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SCUOLA/ La storia del '900 non se ne fa nulla della finta autonomia…

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Murale con il bacio (1979) tra Breznev e Honecker (Infophoto)  Murale con il bacio (1979) tra Breznev e Honecker (Infophoto)

Caro direttore,
mi spiace, ma la questione della storia i cui programmi non si riesce a completare non significa, da parte dei docenti, "essere fuori dal mondo"; significa che i programmi non si riesce a svolgerli, come che un insegnante di lettere si fermi a Montale non significa che sia fuori dal mondo, significa che il programma si ferma a Montale. 

Troppo facile fare di ogni erba un fascio, mettere tutto insieme indistintamente. Facciamo ordine e chiariamo ciò che c'è in gioco e che con la riforma Gelmini diventerà ancora peggio. 

Primo. Non è in questione se gli insegnanti siano o non siano fuori dal mondo, questo non si valuta sui programmi svolti per intero o per metà. Anche perché un insegnante potrebbe spiegare la caduta del muro di Berlino o il rapimento Moro ed essere ugualmente fuori dal mondo, questo bisogna dirlo, altrimenti si corre pericolosamente sul filo dell'ideologia. È scorretto usare la confessione di un programma non svolto per accusarmi di essere fuori dal mondo. È scorretto perché non è questo a tema. Se vogliamo metterlo a tema facciamolo, ma ponendolo con chiarezza e in modo diretto, non così, introducendosi in modo pretestuoso sulla questione dei programmi. 

Secondo. Io non ho concluso il programma e lo riconfesso, ma perché ho insegnato veramente storia, ho svolto i contenuti in modo ampio e approfondito e sfidando gli studenti a valutare criticamente quello che imparavano. Qui sta la questione seria, che avendo fatto storia non ho svolto il programma! Vogliamo affrontare questo punto, che è il problema serio dell'insegnamento della storia? Ogni altra considerazione è ideologica, è fatta per evitare la questione che invece urge quanto mai, perché si deve arrivare ad un giusto equilibrio tra metodologia della storia e svolgimento del programma. 

Terzo. Le strade per affrontare il problema sono due: 1. o una riforma strutturale dei programmi, ma completa e realmente strutturale; 2. o una vera autonomia, dove oggetto del lavoro non sia svolgere un programma ma educare delle competenze. In questo modo si svolgerà più efficacemente il programma! 

Io sono per questa seconda soluzione, perché è solo l'autonomia che può ridare alla storia il suo valore di educazione a vivere le dimensioni del mondo.  

La mia confessione è un grido per uscire dalle strettoie dei programmi, questo è il senso, non un'autoflagellazione. La questione seria è che così i programmi di storia non funzionano; dateci l'autonomia e li riformuleremo a partire dalle competenze. 



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COMMENTI
05/06/2014 - Gianni, sursum cor! (GIOVANNI COMINELLI)

Ho insegnato dal 1967 fino al 1985. Come insegnavo il '900? Intanto finivo regolarmente il programma degli anni precedenti. E poi invece di fermarmi per mesi su un pezzo di programma dell'ultimo anno (quasi fossi all'università!), distribuivo i contenuti su un arco di tempo che mi portava fino all'anno, in cui stavo insegnando. 6 Giugno 1968: ho spiegato il kennedismo, in occasione dell'assassinio di R. Kennedy). Poiché il programma è stolidamente enciclopedico, il docente si deve prendere la responsabilità e la libertà di scegliere ciò che lui ritiene più importante per i ragazzi. Se tu non ci sei arrivato, vuol dire che hai ritenuto, nella tua libertà, che fosse più importante altro. Io ritengo che questo sia un errore grave. E, a quanto pare, lo ritieni anche tu, sennò non avresti chiesto perdono pubblicamente! Perché, i tuoi ragazzi non conoscono le cause profonde della crisi della repubblica, non capiscono nulla di riforme istituzionali ecc... ecc... Cosa c'entra tutto ciò con la pretesa che mi attribuisci di voler insegnarti a insegnare? O peggio di irridere? Ed è un alibi anche il fatto che il sistema è sfasato rispetto alle domande effettive dei ragazzi. Lo era già a miei tempi. Occorre solo fare due cose: assumersi responsabilità/libertà personali e fare battaglia nel Collegio dei docenti. Il vantaggio che hai tu rispetto ai miei tempi è che le leggi scolastiche oggi stanno dalla parte degli insegnanti che vogliono cambiare il vecchio tran tran...

