BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il problema del Novecento sono i prof fuori dal "mondo"

Pubblicazione:

John Fitzgerald Kennedy (S) (1917-1963) (Immagine d'archivio)  John Fitzgerald Kennedy (S) (1917-1963) (Immagine d'archivio)

Occorrerebbe che le scuole si strutturassero in quattro laboratori, in corrispondenza del core-curriculum delle quattro competenze: le lingue, la matematica, le scienze, la storia. Lo aveva già previsto il ministro Fioroni tra il 2006 e il 2008. D'altronde, la "storia" non è solo una disciplina, è un ambiente epistemologico, nel quale devono passare ed essere filtrate tutte le discipline, dall'italiano, alla religione, alle scienze, alla matematica. Siamo chiamati a trasmettere ai nostri ragazzi "il sapere di civiltà": questa è la sintesi delle competenze-chiave. 

Benché gli insegnanti non dispongano di nessun alibi per le loro gravi inadempienze, è pur vero che il loro tempo-scuola è costretto dall'amministrazione e dai sindacati nel letto di Procuste degli orari. Un insegnante deve spendere le sue 18 ore in 5 giorni, non uno di meno. Al "bisogno della scoperta", all'assioma aristotelico "tutti gli uomini per natura desiderano sapere", il sistema amministrativo-sindacale risponde con una parcellizzazione del sapere in mille frammenti liofilizzati e insipidi, trasmessi da docenti confinati nel loro solipsismo didattico, agenti e vittime essi stessi del taylorismo didattico. Apprendimento e insegnamento sono frantumati. Alla generazione giovane che chiede a quella adulta "un sapere di civiltà", la scuola risponde con un sacco di "materie", affastellate in ore sempre diverse, che non colloquiano tra di loro e che non parlano a ciascun ragazzo. 

I dipartimenti, che dovrebbero coordinare almeno gli insegnanti della stessa materia e tentare incroci con materie vicine, non funzionano: ciascun docente è solo. Ma già adesso è possibile, sulla base legislativa del DPR 275 dell'8 marzo 1999, procedere con "la classe rovesciata" e con "la classe scomposta". Il Liceo Lussana di Bergamo ci sta provando, utilizzando i socialnetwork e tutte le diavolerie che la rivoluzione informatica ci offre: dalle Lim all'Ipad, all'uso di Facebook. Ci sta provando e ci riesce. Altre scuole sono sulla stessa strada. Anche perché, diversamente, i ragazzi le abbandonano con la testa e, a volte, anche con i piedi, nella misura di 200 mila drop out all'anno.  

Occorre, perciò, una concentrazione delle ore per le discipline e una logica degli spazi del tutto diversa. Perché mai le cinque ore di italiano devono essere suddivise in tre frammenti? E analogamente vale per storia o filosofia o altra materia. E perché il monte orario annuale dei docenti deve essere suddiviso per settimane di 18 ore, a loro volta frammentate in 2+3+1+2 ecc...? Perché gli insegnanti non si ribellano contro i contratti siglati da sindacati e amministrazione, custodi della frammentazione, a tal punto che poi occorre il cervellone di Echelon per assemblare il puzzle degli orari all'inizio di ogni anno di ogni singolo e di tutti i docenti? 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
13/06/2014 - LABELLAAA!...:-) (GIOVANNI COMINELLI)

Lo so che polemizzi da anni. Ma sempre un po' a casaccio. Non ho mai sostenuto che non si debbano insegnare Diritto e economia. Penso che si debba organizzare l'attività didattica attorno a QUATTRO DIPARTIMENTI-LABORATORIO, corrispondenti alle quattro competenze-chiave: linguaggi, matematica, scienze, storia. Nel caso specifico, Diritto e economia appartengono al Dipartimento di storia. Resto invece contrario alla parcellizzazione delle materie e degli orari. Se Labella teme che gli voglia sottrarre la cattedra, sbaglia. Vorrei che insegnasse ciò che sa, nell'ambito di un Dipartimento, che unificasse epistemologicamente e perciò anche didatticamente i contenuti, oggi splittati in materie. Sull'educazione alla legalità, continuo a pensare che essa sia il risultato di un ambiente culturale ed educativo che converga nella costruzione dell'etica pubblica, e che, soprattutto, crei una cultura della giustizia e della libertà. Se in una scuola, gli insegnanti arrivano tardi a scuola, se non fanno il loro dovere, se c'è un clima di menefreghismo e di illegalità nei comportamenti (prendersi giorni di malattia a sbafo, utilizzare impropriamente la 104 ecc...), hai un bell'organizzare i seminari e le conferenze sulla mafia! Un ambiente malato trasmette un messaggio opposto! E' po' come l'educazione sessuale. Si crede che basti spiegare la fisiologa del corpo umano. Invece occorre educare alle emozioni, ai sentimenti, alle relazioni. Basta una materia per tutto ciò?!

 
05/06/2014 - E se Cominelli facesse autocritica? (Franco Labella)

La Costituente? La Costituzione? La Cassa per il Mezzogiorno? E, caro Cominelli, proprio questi esempi doveva scegliere? Ahi ahi ahi, critici fai da te? No Alpitour? Mi verrebbe da continuare perchè Cominelli, che pure cita le competenze chiave di cittadinanza, è uno che ha sostenuto qui sul Sussidiario (ed io polemizzo da anni con lui su questo), in perfetta assonanza con Gelmini e i suoi adepti, che lo studio del Diritto e dell'Economia non serviva, che il core curriculum non dovesse contenere questi insegnamenti, che l'educazione alla legalità non necessitava delle conoscenze disciplinari specifiche e che tutti i docenti disciplinari avessero come obbligo e possibilità quella di far acquisire queste benedette competenze. Oggi scopre che gli insegnanti sarebbero fuori dal mondo ed anche una commentatrice attenta come Anna di Gennaro ritiene che tutto si risolva con la rottamazione dei vecchi prof. Forse sarebbe il caso, oltre che scrivere articoli critici, fare un minimo di autocritica... così, magari, si rientra tutti nel "mondo" reale. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
03/06/2014 - Dalla Cattedra di Pietro, una lezione... (Anna Di Gennaro)

Mi permetto d'intervenire a seguito della lettura del saggio e ben argomentato articolo/risposta al prof. Gianni Mereghetti, che tempo fa dichiarava pubblicamente di voler restare ancora in cattedra, se non erro, proprio da questo quotidiano. L'analisi di Giovanni Cominelli è perfetta e lo ringrazio per aver chiarito aspetti sconosciuti. Ora credo spetti a me, per dovere di esperta in materia di insegnanti "bruciati", nonostante Mereghetti non sia annoverabile tra essi. Quando è ora di andarsene dalla scuola, bisogna farlo. Ce lo ha insegnato col suo clamoroso gesto educativo nientemeno che il papa Emerito, che ha lanciato uno storico messaggio di metodo, urbi et orbi. Riconoscere il proprio limite e lasciare in altre mani ciò che si ama, anche più di noi stessi e confidare nella Provvidenza. E' ciò che ho pensato appena appresa la notizia alla radio. La Chiesa insegna anche questo, ascoltiamola. E i ragazzi non cammineranno più sul cornicione...