BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ I quattro pilastri che aspettano le riforme di Renzi

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Tutti in piazza (Infophoto)  Tutti in piazza (Infophoto)

L'autonomia radicale farebbe cadere la differenza tra scuole pubbliche statali e scuole pubbliche paritarie. Stabilito il principio che ad ogni ragazzo spettano i 7.500 euro annui, le famiglie hanno il diritto di spenderli presso la scuola, i cui standard di offerta siano garantiti dall'authority nazionale del curriculum e della valutazione, che ritengono insindacabilmente più adeguata. 

Mentre su altre questioni il governo Renzi si muove con decisione e fuori da ogni logica di concertazione e potere di veto dei sindacati, sulla scuola le sue idee appaiono ancora molto tradizionali. La questione nazionale della scuola non è riducibile solo a quella degli insegnanti. L'essenza sta altrove: di cosa hanno bisogno sul piano intellettuale e educativo i nostri ragazzi? Di qui occorre partire per ridisegnare il vestito attorno a ciascuno di loro e pertanto nuovi insegnanti e nuove istituzioni. La dispersione è un fenomeno gravissimo; ma le sue origini non stanno nella povertà economico-sociale-culturale dei territori che circondano le scuole; sta nelle scuole stesse e nell'intero sistema, che nel corso degli ultimi quindici anni hanno tolto di torno due milioni e cinquecentomila alunni. Li hanno espulsi, a causa della noia, del disinteresse, del rifiuto che la nostra organizzazione tayloristica della didattica suscita nei ragazzi. Essa spezza la loro curiosità, la loro volontà di ricerca, il loro cammino verso il mondo. Non siamo più in grado di "passare" la nostra civiltà, la lingua, la storia, la cultura. 

Per chi versa lacrime sulla dispersione, ma si rifiuta ostinatamente di cambiare il sistema, si può solo organizzare il tour dei sepolcri imbiancati. Perché la dispersione è l'effetto finale di inadempienze, di resistenze conservatrici, di pigrizie intellettuali, di corporativismi. Un esempio ne è la politica dell'uniformità salariale voluta dai sindacati: vi pago in tanti, vi pago poco, non valuto ciò che fate. Fate finta di lavorare, io faccio finta di pagarvi: questa la filosofia. Ingiusta, perché ci sono moltissimi insegnanti che, invece, non fanno finta di lavorare. Lo Stato fa finta sempre. Questo il patto scellerato, siglato tra politica, amministrazione, sindacati sulle pelle di milioni di ragazzi e di famiglie e di decine di migliaia di insegnanti capaci e motivati. È certo intollerabile che un commesso della Camera abbia uno stipendio più alto di un dirigente e di un insegnante, così come, in generale, è uno scandalo intollerabile la giungla retributiva da terzo mondo che interessa tutta l'amministrazione pubblica, a partire dagli alti magistrati e dagli alti funzionari delle tecnostrutture pubbliche e dei ministeri. Così come, per parlare solo della scuola, è stupido pagare un insegnante elementare meno di uno delle medie o delle superiori. La rivendicazione di uno standard europeo degli stipendi degli insegnanti è sacrosanta. Con un'avvertenza, che i comportamenti e le performances debbono essere europei. Nel pacchetto ci devono stare valutazione, carriere, selezione rigorosa fin dagli anni dell'università, fatta dalle scuole e non dalle università. Di riforme all'italiana ne abbiamo avuto abbastanza.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.