BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Educazione economica, l’"ombra" di Croce sugli studenti italiani

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Perché l'Italia è ultima? Questa è la domanda che sorge spontanea osservando i risultati dell'Indagine 2012 dell'Ocse sulle competenze finanziarie dei quindicenni, resi noti il 9 luglio all'Ocse di Parigi e al Global Financial Literacy Excellence Center di Washington, centro diretto dalla professoressa italiana Annamaria Lusardi, Chair della Commissione di esperti dell'Ocse sulla financial literacy. 

L'indagine ha sottoposto per la prima volta a 29mila studenti rappresentativi di 9 milioni di quindicenni di 18 paesi prove finalizzate ad indagare competenze (e quindi non nozioni) relative a contenuti, contesti e processi nel campo finanziario. Competenze ritenute significative a fronte della complessità delle innovazioni finanziarie e dell'esposizione precoce dei giovani a fatti economici. L'indagine ad esempio racconta che ben il 44% dei circa 7mila quindicenni italiani considerati è titolare di un conto corrente o di una carta prepagata e che il 49% di loro ha iniziato a guadagnare con qualche lavoretto in famiglie o aziende.  

Banca d'Italia ha organizzato a Roma con Ocse e Invalsi un'analoga presentazione focalizzata sui risultati dei giovani italiani, seguita con molta curiosità da molti enti finanziari italiani da tempo attivi con significativi progetti di educazione finanziaria. La curiosità non è andata delusa, lo sconcerto è stato forte. L'Italia con il punteggio medio di 466 risulta ultima tra i 13 paesi Ocse partecipanti (nell'ordine di punteggio: Comunità fiamminga del Belgio, Estonia, Australia, Nuova Zelanda, Repubblica Ceca, Polonia, Stati Uniti, Francia, Slovenia, Spagna, Israele, Repubblica Slovacca). Altri 5 paesi partner Ocse, e cioè Shangai-Cina (che ha ottenuto ben 603 a fronte di quello medio Ocse di 500), Lettonia, Federazione Russa, Croazia hanno ottenuto punteggi superiori a quelli italiani. Solo la Colombia con il punteggio di 379 ha avuto una performance inferiore a quella italiana. 

A parziale difesa delle competenze dei giovani italiani resta solo il fatto che Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino, Alto Adige e Lombardia hanno riportato punteggi vicini alla media Ocse, dato più che compensato in negativo dai cattivi risultati di Sud e Isole. Solo il 2,1% degli italiani ha raggiunto il livello più alto della scala Pisa, mentre ben il 21,7%, oltre 1 studente su 5, non è riuscito a raggiungere il livello 2 indicativo di competenze sufficienti. E infine un dato su cui riflettere: in Italia i punteggi sulle competenze finanziarie sono risultati peggiori di ben 14 punti rispetto a quelli che si potevano attendere in base alle competenze di matematica e lettura emerse nelle altre Indagini 2012 Pisa. 

Quali analisi condurre sui dati? A quali iniziative non velleitarie pensare? Sarà questa l'ennesima occasione di geremiadi e di lacrime nel mondo della scuola? L'analisi è bene che parta da un altro approccio, senza con ciò sottrarre il mondo dell'istruzione e dell'educazione dalle sue responsabilità. In Italia la cultura economica e finanziaria non è considerata cultura, qui conta il lascito di Benedetto Croce, e quindi neppure competenza. Il causidico e l'amministrativo predominano nella prassi delle relazioni sociali e di lavoro. Le scelte economico-finanziarie delle persone e delle famiglie sono di norma delegate agli specialisti (bancari, assicurativi, del lavoro, commercialisti, tributaristi, etc.). 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
14/07/2014 - Senza bisogno di scomodare Croce... (Franco Labella)

Il collega Enrico Castrovilli è lontano da un po' di anni dalla scuola in quanto è in pensione. Sarà per questo che gli è sfuggito di raccontare ai lettori che la decisione di accettare per OCSE-Pisa la valutazione delle competenze finanziarie è avvenuta giusto dopo una sciocchezzuola ordinamentale decisa dalla Gelmini. Qual è la sciocchezzuola? La eliminazione dello studio delle materie giuridico-economiche nei Licei, Tecnici e Professionali. Quindi non c'è bisogno di scomodare Croce... e manco di organizzare megaconvegni o seminari nei quali provare a far comprendere il peso del Liceo Economico-sociale… Bisognava ricordarsene prima e darsi da fare ora. Ma magari le esigenze sono diverse… Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia