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SCUOLA/ Invalsi, l'Europa "tira le orecchie" a Renzi

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Praticamente nulla, in quanto dopo l'approvazione del regolamento nazionale di valutazione non si è mosso molto. Come denunciamo nel nostro rapporto, c'è stata una lunga pausa in cui non si è data attuazione a un regolamento approvato dal governo. È proseguita la sperimentazione Vales, ma non se ne conoscono gli esiti in quanto non sono mai stati resi pubblici. Per l'ex ministro Maria Chiara Carrozza l'Invalsi non era una priorità, o comunque voleva rivedere gli ambiti della valutazione nelle scuole. Ora vedremo che cosa farà il ministro Giannini.

Secondo lei il regolamento contenuto nel DPR 80, con il sistema a tre gambe per la valutazione delle scuole ma non dei docenti, è la via maestra?
Quella è la legge oggi vigente e il punto di equilibrio che si era trovato con il governo Monti. Personalmente, l'impianto del regolamento non mi soddisfa per almeno due ragioni. La prima è l'enfasi eccessiva posta sull'autovalutazione, cioè sul fatto che siano le scuole in primo luogo a valutare se stesse e che solo in una seconda fase entri in campo un valutatore terzo. La valutazione al contrario dovrebbe partire dal fatto che qualcuno mi dica che cosa funziona o non funziona, e poi a quel punto incomincio a ragionare su che cosa posso migliorare. In secondo luogo alle tre gambe ne manca una, il concorso per gli ispettori che dovrebbero essere il perno capace di coordinare l'interno processo di valutazione nelle scuole.

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
04/06/2014 - La diagnosi errata del dr. Bureuro (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Questa "raccomandazione" da parte di una Commissione europea già scaduta è la ripetizione della lettera di Trichet/Draghi che tutti ricordiamo, come ricordiamo la sua storia, la manina che c'era dietro. Gavosto, come gli capita spesso, preso dall'entusiasmo euroburocratico, si abbandona senza saperlo ad un tropo, o a un metasemema, o, per spiegare meglio, ad una trasmutazione e/o scambio di significato tra le parole "raccomandazione" e "diktat". Per lui "raccomandazione" vale "diktat". Evidentemente l'econometria non aiuta molto ad una nemmeno troppo fine distinzione linguistica e semantica. Dal suo rammarico, che pare un pianto di prefica, appaiono chiare alcune cose: a) nonostante abbiamo avuto governi pronti a scattare sugli attenti ad ogni "raccomandazione" (eufemismo) degli euroburocrati le cose in Italia non sono andate come "auspicavano" (eufemismo) a Bruxelles/Lussemburgo (ma anche in Italia, diciamolo); b) ciò che è stato fatto (disastro) è stato uno sviluppo distrofico dell'INVALSI, un regolamento (DPR 80/2013) pateracchio che già è precario di per sé con le sue tre gambe, se poi si pensa che una gamba praticamente non esiste (gli ispettori), allora il quadro non appare consolante (in questo siamo finalmente, sia pure per motivi opposti, d'accordo con Gavosto); SEGUE

 
04/06/2014 - La diagnosi errata del dr. Bureuro (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

SEGUITO c) le sperimentazioni Valorizza1, VQS, Valorizza 2 e anche Vales con cui si è cercato di valutare insegnanti e scuole sono miseramente fallite, ecco perché non sono resi pubblici i risultati. Sono fallite perché sbagliate in partenza le premesse su cui esse si basavano. Quindi, gentile Gavosto, non è che non si è fatto niente, altroché se hanno fatto, o tentato di fare, i governi. Il problema è che hanno fallito e quelle che hanno ritenuto medicine si sono rivelate peggiori del male e della malattia. Ovviamente lungi da Andrea Gavosto, il porgersi le sia pur legittime e discrete domande: e se le "raccomandazioni" (diktat) fossero sbagliate? Se fossero inapplicabili e incompatibili (provocano rigetto)? Se la "malattia" non fosse quella diagnosticata dal dr. Bureuro? Se la "malattia" avesse (come ha) bisogno di ben altri rimedi (investimenti in risorse strutturali, formative, strumentali, umane, retributive ecc.)? Ecco una persona normale come tante non accecata da fumus ideologico, partito preso, pensiero unico ecc. si porrebbe queste domande. Non chi di tutto non può essere sicuro tranne che della propria sicurezza. [Scritto in collaborazione con Cosimo De Nitto]

 
04/06/2014 - E' insensato valutare se non si controlla (enrico maranzana)

L’asserzione “La valutazione dovrebbe .. dire cosa funziona o non funziona” implica la puntuale definizione del modello di riferimento. Il controllo, inteso come comparazione obiettivi-risultati, costituisce il necessario fondamento di un giudizio. Un principio che lo scritto disattende in quanto non esplora il campo in cui nasce il problema educativo. Il ministro Giannini, che entro fine luglio presenterà “una proposta precisa che riguarda i seguenti punti: autonomia e governance degli istituti, valutazione degli insegnanti e premialità, valutazione dei dirigenti scolastici”, potrebbe aver scelto la via della razionalità. Quattro i nodi che deve sciogliere, in sequenza. Quattro raffinamenti dello stesso problema. Quattro urgenze da affrontare e risolvere, per approssimazioni successive. Al vertice è da porre la governance che risponde all’esigenza di condurre il sistema scolastico verso il fine istituzionale. Definiti i traguardi e le forme organizzative si apre la questione dell’autonomia: quali decisioni sono da assumere per orientare il servizio? Esplicitata la dinamica gestionale, SOLO ALLORA, possono essere concepiti i mandati da conferire a dirigenti e a docenti, strumenti essenziali per valutarne le prestazioni.