BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il problema del Novecento sono i prof fuori dal "mondo"

Pubblicazione:

John Fitzgerald Kennedy (S) (1917-1963) (Immagine d'archivio)  John Fitzgerald Kennedy (S) (1917-1963) (Immagine d'archivio)

Su questo aspetto l'intervento di Grazia Fassorra è pertinente e conclusivo. Alle spalle di questa ignoranza ingiustificabile su ciò che accade all'interno del sistema di istruzione nazionale, sta qualcosa di peggio: il disinteresse di molti docenti per la storia del mondo presente, il disimpegno verso il destino comune e il bene comune, la riduzione della loro missione culturale e civile a routine burocratica, al ruolo di passacarte. Se un insegnante non sta a testa alta nel mondo in cui lui e i suoi alunni camminano e dovrebbero camminare insieme, se non ama il mondo, perché mai dovrebbero interessarsene i suoi alunni? 

A ciò si deve aggiungere un "baco" nella preparazione disciplinare dei docenti. Molti di loro non hanno finito il '900, quando frequentavano la scuola superiore; e all'università non l'hanno più studiato. Insomma: sono nella stessa situazione dei loro alunni! Conclusione: se i ragazzi sono oggi piegati, come si ripete ossessivamente, sulla dimensione temporale di un presente piatto, senza immaginarne la profondità e, pertanto, senza lanciare uno sguardo sugli scenari del futuro, la colpa non è di Internet, di Facebook, di Twitter, dei social network, bensì − anche − della generazione adulta che si trovano davanti ogni giorno. 

Sono costretto a citare qui, ancora una volta, dall'autobiografia postuma di Albert Camus Il primo uomo, questa straordinaria rievocazione pedagogico-didattica: "No, la scuola non offriva soltanto un'evasione dalla vita in famiglia. Almeno nella classe del signor Bernard, appagava una sete ancor più essenziale per il ragazzo che per l'adulto, la sete della scoperta. Certo, anche nelle altre classi si insegnavano molte cose, ma un po' come si ingozzavano le oche. Si presentava un cibo preconfezionato (il Programma!, nda) e si invitavano i ragazzi ad inghiottirlo. Nella classe del signor Bernard, per la prima volta in vita loro, sentivano, invece, di esistere e di essere oggetto della più alta considerazione: li si giudicava degni di scoprire il mondo". Questo è il punto: senza una relazione intellettuale severa e rigorosa con i ragazzi, la scuola diventa una fabbrica della noia e perciò anche la relazione educativa viene compromessa, degradandosi nella scuola di base in  maternalismo e in quella secondaria in guruship, nell'ipotesi migliore. Peggio ancora: nell'abbandono dei ragazzi a se stessi, nella loro solitudine intellettuale e educativa. 

In realtà, non c'è bisogno di una legge che stabilisca autoritativamente che i ragazzi in uscita dalle superiori debbano conoscere il '900. Basterebbe che le autonomie scolastiche prendessero sul serio l'autonomia didattica e organizzassero gli insegnamenti secondo i parametri delle competenze-chiave, come previsto già da anni in sede europea. Ma su ciò rimando a Grazia Fassorra. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
13/06/2014 - LABELLAAA!...:-) (GIOVANNI COMINELLI)

Lo so che polemizzi da anni. Ma sempre un po' a casaccio. Non ho mai sostenuto che non si debbano insegnare Diritto e economia. Penso che si debba organizzare l'attività didattica attorno a QUATTRO DIPARTIMENTI-LABORATORIO, corrispondenti alle quattro competenze-chiave: linguaggi, matematica, scienze, storia. Nel caso specifico, Diritto e economia appartengono al Dipartimento di storia. Resto invece contrario alla parcellizzazione delle materie e degli orari. Se Labella teme che gli voglia sottrarre la cattedra, sbaglia. Vorrei che insegnasse ciò che sa, nell'ambito di un Dipartimento, che unificasse epistemologicamente e perciò anche didatticamente i contenuti, oggi splittati in materie. Sull'educazione alla legalità, continuo a pensare che essa sia il risultato di un ambiente culturale ed educativo che converga nella costruzione dell'etica pubblica, e che, soprattutto, crei una cultura della giustizia e della libertà. Se in una scuola, gli insegnanti arrivano tardi a scuola, se non fanno il loro dovere, se c'è un clima di menefreghismo e di illegalità nei comportamenti (prendersi giorni di malattia a sbafo, utilizzare impropriamente la 104 ecc...), hai un bell'organizzare i seminari e le conferenze sulla mafia! Un ambiente malato trasmette un messaggio opposto! E' po' come l'educazione sessuale. Si crede che basti spiegare la fisiologa del corpo umano. Invece occorre educare alle emozioni, ai sentimenti, alle relazioni. Basta una materia per tutto ciò?!

 
05/06/2014 - E se Cominelli facesse autocritica? (Franco Labella)

La Costituente? La Costituzione? La Cassa per il Mezzogiorno? E, caro Cominelli, proprio questi esempi doveva scegliere? Ahi ahi ahi, critici fai da te? No Alpitour? Mi verrebbe da continuare perchè Cominelli, che pure cita le competenze chiave di cittadinanza, è uno che ha sostenuto qui sul Sussidiario (ed io polemizzo da anni con lui su questo), in perfetta assonanza con Gelmini e i suoi adepti, che lo studio del Diritto e dell'Economia non serviva, che il core curriculum non dovesse contenere questi insegnamenti, che l'educazione alla legalità non necessitava delle conoscenze disciplinari specifiche e che tutti i docenti disciplinari avessero come obbligo e possibilità quella di far acquisire queste benedette competenze. Oggi scopre che gli insegnanti sarebbero fuori dal mondo ed anche una commentatrice attenta come Anna di Gennaro ritiene che tutto si risolva con la rottamazione dei vecchi prof. Forse sarebbe il caso, oltre che scrivere articoli critici, fare un minimo di autocritica... così, magari, si rientra tutti nel "mondo" reale. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
03/06/2014 - Dalla Cattedra di Pietro, una lezione... (Anna Di Gennaro)

Mi permetto d'intervenire a seguito della lettura del saggio e ben argomentato articolo/risposta al prof. Gianni Mereghetti, che tempo fa dichiarava pubblicamente di voler restare ancora in cattedra, se non erro, proprio da questo quotidiano. L'analisi di Giovanni Cominelli è perfetta e lo ringrazio per aver chiarito aspetti sconosciuti. Ora credo spetti a me, per dovere di esperta in materia di insegnanti "bruciati", nonostante Mereghetti non sia annoverabile tra essi. Quando è ora di andarsene dalla scuola, bisogna farlo. Ce lo ha insegnato col suo clamoroso gesto educativo nientemeno che il papa Emerito, che ha lanciato uno storico messaggio di metodo, urbi et orbi. Riconoscere il proprio limite e lasciare in altre mani ciò che si ama, anche più di noi stessi e confidare nella Provvidenza. E' ciò che ho pensato appena appresa la notizia alla radio. La Chiesa insegna anche questo, ascoltiamola. E i ragazzi non cammineranno più sul cornicione...