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UNIVERSITA'/ Test d'ingresso, prendiamo il buono del modello Usa

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Quante proteste potrebbero nascere in Italia? Inoltre quello che gli osservatori denunciano è che il primo anno in Francia si dimostra di livello più basso, per effetto del numero molto alto di studenti, ovvia conseguenza dell'apertura a chiunque del percorso formativo. Chiediamoci cosa accadrebbe nelle facoltà mediche in Italia se si aprissero le porte a tutti i desiderosi di fare una certa facoltà. Prendiamo i numeri degli iscritti al test di medicina nel 2014: più di 70mila. I famigerati test hanno comunque "garantito" che i frequentanti non fossero oltre i 10.551. Quali strutture universitarie potrebbero accogliere un numero di studenti pari a quello di tutti gli iscritti ai test? Che tipo di offerta didattica sarebbe loro proposta? Il sistema della formazione medica certamente imploderebbe, a detrimento innanzitutto degli studenti. 

E dunque? Si può prendere sul serio la proposta del ministro, che ha comunque il merito di offrire una prospettiva differente da quella angusta dei test? Cosa si può fare?

Agli occhi di chi scrive il problema andrebbe impostato e affrontato in modo differente: bisognerebbe chiedersi cosa significa selezionare, e forse bisognerebbe avere l'umiltà di "andare a scuola" da chi della cultura della valutazione e della selezione ha fatto bandiera, con risultati apprezzati in tutto il mondo pur dentro inevitabili storture e problemi: gli Stati Uniti.

Come detto all'inizio, l'accesso all'università per gli americani è un vero scoglio. Il primo scoglio è finanziario, il secondo è il percorso di selezione. Tralasciando la questione finanziaria, che pone gli Usa su un piano radicalmente differente dal sistema italiano, con rette che in alcuni casi possono superare i 50mila dollari annui, è interessante capire come viene condotta la valutazione in vista della selezione dagli atenei americani. La prima questione da sottolineare è che si tratta di un processo e non di una specie di "lotteria", come accade con i test universitari italiani. Va inoltre notato come questo processo sia preparato già nelle high schools: esistono consulenti specializzati nell'orientamento che seguono gli studenti durante la scuola per arrivare a una decisione sufficientemente matura all'atto della scelta universitaria. Durante l'ultimo anno di liceo lo studente "applica" (cioè manda domanda di ammissione) presso una serie di università (in media non meno di 4) e inizia il suo processo di selezione. Nei due anni precedenti lo studente si è di solito già sottoposto ai test di valutazione. I test si tengono più volte durante l'anno, generalmente non sono legati a una particolare facoltà e sono di due tipi: l'SAT (dalle sigle "Scholastic Aptitude Test" e "Scholastic Assessment Test") e l'ACT ("American College Testing"). Il primo è in uso dal 1901 e viene erogato dalla società per azioni College Board, mentre il secondo venne alla luce per la prima volta nel 1959 ed è ora erogato dalla società Act Inc



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COMMENTI
09/06/2014 - ferite ancora a perte (Giuliana Zanello)

L'articolo offre elementi di riflessione molto interessanti, al termine di un anno scolastico pesantemente segnato dai test ad aprile. In primo luogo, è interessante il riferimento alla selezione per l'ingresso ai collegi universitari, caratterizzata, per quel che ho visto negli anni, da due aspetti: a) non è nevrotizzante per i candidati; b) tiene in considerazione gli studi compiuti nella scuola superiore, cercando di valutare lo spessore della preparazione che il candidato è riuscito a trarne. L'impressione è di una scelta per valorizzare, non di una scrematura solo quantitativa e molto aleatoria. Certo, in questo caso si tratta di piccoli numeri. Tutto comunque sarebbe meglio dell'attuale provvisorietà che limita di fatto la possibilità per le scuole di intervenire sull'orientammento in modo significativo; tutto sarebbe meglio di test per i quali, a torto o a ragione, il risultato è percepito come casuale: non bisogna dimenticare che l'aleatorietà percepita basta da sola ad accrescere il numero di chi 'tenta'.