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SCUOLA/ "Chi" ha fatto (davvero) gli italiani? 2000 vite per l'educazione

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Dal film "Marcellino pane e vino" di Ladislao Vajda (1955) (Immagine d'archivio)  Dal film "Marcellino pane e vino" di Ladislao Vajda (1955) (Immagine d'archivio)

Diciamo la verità, se ci chiedessero a bruciapelo chi fosse il marchese Massimo Taparelli d'Azeglio avremmo se non altro un attimo di esitazione prima di rispondere. A meno di essere freschi di studi liceali, insegnanti elementari o eruditi appassionati di storia patria, infatti, probabilmente faticheremmo a tratteggiarne la figura, contentandoci di collocarlo all'interno delle vicende risorgimentali. Quasi tutti, invece, ricorderemmo una frase che si è soliti attribuire al nobiluomo piemontese e che ancora oggi ricorre sulle pagine dei giornali per comprendere certi impulsi mai sopiti: fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani. 

Attorno a questa citazione sono stati scritti innumerevoli volumi, tutti volti a indagare le forme in cui fu attuata l'unificazione "spirituale" degli italiani, le vie battute per fare di un popolo – differente per lingua, costumi, abitudini – una nazione.

L'istruzione primaria, in modo particolare, svolse un'opera fondamentale. Recentemente è stato studiato a fondo il ruolo ricoperto dai libri di testo, strumenti essenziali di educazione civile e patriottica, ma anche dai sussidi didattici (si pensi alle tavole parietali di storia, geografia ed educazione civica), dalle riviste magistrali, dalla letteratura per l'infanzia, etc. 

In un simile panorama di studi storici sono tuttavia rimasti esclusi i numerosi protagonisti di questo processo. Insomma, sappiamo "cosa" ha formato gli italiani, ma rimangono molte ombre su "chi" abbia concretamente fatto gli italiani.

Un'opera fresca di stampa, il Dizionario Biografico dell'Educazione, curato da Giorgio Chiosso (Università di Torino) e Roberto Sani (Università di Macerata), si è posta l'obiettivo di colmare questa lacuna. In due voluminosi tomi di grande formato sono state raccolte le schede biografiche di ben 2.346 personalità, a vario titolo operanti nel variegato mondo dell'educazione, vissute tra l'anno 1800 e l'anno 2000. Si tratta di un eccezionale strumento per indagare a fondo l'operato dei tanti apostoli dell'educazione che hanno dedicato la proprio vita a formare cittadini onesti, laboriosi, istruiti. Sono figure spesso note solo in ambito locale, lontane dai centri di elaborazione pedagogica, ma nondimeno animate da un fervore educativo tale da apparire veri missionari della causa. Non a caso, a molti di loro sono state dedicate scuole, vie, piazze, sezioni associazionistiche, etc.

Non mancano, naturalmente, i personaggi più noti, già inseriti a pieno titolo nel pantheon dei padri della patria, almeno di quello pedagogico e scolastico. Tuttavia il valore aggiunto di questa operazione, che ha coinvolto in anni di faticose ricerche presso archivi, uffici anagrafe e registri parrocchiali circa un centinaio di studiosi appartenenti alle principali università italiane, sta proprio nell'aver salvato dall'oblio della memoria molti profili "minori" di estremo interesse.  



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