 
04/06/2014 - MI DA' MOLTO DOLORE (Gianni MEREGHETTI)

Mi dà molto dolore che tu non voglia capire, non che non capisca, ma che tu non voglia capire che non funziona come scrivi tu. E' evidente che tu è da tanto che non insegni e parli di come si dovrebbe. La realtà è un'altra, ma tu non vuoi cercare di capire da chi la vive come è, e questo mi dà tanto, tanto dolore, perché è come dover cedere a chi la sa lunga su come stanno le cose. Invece le cose stanno in modo diverso da come tu vorresti forzarle, stanno come siamo portati a farle essere da un sistema che non è per nulla autonomo, anzi è più diretto di prima. C'è bisogno di libertà e di una riforma strutturale, ma finché ci sarà chi vorrà insegnarci ad insegnare sarà molto difficile che le cose cambino. E comunque mi dà molto dolore essere irriso mentre vivo drammaticamente l'impegno di un lungo lavoro, forse il rispetto per quello che si tenta di fare e a fatica è il primo passo per cambiare. E ciò che vi è da cambiare non siamo noi insegnanti, che lungi dall'essere fuori dal mondo stiamo tentando di insegnare la materia più difficile e quando ne troviamo la strada allora ci fermiamo ad approfondirne il solco. Perché qui si vede l'efficacia dell'insegnamento di storia, non quando si fa tutto lo scibile umano, ma quando apre una ricerca, la libera, la lancia. Mi dà molto dolore che tu non voglia capire il dramma e il fascino di questo appassionante lavoro. Insegnare storia non è un collage di teorie didattiche, è una sfida alla memoria, e questo si può fare! SI FA!

 
04/06/2014 - Insegnare bene la storia, che significa? (GIOVANNI COMINELLI)

Ammetterai, caro Gianni, che insegnare la storia ai ragazzi di 18/19 anni senza parlare di tutto il '900 è un grave errore intellettuale, didattico e educativo. Se accada perché l'insegnante ha preferito approfondire oltre misura la storia precedente ("proprio perché ho insegnato bene la storia", dici tu) o perché realmente la storia del mondo presente non gli interessa è del tutto irrilevante. "L'esser fuori dal mondo" è rivolto a questa seconda categoria di insegnanti, che, come sai, esistono. Ma che dire di uno che "sta nel mondo" e non fa intravedere l'intero '900? Come minimo, è un po' distratto! Ma ciò che ti ostini a non capire è che i Programmi sono stati superati dalla legislazione e, persino, dalla politica scolastica e dalla burocrazia ministeriale. Perciò il tuo grido di dolore contro i Programmi è decisamente male indirizzato. Destinalo al dirigente e a quei tuoi colleghi che si ostinano a praticare la vecchia, tranquillizzante e deresponsabilizzante routine. Le ragioni me le dirai tu. Io credo che sia dovuto a pigrizia intellettuale, a disinteresse educativo, a solipsismo didattico dei docenti, che mettono al centro l'insegnamento e non l'apprendimento. Anche senza la fatidica e assai poco praticata autonomia didattica, è possibile e necessario riorientare tutti i programmi sulla scia delle competenze-chiave e del profilo in uscita. Al quale appartiene assolutamente il conoscere il presente. Sennò vanno verso la giungla, convinti che sia il giardino delle rose.