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SCUOLA/ Di quali insegnanti abbiamo bisogno: normali, militanti o "missionari"?

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Gli "appassionati", spesso, in realtà, volevano l'egemonia assoluta.

Mille volte ho tentato invano di assumere il ruolo di coordinatore democratico e di regolatore del sistema scuola a cui ero preposto.

Devo dire che ho visto anche una frangia meta-criminale presente nella scuola, da tutti sottaciuta e che non si presenta di solito come richiedente illegalità, anzi, si presenta (se osteggiata) come ricercatrice della legalità al 200 per cento. E questo avviene anche negli uffici tecnici e nei concorsi, anche se gli intelligentoni della legalità non lo dicono mai.

Ricordo il caso (ma ne ho mille altri) di un bidello custode a cui vietai di mandare la moglie a fare le pulizie al posto suo (cosa che i presidi miei precedenti, legalisti da parata, non avevano mai fatto)  che si mise nella posizione di chiedere l'applicazione rigorosissima delle regole. Praticamente ogni giorno mi arrivavano richieste scritte (sostenute da atteggiamenti anche fisicamente temibili) di verifica e controllo su stipendi, straordinari, azioni di altre persone, chiamate supplenti, ecc. Ebbene: un inferno. Lo sdegno ultralegalitario come reazione al tentativo di governo (nel mio caso assolutamente equilibrato ed onesto) del sistema.

Dovetti dedicare corpo ed anima a mantenere un equilibrio della scuola prima di andarmene, dopo vari anni. Seppi poi che tutti conoscevano il problema drammatico del custode, ma tutti facevano a gara nel tacerne e nel litigare furiosamente per definire la "didattica migliore", quella più "progressista". Ovviamente in totale assenza del ministero e dei livelli intermedi di gestione del sistema scolastico.

Non ci vuole nella scuola del personale missionario. Ci vuole personale normale, normalmente e variamente motivato come in ogni azienda, normalmente sensibile anche alla carriera e allo stipendio, ma ben guidato.

Ci sarà sempre una varietà di personaggi con livelli diversi di impegno, motivazione, intelligenza, capacità, tensione evolutiva. Ciò avviene in ogni azienda. Il problema, oggi, da noi, è la guida, i suoi poteri, la valutazione del suo lavoro e dei risultati. Quello che manca di più oggi nella scuola è un governo efficace ed efficiente degli istituti scolastici, oggi diretti in teoria da piccoli dirigenti locali assolutamente casuali, ma nella realtà da automatismi e conformismi ministerial-sindacali e diktat mediatici. Avere una dirigenza a livello distrettuale irraggiata in tutti gli istituti, con la dimensione di un migliaio di dipendenti ed una ventina di scuole, consentirebbe, credo, sia la buona gestione in tempo reale sia il controllo ed anche la formazione del personale docente.

Il paradosso invece è che lo stato, dove nessuno guida davvero le strutture ed il dirigente si limita ad occuparle e galleggiare, si propone come modello all'organizzazione della società, ma non nell'efficienza bensì nei diritti dei dipendenti e nell'impotenza gestionale.



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COMMENTI
01/07/2014 - Un esempio un pelino contraddittorio.. (Franco Labella)

A volte un disegno chiaro viene tradito dai dettagli. Non ho spazio per obiettare sulla scuola-azienda teorizzata da Bianchini ma mi limito ad osservare che scrivere per tutto l'articolo che non servono docenti-missionari e citare come esempio finale di docente meritevole una collega che rinuncia ad un diritto (perché quando si comincia a parlare di scuola come ammortizzatore sociale si sa dove si comincia e non si sa dove si finisce) è leggermente contraddittorio. Ma giusto un pelino… La collega che rinuncia non ad un privilegio ma ad un diritto (presente anche nel settore privato così Bianchini non si sdegna) è un bellissimo esempio di docente-missionaria. A Bianchini, evidentemente, non piacciono i missionari solo di un certo tipo. Gli risparmio la replica: appartengo alle onnipresenti e onnipotenti sezioni sindacali. Quelle che vengono viste con crescente fastidio dalla letteratura ormai dominante degli aziendalisti. Di destra e di sinistra, ahimè, e perciò molto pericolosi. Perché quando il mondo si fa confuso gli esiti sono questi.

 
29/06/2014 - Complessità e bottom-up: un errore strategico (enrico maranzana)

“Lo Stato, dove nessuno guida davvero le strutture e il dirigente si limita ad occuparle e galleggiare, si propone come modello” focalizza un punto dolente della gestione della scuola. L’argomentazione proposta non affronta la questione: si sviluppa irrazionalmente e in netto contrasto con il concetto di sistema, l’architrave del sistema di regole scolastiche. La complessità del problema educativo è stata abbattuta dal legislatore adottando un procedimento per approssimazioni successive: la progettazione formativa mira a dominare il rapporta scuola società, la progettazione educativa ipotizza itinerari per far evolvere le capacità dei giovani verso le competenze generali identificate dal consiglio di circolo/di istituto per adeguare il servizio al contesto sociale, la progettazione dell’insegnamento prefigura processi d’apprendimento unitari. La colposa assenza di questo essenziale quadro di riferimento è all’origine della visione parcellizzata della gestione scolastica, vera causa della sua inefficacia e del galleggiamento. In rete “L’autonomia scolastica: un’araba fenice” traccia le linee guida d’una dirigenza operante secundum legem.