BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Lezione di religione, il bivio tra "gnosi" e "incontro"

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

La mondanità spirituale, scrive papa Francesco, "può alimentarsi specialmente in due modi profondamente connessi tra loro: uno è il fascino dello gnosticismo, una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell'immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti; l'altro è il neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico di coloro che in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono in modo irremovibile fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato. È una presunta sicurezza dottrinale o disciplinare che dà luogo ad un elitarismo narcisista e autoritario, dove invece di evangelizzare si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l'accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare. In entrambi i casi, né Gesù Cristo né gli altri interessano veramente. Sono manifestazioni di un immanentismo antropocentrico. Non è possibile immaginare che da queste forme riduttive di cristianesimo possa scaturire un autentico dinamismo evangelizzatore" (Papa Francesco, EG, 94).

L'insegnamento della religione (che è anche una forma, sebbene scolastica, di evangelizzazione), ridotto ad una "serie di ragionamenti", che per la loro natura non possono che rimanere a "distanza" dall'unico vero "oggetto" di questo insegnamento, che è Dio o l'uomo al cospetto di Dio, mischiato con un sapere superficiale della propria o dell'altrui religione, corre il rischio di diventare una forma di gnosi superficiale, che nel confronto con altre persone che vivono "direttamente" la propria fede o la mancanza di fede, non ha niente da dire né al cuore né all'intelligenza dell'uomo in ricerca. Il conforto e la luce ricevuta non sono altro che fenomeni superficiali e soggettivi, di un "soggettivismo" che lascia nella miseria della propria "ragione o dei suoi sentimenti". 

Il pericolo invece del "neopelagianesimo" nella scuola viene vissuto da un'educazione ridotta a tecnica educativa, che ci renderebbe insegnanti migliori degli altri. Se la "presunta sicurezza dottrinale o disciplinare" riguarda più "una forma nuova, di destra, tipica di certo tradizionalismo cattolico" (come ha sottolineato Massimo Borghesi), "l'elitarismo narcisista ed autoritario" (cosa che non ha nulla a che fare con un'autentica autorità, che lascia ed aiuta l'altro ha diventare realmente soggetto) è certamente una tentazione di noi tutti insegnanti, quando non percepiamo più la scuola come un "dono", ma come una nostra "attività prometeica" in cui non ci intessano "nè Gesù Cristo né gli altri" (scolari, colleghi e genitori).

Ma senza Gesù Cristo come sguardo ultimo di simpatia per gli altri quale speranza abbiamo in noi, come insegnanti o genitori, che ci aiuti a vivere e aiuti a vivere i ragazzi che ci sono affidati? E per questa meta, secondo me, non è tanto necessaria una presenza "religiosa" esplicita e coordinata in una scuola, ma una "presenza" umana che sa di sé e degli altri, consapevole che solo l'avvenimento cristiano, come sguardo di assoluta simpatia per il destino dell'uomo, può generare l'io dell'uomo, degli scolari, degli insegnanti e dei genitori, attori comune di una comune risposta "educativa" all'emergenza educativa percepita da tutti. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.