La prima cosa da fare ora è dare stabilità di risorse umane ed economiche, superando la logica dell'emergenza che ha segnato l'amministrazione negli ultimi anni. 

Per quanto riguarda il reclutamento dei docenti e il Tfa, la situazione è caotica, sfilacciata. 
Lo so bene, c'è un'incredibile sovrapposizione di norme. È una disgrazia che assorbe la metà del nostro tempo. Anche a queste persone dobbiamo dare maggiori certezze di una ragionevole stabilità delle modalità con cui formiamo e selezioniamo chi dovrà fare uno dei mestieri più importanti: costruire il futuro dei nostri figli e quindi di tutto il paese.

Ma la tentazione di azzerare tutto e fare una legge quadro, non l'avete avuta?
No, questo no. Io sto girando molto nelle scuole del paese e quello che chiedono gli insegnanti è una tregua, dicono chiaramente di non poterne più di riforme che si susseguono a cambiare continuamente le cose. Quando dicevo che occorre stabilità intendevo questo, i cantieri servono anche a questo scopo, a consolidare, possibilmente migliorandole, tante situazioni come − ad esempio − l'autonomia prevista dalla legge Berlinguer, che va attuata fino in fondo, dandole le gambe e le risorse per poter correre. Se lo facessimo avremmo realizzato la più grande riforma che questo paese attende nella scuola.

Parla di autonomia finanziaria?



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COMMENTI
29/06/2014 - Meritolatria: mobbing e alibi ministeriale (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

1) Pessimo titolo e infelice debutto mediatico-programmatico per il prossimo ministro dell’Istruzione, secondo indiscrezioni; sarebbe il quinto ministro in meno di quattro anni! Il titolo (svista o provocazione?) infatti ricopia uno degli slogan mendaci e offensivi di Gelmini. 2) Meritolatria. Con il pretesto di costruire un’artificiale “carriera dei docenti”, anche Reggi intende ricorrere all’ormai mitico “merito”, da valutare non con i test Invalsi ma tramite “le competenze acquisite e la formazione, nonché l'impegno nelle attività complementari alla didattica”: mistero su modalità, tempi, risorse occorrenti. Parlare di merito sta trasformandosi in meritolatria, oltre a essere una forma di mobbing sui docenti e un comodo alibi ministeriale per gli altri problemi della scuola. 3) Fuga dal problema vero. Il problema vero è costituito dalle retribuzioni indegne di TUTTI i docenti: ministri e governi ne hanno consapevolezza, ma non sanno come affrontarlo, perciò lo negano e vorrebbero dribblarlo con il trucco della carriera per i meritevoli. Pietro Citati, nel 2007, lanciò la provocazione “Raddoppiamo gli stipendi ai professori”. Il mese scorso, il ministro Giannini - su Metro news - dichiarava che “raddoppiare lo stipendio dei docenti appare eccessivo, ma uno stipendio mensile di 2.000 euro potrebbe essere l'importo minimo”. Il prof. Paolo Latella ci documenta sui docenti svizzeri (Canton Ticino) che percepiscono 7.000 euro al mese!

 
29/06/2014 - Meritolatria: mobbing e alibi ministeriale (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

4) La priorità. A febbraio, Renzi aveva annunciato una riforma al mese e aveva attribuito alla scuola la priorità (?!). La realtà ha imposto di decuplicare i tempi, cioè rinviare le scadenze da 100 giorni a 1.000. Molte le parole ma pochissimi i fatti. Il ministro dell’istruzione forse ha come incarico quello di parlare, parlare, rilasciare interviste, promettere e minacciare ma non ha la possibilità di fare e realizzare. 5) Flirt con le scuole cattoliche. Anche Reggi, come Giannini e troppi altri, intende coltivare il flirt con le scuole cattoliche, che sono in difficoltà, registrano crollo di iscrizioni, qualcuna chiude e vorrebbero essere aiutate dallo Stato a... fare concorrenza alla scuola statale! 6) Omissioni. Nulla dice Reggi in ordine al micidiale bazooka delle 24 ore settimanali, di montiana memoria, mai davvero abbandonate ed ora riproposte graziosamente come opzione! 7) Dispersione. Altra omissione: nulla su iniziative per ridurre la dispersione scolastica, stabile al 18% a livello nazionale, in crescita nel sud dove arriva al 20-25%! 8) Save the Children. L’intervista ignora che “In Italia il 25% dei minori è a rischio povertà: sono circa due milioni e mezzo i bambini e gli adolescenti che, soprattutto nelle regioni del Sud, vivono in condizioni di deprivazione materiale e spesso anche culturale, sociale e relazionale. 1 milione vivono in povertà assoluta”. 9) Cgil. Esagerato ad arte l’ipotetico potere di veto e condizionamento di Cgil.