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SCUOLA/ Bocci: insegnare storia, un'avventura che sfida il "mondo piccolo"

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Adolf Hitler (Immagine d'archivio)  Adolf Hitler (Immagine d'archivio)

È con un certo imbarazzo che prendo la parola nel dibattito sull'insegnamento della storia contemporanea ospitato da ilsussidiario.net, imbarazzo perché non ho mai insegnato nella scuola media superiore (il mio termine di paragone sono gli studenti universitari) e perché mal sopporto chi pontifica dall'esterno sui malanni della scuola italiana e sulle presunte "colpe" dei docenti. Quel che posso dire è frutto della mia esperienza di docente universitario, che per fortuna può ancora scegliere a quale argomento dedicare le proprie lezioni. 

C'è il rischio che chi lavora in prima linea, a contatto con le gioie e i dolori di un rapporto educativo che si svolge nella quotidianità delle aule scolastiche, non trovi nelle mie parole elementi di effettiva utilità. Nonostante ciò, provo ad aggiungere qualche elemento di riflessione, e lo faccio perché il taglio degli interventi di chi mi ha preceduto ha fatto riaffiorare una preoccupazione di cui cerco di tener conto tutte le volte che salgo in cattedra. 

I miei interlocutori sono generalmente studenti che sanno pochissimo di qualunque storia, compresa la contemporanea, e che spesso sono affetti da un'allarmante mancanza di senso del tempo, essendo abituati – credo più da internet che dai loro professori del liceo – ad appiattire il passato sul presente, un presente che si svolge in uno spazio in apparenza illimitato ma che, in realtà, è racchiuso nei limiti angusti di un punto di osservazione che non riesce ad avere un rapporto equilibrato con la dimensione della temporalità. Proprio per questo credo che ridurre la conoscenza storica a strumento per interpretare l'attualità non possa che approfondire questo squilibrio, il cui esito, paradossale, non è certo l'incremento della consapevolezza del presente. 

È vero, tutta la storia è storia contemporanea, come hanno ricordato alcuni e come io stessa sono pronta a sottoscrivere. Questo però non significa che c'è una storia da privilegiare, quella contemporanea, sempre più contemporanea, e un'altra da mettere in secondo piano, perché non collegabile all'attualità e non comprensibile come un insieme di dati e di esperienze da utilizzare in funzione del presente. Credo (e sempre più fermamente, insegnando storia contemporanea a studenti generalmente attratti da ciò che è più vicino ma di cui non sanno vedere la complessità) che tutta la storia abbia a che fare con il nesso presente-passato, nesso ben più profondo di una storia ridotta a una sorta di "supermercato" delle cose utilizzabili a fini troppo attuali. 

Agli studenti che arrivano all'università mancano le conoscenze necessarie a ricostruire qualsivoglia percorso storico; ma manca soprattutto il senso della durata e della complessità della storia umana. A volte se ne rammaricano, a volte raccontano che qualche professore ha cercato di attirare la loro attenzione su argomenti apparentemente più rispondenti alla sensibilità del momento – per fare solo un esempio: la storia delle donne – ma che poi non si è curato di collocarli nel contesto storico, con il risultato che quel pezzo di storia non è servito a capire presente e passato e che persino l'oggetto indagato è rimasto qualcosa di astratto e incomprensibile, perché la metodologia didattica prescelta ha spezzettato epoche e argomenti e perché il contenuto della memoria non è stato rielaborato criticamente.



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COMMENTI
10/07/2014 - Grazie (Gianni MEREGHETTI)

Grazie dei giudizi e dei suggerimenti, giusto non appiattire il passato sul presente, giusto non usare strumentalmente la storia, questo sfida ancor di più a considerare la storia per tutto quel che è, e pone la questione radicale, quella del punto di approccio alla storia, di riuscire a catturarne la specificità e la forza educativa. E' riproposta in modo preciso la questione ideale dello studio della storia, la sua metodologia che è vera solo se non ingabbia, se libera le energie vive che ogni epoca contiene. Questo è il problema serio dell'insegnamento della storia, non che sia esauriente, che arrivi a tutto, ma che insegni un metodo dii approccio a ciò che accade dentro lo scorrere del tempo.