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SCUOLA/ Reggi (sottosegretario): non può più essere un ammortizzatore sociale

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Intendo l'autonomia di gestione, ad esempio attraverso l'organico fuzionale. Le faccio l'esempio dei bambini di etnie diverse e degli alunni con disabilità. Sono richiesti interventi particolarmente impegnativi, ma i vincoli di risorse umane ed economiche e contrattuali impediscono un utilizzo flessibile del personale e un contrasto serio del disagio.

Ma c'è una disponiblità vostra a investire sull'autonomia finanziaria? Per essere espliciti: come vede l'assegnazione annuale di un budget complessivo, a tutte le scuole statali e non statali, su parametri fissi omnicomprensivi senza vincoli di destinazione, con il quale ogni scuola provveda alla realizzazione dell'offerta formativa, con un severo controllo annuale sull'utilizzo delle risorse assegnate?
Io sono un convinto federalista che sul territorio ha sempre sofferto molto il centralismo regionale e nazionale, però ho sempre riconosciuto anche la necessità di evitare le diseguaglianze. Il modello che mi ha presentato lei sarebbe efficacissimo in alcune zone del paese, ma creerebbe enormi diseguaglianze in altre, dunque non va bene. Quello che conta è garantire l'autonomia, certamente, ma attraverso una coordinamento che deve essere in capo allo Stato. Altro è la parità scolastica, che vogliamo assolutamente tutelare nel nome del principio di sussidiarietà a noi molto caro.

A proposito di scuole, autonomia e territorio... Lei ha fatto il sindaco, giusto?
Appunto. Avevo una rete di scuole pubbliche e paritarie che funzionavano bene perché c'era un coordinamento pedagogico unico, perché facevano programmazione assieme e gli standard di qualità erano uguali per tutti o per lo meno sopra una soglia minima stabilita dallo stato. In questo senso mi va bene il modello che dice lei, autonomia massima sì ma secondo criteri di valutazione e standard di qualità che devono essere comuni. Un genitore ovunque mandi il figlio deve avere la garanzia di un livello di qualità da tutto il pubblico e da tutto il privato. 

Torniamo un attimo al Tfa. Non si sa ancora come sarà la struttura della prova a meno di un mese dai test preliminari, che si svolgeranno dal 14 al 31 luglio…
Ma i candidati si sono preparati o no in questi anni? Dunque che problemi hanno?

Non è scorretto imporre a un candidato la regione nella quale fare il Tfa?
Secondo me no: è un meccanismo più flessibile che dà più opportunità. L'alternativa era quella di aspettare che le sedi universitarie autorizzassero la propria classe di concorso, ma così avremmo perso dei mesi e dato meno chances ai partecipanti. Ci sarà forse da fare qualche spostamento, ma a fronte di questo possibile disagio ci sono opportunità più ampie.

Uno dei problemi più gravi dell'amministrazione scolastica è dato dai ricorsi. Alcuni sindacati per esempio impugneranno il Tfa perché privo dei pareri di legge di Cnpi e Cnam… Come pensate di fermare la valanga?

 



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COMMENTI
29/06/2014 - Meritolatria: mobbing e alibi ministeriale (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

1) Pessimo titolo e infelice debutto mediatico-programmatico per il prossimo ministro dell’Istruzione, secondo indiscrezioni; sarebbe il quinto ministro in meno di quattro anni! Il titolo (svista o provocazione?) infatti ricopia uno degli slogan mendaci e offensivi di Gelmini. 2) Meritolatria. Con il pretesto di costruire un’artificiale “carriera dei docenti”, anche Reggi intende ricorrere all’ormai mitico “merito”, da valutare non con i test Invalsi ma tramite “le competenze acquisite e la formazione, nonché l'impegno nelle attività complementari alla didattica”: mistero su modalità, tempi, risorse occorrenti. Parlare di merito sta trasformandosi in meritolatria, oltre a essere una forma di mobbing sui docenti e un comodo alibi ministeriale per gli altri problemi della scuola. 3) Fuga dal problema vero. Il problema vero è costituito dalle retribuzioni indegne di TUTTI i docenti: ministri e governi ne hanno consapevolezza, ma non sanno come affrontarlo, perciò lo negano e vorrebbero dribblarlo con il trucco della carriera per i meritevoli. Pietro Citati, nel 2007, lanciò la provocazione “Raddoppiamo gli stipendi ai professori”. Il mese scorso, il ministro Giannini - su Metro news - dichiarava che “raddoppiare lo stipendio dei docenti appare eccessivo, ma uno stipendio mensile di 2.000 euro potrebbe essere l'importo minimo”. Il prof. Paolo Latella ci documenta sui docenti svizzeri (Canton Ticino) che percepiscono 7.000 euro al mese!

 
29/06/2014 - Meritolatria: mobbing e alibi ministeriale (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

4) La priorità. A febbraio, Renzi aveva annunciato una riforma al mese e aveva attribuito alla scuola la priorità (?!). La realtà ha imposto di decuplicare i tempi, cioè rinviare le scadenze da 100 giorni a 1.000. Molte le parole ma pochissimi i fatti. Il ministro dell’istruzione forse ha come incarico quello di parlare, parlare, rilasciare interviste, promettere e minacciare ma non ha la possibilità di fare e realizzare. 5) Flirt con le scuole cattoliche. Anche Reggi, come Giannini e troppi altri, intende coltivare il flirt con le scuole cattoliche, che sono in difficoltà, registrano crollo di iscrizioni, qualcuna chiude e vorrebbero essere aiutate dallo Stato a... fare concorrenza alla scuola statale! 6) Omissioni. Nulla dice Reggi in ordine al micidiale bazooka delle 24 ore settimanali, di montiana memoria, mai davvero abbandonate ed ora riproposte graziosamente come opzione! 7) Dispersione. Altra omissione: nulla su iniziative per ridurre la dispersione scolastica, stabile al 18% a livello nazionale, in crescita nel sud dove arriva al 20-25%! 8) Save the Children. L’intervista ignora che “In Italia il 25% dei minori è a rischio povertà: sono circa due milioni e mezzo i bambini e gli adolescenti che, soprattutto nelle regioni del Sud, vivono in condizioni di deprivazione materiale e spesso anche culturale, sociale e relazionale. 1 milione vivono in povertà assoluta”. 9) Cgil. Esagerato ad arte l’ipotetico potere di veto e condizionamento di Cgil.