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SCUOLA/ Maturità, chi sono le vere vittime del "rito"?

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Certo, come consuntivo, l'esame nella sua veste attuale è molto ambizioso: almeno sei materie rappresentate negli scritti, otto o nove nel colloquio orale. Sì, ma che cosa chiedeva di fare la legge, nella sua prima formulazione, nel colloquio e anche nella terza prova? Non certo di procedere ad un accertamento minutamente disciplinare, ma di valutare la capacità dello studente di servirsi delle nozioni acquisite nei vari ambiti  nel corso di una prova o di un dialogo culturale che richiedessero di orientarsi, di esprimersi correttamente, di collegare… Né poteva essere diversamente: chi degli adulti ( e soprattutto degli esaminatori) potrebbe assicurare in coscienza di essere in grado di sostenere un accertamento di conoscenze minuzioso su nove materie, le più disparate, nello stesso momento? 

A nessuno, comunque, è stato chiesto di farlo. E dal canto suo il legislatore, se avesse voluto un accertamento preciso delle conoscenze disciplinari, avrebbe dovuto almeno prevedere momenti diversi per le diverse aree. Ma, come si è detto, non era questa l'intenzione. Si trattava di un'intenzione realistica? Forse no. I colloqui dei primi anni del nuovo esame di Stato parevano un penoso navigare a vista in un mare di genericità, all'insegna dell'improvvisazione, dell'analogia, dell'andare a orecchio. Si rimaneva con l'impressione che quel colloquio alla fine premiasse solo i parolai. È dunque del tutto comprensibile che, di aggiustamento in aggiustamento, di circolare in circolare, si sia arrivati ad oggi, e cioè a otto o nove interrogazioni in un'ora. E questa, diciamolo, è una follia.

Tanto più che, negli anni, qualcos'altro sembra andato perso delle intenzioni – magari velleitarie, certo, ma non su questo punto − del nuovo esame di Stato: le caratteristiche del programma. Certo, le richieste iniziali erano pedanti e burocratiche, là dove prescrivevano di indicare per ogni argomento le ore di lezione ad esso dedicate. Non vuotamente formali, però, erano le ragioni: si richiedeva di mettere a fuoco, nella stesura del programma d'esame, le linee portanti del lavoro dell'anno, gli argomenti privilegiati, le linee di sviluppo, ciò che era stato centrale e ciò che era entrato di striscio… In breve, se il candidato deve rispondere su nove materie in un solo giorno, il programma d'esame non può essere la fotocopia del registro. 

L'esame concepito dal ministero Berlinguer ha con ogni probabilità bisogno di aggiustamenti, è vero. È vero però anche che negli ultimi anni la scuola ha perso molte occasioni di utile riflessione. Protesi verso magnifiche sorti e progressive, nell'accavallarsi di riforme smontate prima di stringere gli ultimi bulloni, abbiamo dimenticato il senso di ciò che c'è, abbiamo semplicemente smesso di pensarci, scivolando, un po' per rassicurarci (una domanda su ogni materia!) un po' per inerzia, in una serietà al ribasso, in una prassi orribilmente nozionistica, in una somma vagamente mostruosa di richieste disparate.



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