BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Lezione di religione, il bivio tra "gnosi" e "incontro"

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Nello scritto dell'Università di Göttingen sulla nostra scuola, pur riconoscendo tutto ciò che di positivo viene fatto, si sottolinea che siamo una scuola più attenta all'educazione (Erziehung) che alla formazione (Bildung). Alla base di questo fatto Schröder mette l'educazione che molti genitori e anche molti insegnanti della nostra scuola hanno ricevuto nell'ex DDR. Interessante per me, come responsabile del profilo cristiano della nostra scuola (fondata da un pastore evangelico-luterano, Arnold Dannenmann), è che anche il mio "fondamento programmatico romano-cattolico" venga citato tra le cause del nostro essere più "educativi" che "formativi". È singolare, a questo proposito, che il titolo di uno dei miei testi di riferimento sia Wagnis der Erziehung (Luigi Giussani, Il rischio educativo) e non "Wagnis der Bildung"; ovviamente in questo rilievo non si tiene conto che il rischio educativo è realmente interessato non solo ad una comunicazione autorevole, ma anche e in primo luogo alla "generazione dell'io", che non deve solo accettare ma verificare la proposta educativa.

Per quanto riguarda il profilo cristiano della nostra scuola, Schröder ha notato un livello molto alto dell'insegnamento religioso, come non sempre si trova nelle scuole tedesche. In esse la preparazione religiosa è così di frequente superficiale, che Schröder ha ammeso di essere spesso portato a ritenere che un'abolizione dell'insegnamento della religione nelle scuole potrebbe essere un modo per far rinascere nella società un desiderio di autentica e profonda educazione religiosa. Questo pensiero così provocatorio mi sembra molto interessante, sebbene per quanto riguarda la realtà dei nuovi Länder della Germania quarant'anni di DDR e quasi un quarto secolo di realtà tedesca riunificata, ma non per questo meno "materialista", potrebbero portare anche ad una totale dimenticanza della cultura religiosa, come ha ammesso lo stesso professore di Göttingen.

Fatto è che una profonda educazione religiosa non è possibile in forza di un sapere superficiale e neppure se l'insegnamento viene solamente arricchito da forme performative (cfr. elementi teatrali, eccetera), che senz'altro possono movimentare l'insegnamento di religione, ma che se ridotte ad una pura tecnica didattica, non possono superare quella "distanza" (Schröder) che ogni comunicazione religiosa, che non diventa vita, porta con sé. Schröder diceva tra l'altro che nel dialogo con i musulmani in Germania toccherebbe ai cristiani superare quell'atteggiamento di "distanza" nelle cose religiose che non permette alla fede di diventare quello che è: un'introduzione alla realtà. 

Dovevo pensare, ascoltandolo su questo punto – quasi per sottolineare che la differenza a livello programmatico teorico tra "Erziehung" e "Bildung" non impedisce una percezione operativa comune − sia al Rischio educativo di Luigi Giussani sia all'analisi che ha fatto papa Francesco nella Evangelii Gaudium, quando parla del pericolo della gnosi e del neopelagianesimo, e che Massimo Borghesi vede con ragione come un elemento comune a don Giussani e al papa.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >