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SCUOLA/ Di quali insegnanti abbiamo bisogno: normali, militanti o "missionari"?

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Lavorare poco, pochissimo, guadagnare bene, non essere giudicati. Questo è il modello dell'azienda statale, che tutto il "progressismo" e l'opportunismo hanno sempre sostenuto portando alla diseducazione di un popolo ed all'enorme debito pubblico. Un modo di essere che piacerebbe a quasi tutti, ma che generalizzato porta la società al fallimento.

Nello stato si "lavora" 36 ore mentre nel settore non statale 40. Le 36 ore settimanali poi consentono 5 giorni di 7 ore e 12 minuti senza intervallo (senza sdegno sindacale, anzi su ideazione sindacale). Che vuol dire 7 ore al giorno anziché le 9 di arco lavorativo del privato.

Inoltre continua il rito delle pensioni statali anticipate e si continua con questa musica anche con Renzi, che pensa allo scivolo solo per gli statali.

Ricostruzioni di carriera fasulle, alcuni anni valutati 3 volte; trasferimento a domanda sacro senza nemmeno il parere della struttura ricevente, trasferimento d'ufficio mai applicato. Premi sempre a pioggia e lotta dura alle discriminazioni, cioè ai premi dati a chi li merita di più (una volta una mia brava docente rifiutò − senza alcun mio intervento, anzi con mia sorpresa − la riduzione di orario settimanale per allattamento perché, disse, voleva evitare disagi agli alunni. Le feci una lettera di ringraziamento. Mi saltarono addosso la sezione sindacale e la maggioranza dei docenti, che firmarono una petizione piena di sdegno).

Lo stato e il trattamento speciale del personale pubblico dovrebbero essere al centro di una profonda riflessione. Speriamo che il nuovo clima riformatore lo consenta e l'efficienza, l'utilità, l'efficacia e la normalità entrino davvero, senza solennità fasulle, nella vita pubblica.



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COMMENTI
01/07/2014 - Un esempio un pelino contraddittorio.. (Franco Labella)

A volte un disegno chiaro viene tradito dai dettagli. Non ho spazio per obiettare sulla scuola-azienda teorizzata da Bianchini ma mi limito ad osservare che scrivere per tutto l'articolo che non servono docenti-missionari e citare come esempio finale di docente meritevole una collega che rinuncia ad un diritto (perché quando si comincia a parlare di scuola come ammortizzatore sociale si sa dove si comincia e non si sa dove si finisce) è leggermente contraddittorio. Ma giusto un pelino… La collega che rinuncia non ad un privilegio ma ad un diritto (presente anche nel settore privato così Bianchini non si sdegna) è un bellissimo esempio di docente-missionaria. A Bianchini, evidentemente, non piacciono i missionari solo di un certo tipo. Gli risparmio la replica: appartengo alle onnipresenti e onnipotenti sezioni sindacali. Quelle che vengono viste con crescente fastidio dalla letteratura ormai dominante degli aziendalisti. Di destra e di sinistra, ahimè, e perciò molto pericolosi. Perché quando il mondo si fa confuso gli esiti sono questi.

 
29/06/2014 - Complessità e bottom-up: un errore strategico (enrico maranzana)

“Lo Stato, dove nessuno guida davvero le strutture e il dirigente si limita ad occuparle e galleggiare, si propone come modello” focalizza un punto dolente della gestione della scuola. L’argomentazione proposta non affronta la questione: si sviluppa irrazionalmente e in netto contrasto con il concetto di sistema, l’architrave del sistema di regole scolastiche. La complessità del problema educativo è stata abbattuta dal legislatore adottando un procedimento per approssimazioni successive: la progettazione formativa mira a dominare il rapporta scuola società, la progettazione educativa ipotizza itinerari per far evolvere le capacità dei giovani verso le competenze generali identificate dal consiglio di circolo/di istituto per adeguare il servizio al contesto sociale, la progettazione dell’insegnamento prefigura processi d’apprendimento unitari. La colposa assenza di questo essenziale quadro di riferimento è all’origine della visione parcellizzata della gestione scolastica, vera causa della sua inefficacia e del galleggiamento. In rete “L’autonomia scolastica: un’araba fenice” traccia le linee guida d’una dirigenza operante secundum legem.