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SCUOLA/ Il ministro Giannini scelga tra Kandinskij e Eric Schmidt

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Il presidente di Google Eric Schmidt (Infophoto)  Il presidente di Google Eric Schmidt (Infophoto)

Siamo nell'epoca della globalizzazione: i confini della nostra realtà si sono allargati oltre lo spazio fisico della nostra possibilità di movimento. Oggi è possibile fare ottime visite virtuali alle più prestigiose istituzioni museali nel mondo senza muoversi dalla comoda poltrona della nostra camera. Accumuliamo una grande quantità di esperienze artistiche in poco tempo, allungando velocemente la lista di opere d'arte che possiamo dire di avere "visto": ma è cambiato radicalmente il senso della parola vedere. 

Nel dibattito pubblico del 9 giugno scorso presso la facoltà di Architettura della Sapienza di Roma  per parlare di digitale e cultura, protagonisti il ministro Dario Franceschini e il presidente di Google Eric Schmidt, è emersa chiaramente una dicotomia di criteri e di valori nel modo di considerare, appunto, il rapporto con il patrimonio artistico. Per Franceschini se è vero che "il turismo ha bisogno del commercio elettronico ed è il settore in cui siamo più arretrati, il processo di digitalizzazione deve riguardare maggiore godibilità dell'impianto architettonico-culturale-museale, mantenendo arte e cultura al di fuori delle logiche commerciali". Eric Schmidt ha affermato che "il sistema educativo italiano non forma persone adatte al nuovo mondo; per affrontare questo problema è importante far recepire le abilità a livello digitale, incoraggiare i giovani in questo senso. Il futuro dell'arte è online, ma soprattutto la sfida sarà sul telefonino".
L'epoca di internet, dunque, come sta cambiano il senso della parola "vedere", così sta rivoluzionando anche il modo di pensare, e di interagire con la realtà: in questo caso la realtà è quella dell'opera d'arte. Con questo cambiamento bisogna fare i conti. 

Chiunque abbia fatto una vera esperienza di incontro con l'opera d'arte può affermare che si tratta di una esperienza unica, personale, che coinvolge intelligenza e cuore, conoscenze e sensibilità.
Solo sentendo sulla propria pelle l'emozione che l'opera comunica si può dire di averla incontrata.
Ma questo non è possibile se l'incontro non è anche concreto, materiale: l'opera prende vita e comunica anche attraverso la materia con cui è fatta, con il contesto in cui è inserita e con cui interagisce. Tutto ciò viene perduto se vediamo attraverso uno schermo, per quanto sia in alta definizione.

La difesa del ruolo dell'educazione all'arte quale fulcro e motore della vita culturale e civile del nostro Paese, e nel nostro sistema educativo deve dunque saper accogliere le sfide del web, ma nel contempo non rinunciare a quello che è il cuore del valore del nostro patrimonio non riducibile ad alcuna unità di misura puramente quantitativa. 

Profeticamente scrisse Vassilij Kandinskij nel lontano 1912: "L'uomo non deve dunque accostarsi all'arte con la ragione e con la comprensione, ma con l'anima e con l'esperienza vissuta. Ragione e comprensione si trovano nel corredo dell'artista, il quale deve disporre di tutti i mezzi per raggiungere il suo fine. E colui per il quale l'opera è stata creata, deve aprire senza riserve la sua anima e stabilire un contatto diretto con essa. Anch'egli allora sarà felice" (Sulla comprensione dell'arte, Monaco 1912).



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