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SCUOLA/ Il problema del Novecento sono i prof fuori dal "mondo"

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John Fitzgerald Kennedy (S) (1917-1963) (Immagine d'archivio)  John Fitzgerald Kennedy (S) (1917-1963) (Immagine d'archivio)

Sì, i nostri ragazzi escono a 19 anni dalla scuola e si avviano incontro al mondo come sonnambuli che camminano di notte su un cornicione. Posano i piedi su un terreno che non conoscono. Della storia economica, sociale, politica, culturale e intellettuale del '900 intercettano soltanto qualche coriandolo. In incontri con i maturandi che ho tenuto recentemente in un liceo che va per la maggiore, di cui taccio qui il nome per carità patria, l'intreccio domande/risposte è stato il seguente: cos'è l'Assemblea costituente? Boh. Chi era Aldo Moro? Mutismo assoluto. Quando è stato costruito il Muro di Berlino? Nel 1989. De Gasperi? Sturzo? La Cassa del Mezzogiorno? Sempre: boh. Quando è stata fatta la Costituzione? Nel 2002 da Berlusconi. Il '68? Il '77? Piazza Fontana? Cosa sono i Balcani? Boh.

Il panorama è decisamente desolante. La ragione è che i ragazzi non sono interessati? Al contrario! Non appena uno racconta loro la storia e le storie, si fanno silenziosi e attenti, ti guardano come se scoprissero il mondo per la prima volta. La perdita della storia è una tragedia intellettuale ed educativa di cui sono vittime da anni le generazioni giovani. Quali sono le cause? Partiamo da lontano. Quando, alla fine degli anni 90, Luigi Berlinguer propose di rendere obbligatorio lo studio del '900, gli si rivoltò contro una canea. Certi esponenti cattolici scatenarono una campagna capillare contro quella proposta, in occasione delle elezioni europee del 1999, sostenendo che essa portava dritto verso l'ideologia di Stato e verso l'indottrinamento ideologico. Dovendo scegliere tra il rischio di indottrinamento ideologico e quello dell'ignoranza crassa del '900, scelsero l'ignoranza crassa del '900. Forza Italia si fece portavoce nel Parlamento e nel Paese di questa posizione. E vinse. 

Non vinse, invece, sull'indottrinamento. Gli insegnanti che indottrinavano ideologicamente gli studenti poterono continuare a farlo, dato che esiste la libertà di insegnamento, quale che fosse il periodo storico di cui si parlasse. In ogni caso, dopo la sconfitta di Berlinguer, gli insegnanti furono solennemente autorizzati a continuare nel culto del dio pagano del Sacro Programma. Negli incontri ricordati sopra, ho chiesto ragione ad alcuni insegnanti dell'abisso di ignoranza in cui precipitavano i loro studenti. La risposta è stata ed è sempre la stessa: dobbiamo finire il programma. Sicuro? La realtà è che il programma non lo finiscono. In storia della filosofia si fermano all'Ottocento, in storia si arenano tra la prima e la seconda guerra mondiale. Punto. Ma quand'anche, gli insegnanti ignorano che persino le direttive ministeriali non parlano più di programmi, bensì di Indicazioni nazionali, di esiti in uscita, di competenze-chiave (delle quali la storia è una delle quattro fondamentali), di saperi di cittadinanza. 



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COMMENTI
13/06/2014 - LABELLAAA!...:-) (GIOVANNI COMINELLI)

Lo so che polemizzi da anni. Ma sempre un po' a casaccio. Non ho mai sostenuto che non si debbano insegnare Diritto e economia. Penso che si debba organizzare l'attività didattica attorno a QUATTRO DIPARTIMENTI-LABORATORIO, corrispondenti alle quattro competenze-chiave: linguaggi, matematica, scienze, storia. Nel caso specifico, Diritto e economia appartengono al Dipartimento di storia. Resto invece contrario alla parcellizzazione delle materie e degli orari. Se Labella teme che gli voglia sottrarre la cattedra, sbaglia. Vorrei che insegnasse ciò che sa, nell'ambito di un Dipartimento, che unificasse epistemologicamente e perciò anche didatticamente i contenuti, oggi splittati in materie. Sull'educazione alla legalità, continuo a pensare che essa sia il risultato di un ambiente culturale ed educativo che converga nella costruzione dell'etica pubblica, e che, soprattutto, crei una cultura della giustizia e della libertà. Se in una scuola, gli insegnanti arrivano tardi a scuola, se non fanno il loro dovere, se c'è un clima di menefreghismo e di illegalità nei comportamenti (prendersi giorni di malattia a sbafo, utilizzare impropriamente la 104 ecc...), hai un bell'organizzare i seminari e le conferenze sulla mafia! Un ambiente malato trasmette un messaggio opposto! E' po' come l'educazione sessuale. Si crede che basti spiegare la fisiologa del corpo umano. Invece occorre educare alle emozioni, ai sentimenti, alle relazioni. Basta una materia per tutto ciò?!

 
05/06/2014 - E se Cominelli facesse autocritica? (Franco Labella)

La Costituente? La Costituzione? La Cassa per il Mezzogiorno? E, caro Cominelli, proprio questi esempi doveva scegliere? Ahi ahi ahi, critici fai da te? No Alpitour? Mi verrebbe da continuare perchè Cominelli, che pure cita le competenze chiave di cittadinanza, è uno che ha sostenuto qui sul Sussidiario (ed io polemizzo da anni con lui su questo), in perfetta assonanza con Gelmini e i suoi adepti, che lo studio del Diritto e dell'Economia non serviva, che il core curriculum non dovesse contenere questi insegnamenti, che l'educazione alla legalità non necessitava delle conoscenze disciplinari specifiche e che tutti i docenti disciplinari avessero come obbligo e possibilità quella di far acquisire queste benedette competenze. Oggi scopre che gli insegnanti sarebbero fuori dal mondo ed anche una commentatrice attenta come Anna di Gennaro ritiene che tutto si risolva con la rottamazione dei vecchi prof. Forse sarebbe il caso, oltre che scrivere articoli critici, fare un minimo di autocritica... così, magari, si rientra tutti nel "mondo" reale. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
03/06/2014 - Dalla Cattedra di Pietro, una lezione... (Anna Di Gennaro)

Mi permetto d'intervenire a seguito della lettura del saggio e ben argomentato articolo/risposta al prof. Gianni Mereghetti, che tempo fa dichiarava pubblicamente di voler restare ancora in cattedra, se non erro, proprio da questo quotidiano. L'analisi di Giovanni Cominelli è perfetta e lo ringrazio per aver chiarito aspetti sconosciuti. Ora credo spetti a me, per dovere di esperta in materia di insegnanti "bruciati", nonostante Mereghetti non sia annoverabile tra essi. Quando è ora di andarsene dalla scuola, bisogna farlo. Ce lo ha insegnato col suo clamoroso gesto educativo nientemeno che il papa Emerito, che ha lanciato uno storico messaggio di metodo, urbi et orbi. Riconoscere il proprio limite e lasciare in altre mani ciò che si ama, anche più di noi stessi e confidare nella Provvidenza. E' ciò che ho pensato appena appresa la notizia alla radio. La Chiesa insegna anche questo, ascoltiamola. E i ragazzi non cammineranno più sul cornicione...