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SCUOLA/ I quattro pilastri che aspettano le riforme di Renzi

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Tutti in piazza (Infophoto)  Tutti in piazza (Infophoto)

L'intervista di Roberto Reggi a ilsussidiario.net fornisce qualche anticipo sulla linea che il governo intende seguire sulle questioni della scuola, dopo gli annunci di attenzione rilasciati ripetutamente da Renzi. Tutti sanno che quando Blair si presentò per la prima volta come candidato al governo, il suo programma fu: istruzione, istruzione, istruzione. Qualcosa del genere ha provato a dire anche Renzi. Da questo punto di vista, tuttavia, l'intervista di Reggi resta reticente su alcuni punti decisivi. Sarà forse perché il ministro in carica ha messo in piedi l'ennesimo cantiere sulla scuola, come hanno fatto o dichiarato di voler fare quasi tutti i ministri che l'hanno preceduta. Il rischio di questi "cantieri" o "consulte" o "stati generali" o "consultazioni on line" è che fungano da tavoli di concertazione sindacali e partitici e da alibi per non andare fino in fondo nello scontro inevitabile con l'amministrazione e con i sindacati e sindacatini del personale, che in questi anni hanno aumentato il proprio potere cogestivo e di interdizione, a fronte delle debolezze di visione della politica.

Sono quattro i piloni portanti del sistema di istruzione nazionale, che si stanno sfaldando e che debbono perciò essere ricostruiti, soprattutto da chi non voglia fare solo della propaganda velleitaria sulle riforme:

1. Quale e quanto "sapere di civiltà" l'attuale generazione adulta decide di "passare" alle generazioni più giovani. L'elaborazione intellettuale al riguardo si è condensata attorno alle quattro aree, già definite sul finire della gestione Fioroni, sulla scorta delle otto competenze-chiave europee. Esse sono: lingua/lingue; matematica; scienze; storia della/delle civiltà (economica, politica, sociale, letteraria, filosofica, religiosa, artistica, eccetera);

2. Gli ordinamenti/curriculum: quanti anni a scuola (fino a 18 anni o a 19?), quale partizione (5+3+5? 7+5? 5+3+4?), quali indirizzi (licei, tecnici, professionali? Oppure dei piani di studio personalizzati, costruiti secondo il criterio esterno e vincolante delle competenze-chiave e quello interno delle preferenze/tendenze/vocazioni?); lezioni parcellizzate o dipartimenti; 

3. Le politiche del personale docente, dirigente e tecnico-amministrativo: formazioni iniziale, reclutamento, carriere, valutazione, eccetera;

4. Gli assetti istituzionali del sistema: autonomia didattica, organizzativa, finanziaria (quanta?), riduzione ai minimi del ministero, authority del curriculum e della valutazione, paritarie… 

Se queste sono le forche caudine, sotto cui i decisori politici e sindacali devono passare, e se i pilastri non si possono ricostruire in sequenza, ma solo in contemporaneità (si tratta infatti di un sistema!), allora si può solo constatare che la politica del governo Renzi non si è ancora misurata efficacemente con le questioni, neppure a livello di visione e di programmi enunciati. Certo, i tetti delle scuole sono importantissimi. Ma non è una buona ragione per incominciare, ancora una volta, dal… tetto! Le fondamenta sono altra cosa.



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