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UNIVERSITA'/ Test d'ingresso, prendiamo il buono del modello Usa

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Agli occhi di chi scrive questa esigenza di limitare l'accesso appare ragionevole: non tutti sono ugualmente in grado di fare lo stesso percorso universitario, perciò l'università bene fa a dichiarare quanti medici, architetti, ingegneri ecc. riesce a formare adeguatamente e a porre perciò un numero-soglia all'ingresso. Ne va della qualità del percorso formativo che viene poi effettivamente erogato. Il problema è come operare la scrematura.

Su questo tema abbiamo però poche certezze e molti problemi: una certezza è per esempio che in Italia questa selezione viene affidata a uno dei sistemi più contestati, i test, mentre i problemi sono quelli storicamente presentati "ai piani alti" da moltissime organizzazioni studentesche, che accusano i test di essere incostituzionali, manovrati, iniqui ecc. a volte non senza ragioni.

Negli ultimi due anni la problematica è diventata ancora più urgente, come effetto delle decisioni prese dagli ultimi due ministri competenti, Profumo e Carrozza, che prima hanno anticipato le date dei test, poi hanno deciso di eliminare e rimettere la considerazione del peso del voto dell'esame di maturità, per poi eliminarlo definitivamente anticipando il test ad aprile, generando polemiche a non finire a ogni passaggio.

Nelle ultime due settimane abbiamo assistito a un clamoroso intervento dell'attuale ministro Giannini, la quale annuncia in data 21 maggio 2014 che intende "rivisitare il sistema di selezione, prendendo a modello il sistema francese (accesso al primo anno libero e selezione alla fine di esso su base meritocratica)", e che entro la fine di luglio formulerà "la proposta e le nuove regole".

A ben guardare, la vicinanza delle elezioni europee, appuntamento al quale la compagine di Scelta Civica − di cui Stefania Giannini è segretario − si è presentata senza grande appeal, è probabilmente stata la ragione più importante di un intervento di questo tipo da parte del ministro. Tanto è vero che Beatrice Lorenzin, titolare del ministero della Salute, ha subito appoggiato la "mozione Giannini", per cambiare idea nel breve volgere di una settimana, smarcandosene in modo netto non appena si sono ultimate le operazioni elettorali. La strada battuta per un'ipotesi di intervento così forte, dunque, fa pensare già in partenza a evidenti limiti impliciti. 

In ogni caso l'annuncio è di quelli forti, e ha suscitato interesse e commenti da molte parti: i medici, i politici, gli studenti. Nessun ministro dell'università aveva mai pensato di abolire i test rimandando la selezione alla fine del primo anno accademico. Questo annuncio ha generato un grande entusiasmo, soprattutto fra gli studenti più legati alle sigle della rappresentanza studentesca di area democratico-progressista. Bisognerebbe però considerare attentamente quanto detto dal ministro. Il sistema francese infatti non è libero da problemi: gli studenti hanno libertà di scelta, ma poi fanno ben due test − uno a metà anno e uno a fine anno − sulle materie studiate per garantirsi il passaggio al secondo anno. 



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COMMENTI
09/06/2014 - ferite ancora a perte (Giuliana Zanello)

L'articolo offre elementi di riflessione molto interessanti, al termine di un anno scolastico pesantemente segnato dai test ad aprile. In primo luogo, è interessante il riferimento alla selezione per l'ingresso ai collegi universitari, caratterizzata, per quel che ho visto negli anni, da due aspetti: a) non è nevrotizzante per i candidati; b) tiene in considerazione gli studi compiuti nella scuola superiore, cercando di valutare lo spessore della preparazione che il candidato è riuscito a trarne. L'impressione è di una scelta per valorizzare, non di una scrematura solo quantitativa e molto aleatoria. Certo, in questo caso si tratta di piccoli numeri. Tutto comunque sarebbe meglio dell'attuale provvisorietà che limita di fatto la possibilità per le scuole di intervenire sull'orientammento in modo significativo; tutto sarebbe meglio di test per i quali, a torto o a ragione, il risultato è percepito come casuale: non bisogna dimenticare che l'aleatorietà percepita basta da sola ad accrescere il numero di chi 'tenta'.