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UNIVERSITA'/ Test d'ingresso, prendiamo il buono del modello Usa

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È per questo che la soluzione proposta appare scivolare verso una procrastinazione del momento della scelta, con detrimento del primo anno dei corsi di Medicina e di altre facoltà, più che arrivare a un approdo positivo dell'annosa questione della selezione. 

Siamo consapevoli che non esistono ricette facili a questo problema, ma sicuramente l'adeguatezza del giudizio si potrebbe perseguire insistendo su due aspetti: orientamento/accompagnamento prima della scelta e processo di valutazione (e non prova "one shot"). 

Forse il ministro Giannini poteva ricordarsene prima di rispondere a qualche chat su Facebook, un metodo immaginifico e "giovane" ma sicuramente inadeguato per proporre cambiamenti così importanti per l'istituzione universitaria. Aprire un confronto e un dialogo con quei soggetti che in ambito universitario hanno a che fare quotidianamente con l'orientamento, la valutazione e la selezione degli studenti universitari, come la rete dei Collegi di Merito (di cui il network Camplus è parte, insieme a molte altre realtà), potrebbe portare a una proposta più meditata e probabilmente più efficace. 

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COMMENTI
09/06/2014 - ferite ancora a perte (Giuliana Zanello)

L'articolo offre elementi di riflessione molto interessanti, al termine di un anno scolastico pesantemente segnato dai test ad aprile. In primo luogo, è interessante il riferimento alla selezione per l'ingresso ai collegi universitari, caratterizzata, per quel che ho visto negli anni, da due aspetti: a) non è nevrotizzante per i candidati; b) tiene in considerazione gli studi compiuti nella scuola superiore, cercando di valutare lo spessore della preparazione che il candidato è riuscito a trarne. L'impressione è di una scelta per valorizzare, non di una scrematura solo quantitativa e molto aleatoria. Certo, in questo caso si tratta di piccoli numeri. Tutto comunque sarebbe meglio dell'attuale provvisorietà che limita di fatto la possibilità per le scuole di intervenire sull'orientammento in modo significativo; tutto sarebbe meglio di test per i quali, a torto o a ragione, il risultato è percepito come casuale: non bisogna dimenticare che l'aleatorietà percepita basta da sola ad accrescere il numero di chi 'tenta'.